Bindu De Stoppani e le immagini che (s)corrono

Sceneggiatrice, regista e showrunner, cioè chi ‘fa correre’ l’intero processo di produzione di un telefilm. Ma ci sa fare anche con gli “affari di cuore”

Di Natascia Bandecchi

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione

È nel pieno dei suoi quarant’anni (e qualcosa) ed è nata sotto il segno del sagittario, con ascendente capricorno. In poche parole: fuoco che la fa ardere con un pizzico di pragmatismo che la fa stare con i piedi per terra. A proposito di astrologia, è sbarcata su Netflix la serie da lei creata e condiretta ‘Guida astrologica per cuori infranti’. È sposata con Alex e ha due figli. È una persona da piedi nudi sulla spiaggia anziché scarponi in vetta, anche se il suo ultimo film ‘40enni in salita’ si svolge in Val di Blenio. Chi lo vedrà – o l’ha già visto – noterà che la montagna, come tutte le storie che racconta Bindu, è in realtà un simbolo. Non sopporta le persone che vogliono a tutti i costi categorizzare il prossimo con delle etichette. Tra le cose che le fanno paura primeggia la solitudine.

Una delle meravigliose esperienze che può vivere un essere umano è l’incontro con l’altro. Un momento in cui si sceglie di raccontarsi, di affidare a chi ti ascolta un pezzetto di te, nella totale fiducia. Così ha fatto Bindu de Stoppani con me. Il suo sguardo è profondo, mi ricorda gli abissi del mare, non tanto per i colori ma più per la sua intensità. Nel suo nome si trovano tracce significative che riguardano proprio il grande blu. “In realtà Bindu è il mio secondo nome. Il mio primo nome è Prem. Insieme significano ‘goccia d’amore’. Dentro una goccia, pur essendo solo una goccia, si può capire tutto l’oceano”.

Grande intensità

Bindu è nata e cresciuta per i primi anni della sua vita a poco più di 120 chilometri da Mumbai, in India. Ha sempre viaggiato molto. Proprio per questo sentirsi le ali sotto i piedi, una delle sensazioni che le affiorano mentre parla della sua infanzia è l’essersi sentita sempre libera. “Mi sentivo anche wild e, nella mia selvaticità, sentivo di essere una bambina con grande intensità: i miei occhi potevano esprimere un grande pensiero oppure enorme scetticismo. Non permettevo alle persone di entrare nel mio cuore troppo facilmente, però sono sempre stata una bimba molto innocente: volevo vedere il meglio delle persone”.
Oggi Bindu è una donna affermata ma conserva ancora quell’innocenza mischiata a un pizzico di circospezione. “Credo nella positività delle cose, sono entusiasta e grata del percorso professionale che ho avuto. L’intensità l’ho sempre mantenuta perché mi piace non rimanere in superficie ma andare nella ‘pancia delle cose’. Gli attori con cui lavoro sono spesso sorpresi da questo mio fare, perché sono alta un metro e cinquantotto, ho la faccia di una dodicenne con qualche ruga ma, come si sa, l’apparenza inganna: richiedo tanta professionalità, onestà e ricerca interiore da chi lavora con me”.


© Amanda Thomas

Seria ma… à pois

Bindu si è diplomata al Drama Centre London, una tra le più rinomate scuole di recitazione del Regno Unito. “La chiamavano Trauma Centre London perché era un percorso molto traumatico per chi la frequentava, soprattutto per le donne confrontate con più difficoltà rispetto ai colleghi uomini. Ho sempre preso il mio mestiere sul serio e non mi piace chi non rispetta questo lavoro sottovalutandolo”. Le chiedo se significa che si prende troppo sul serio anche nella vita, oppure se ci sono sfumature giocose nel suo essere… “Mi piace molto l’autoironia e non è un caso che abbia scelto l’Inghilterra come Paese in cui vivere. Gli inglesi sono bravissimi a prendersi in giro. Mio marito ha un senso dell’umorismo very british e mi fa schiattare dalle risate. Ho però la tendenza a essere seria, infatti i miei figli mi ricordano spesso di mollare un po’ ma stempero questa attitudine con l’abbigliamento tra camicie a pois, un fiore nei capelli e delle scarpe rosso fuoco con il tacco – le sta indossando ora mentre parliamo – perché mi piace spezzare le aspettative di chi mi incontra”.

Disorientare

Think outside the box è un’espressione idiomatica che invita a pensare fuori dagli schemi e cioè a non conformarsi, cercando sempre di connettersi con un sentire personale per ottenere una propria opinione. “La mia prima agente voleva che io cambiassi nome, voleva fossi più inglese, più definita. Mi sorprese questa richiesta e scelsi l’autenticità del mio essere mantenendo il mio nome. Mi piace disorientare, non sopporto essere messa in una scatola”.
“Il Ticino è il mio paese materno, mia mamma vive ancora qui. Quando ero qui c’erano mia nonna e la mia prozia. Era una casa totalmente al femminile. Mia mamma era single, non ha mai vissuto con mio padre e sono stata allevata da tre meravigliose donne. Il Ticino, dal punto di vista personale è sinonimo di dolcezza e calma. È un posto in cui arrivavo e dove riabbracciavo la mia famiglia e in cui trovavo sicurezza”. Anche dal lato professionale Bindu è molto grata al Ticino che ha sempre creduto in lei, dandole fiducia nel realizzare le sue prime creazioni cinematografiche, sia nei panni di attrice che di regista.


© Lucia Iorio

Angolo

Chi più, chi meno, siamo stati folgorati, e forse pure forgiati da frasi emblematiche, che hanno attraversato la nostra vita. Io – per esempio – ho la mia frase mantra, instillata dal mio babbo, e cioè: volere è potere. Bindu ride con gli occhi mentre parla: “L’unica frase che mi viene in mente è quella che esclama Patrick Swayze in Dirty Dancing: ‘Nessuno può mettere Baby in un angolo’. Vorrei che nessuno sottovalutasse nessun altro. Penso sia importante fare il proprio lavoro (esteso anche alla vita) senza pensare sette passi in avanti, ma vivendo l’adesso”.

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