L’oggetto della settimana è l’anfibio (inteso come calzatura)

La società che oggi è proprietaria del marchio vuole sbarcare in Borsa. In pratica l’unico luogo in cui ancora non si erano visti i Dr. Martens…

Di Redazione (a cura)

Pubblichiamo un articolo apparso sabato su Ticino7, allegato a laRegione.

Sono partiti come scarpe ortopediche pensate in Germania dopo il Secondo conflitto mondiale, sono cresciuti come simbolo del proletariato britannico, poi delle sottoculture giovanili – alcune anche violente e xenofobe; leggasi Naziskin, da non confondere con gli Original Skinheads – e stanno per sbarcare in Borsa. Dalle stalle alle stelle, insomma, visto che oggi si vendono nelle boutique a non meno di due centoni. Sono i classici “Dr. Martens 1460”, di loro parliamo. Lo scarponcino da 8 e più buchi – più alti sono più i richiami al feticismo e al militarismo si rafforzano… – che indossano tutti e che sta bene con tutto, sostiene chi di moda se ne intende. Una storia che ricorda i jeans “501” della Levi’s, con cui i Martens fanno un’accoppiata perfetta, si sa. In origine prodotti dall’inglese R. Griggs & Co. di Wollaston sin dalla prima metà del Novecento, oggi il marchio Martens è di proprietà di Permira, società finanziaria specializzata in private equity e fondi speculativi con un capitale totale impegnato di 44 miliardi di euro. Tanta roba. Insomma, chi li acquista sappia dunque che sta facendo ricco un gruppo multinazionale e che i Martens sono (naturalmente) prodotti nell’Asia più lontana e a costi ridicoli. Con buona pace delle culture musicali alternative e anti-sistema (mod, ska, punk, post-punk, metal ecc.), della difesa dei diritti dei lavoratori, della sostenibilità e del rifiuto all’omologazione globale.
Ah, ricordatevi: già dalla fine degli anni Settanta il colore delle stringhe fa la differenza. Per esempio, meglio evitare quelle bianche (leggasi colore della pelle & razza ariana), a meno di non avere simpatie di estrema destra. Fate voi.


© da “Skinhead” di Nick Knight, Omnibus Press, 1982
Uno skinhead e alcuni mod dividono una panchina nella periferia inglese (1967).


© da “Skinhead” di Nick Knight, Omnibus Press, 1982

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