Casa Azul. Parola chiave: connessione

Ridare senso a spazi da tempo abbandonati e organizzare eventi culturali in località suburbane è possibile… ne è un bell’esempio la casa di Gordola

Di Keri Gonzato

Preparati, respira, stai per entrare in un luogo vivo. Casa Azul, a Gordola, è centro culturale e sede dell’Associazione Verzasca Foto. Nel 2024, la petizione “Salviamo Casa Azul”, con 2’950 firme, ha sollevato il quesito sul futuro di questa casa storica. L’obiettivo di allora e di oggi? “Dimostrare che è possibile ridare senso a spazi della memoria da tempo abbandonati e che anche in località suburbane è possibile organizzare eventi culturali e di intrattenimento a beneficio di un pubblico variegato”. Nel tempo la Casa è diventata un luogo volto a creare connessioni, che sia attraverso le open call mensili, le residenze artistiche o il Caffè tra artisti, si offre uno spazio aperto dove possa accadere qualcosa, senza sapere esattamente cosa…

Mattia Bisi, vicedirettore di Verzasca Foto e coordinatore di Casa Azul, è oggi portavoce di un gruppo aperto e multidisciplinare di persone che animano e organizzano lo spazio culturale e la sua programmazione.

La storia

Casa Azul è sempre stata lì. Per chi è cresciuto a Gordola, è una presenza familiare, una di quelle case davanti alle quali si passa sempre andando a scuola o al lavoro, e che finiscono per fare parte del paesaggio quotidiano. Quando nel 2021 si è aperta la possibilità di utilizzare proprio quella casa, sapevamo di avere a che fare con un qualcosa di importante… Sebbene non conosciamo ancora esattamente tutti i dettagli storici della casa, sappiamo che è stata costruita a cavallo del Novecento da un certo Firanza, che era emigrato in Sudafrica per cercare fortuna. Dopo alcuni anni, ha poi venduto la casa a un Borradori, anch’egli emigrato per cercare di fare fortuna, ma negli Stati Uniti. La casa è stata infine abitata dall’ingegnere Terribilini fino agli anni Novanta. Poi, per circa trent’anni, fino al nostro arrivo nel 2021, non ci ha più vissuto nessuno.


© Casa Azul, Verzasca Foto

Una questione di spazio

All’inizio la casa era ferma nel tempo, piena di oggetti accumulati nel corso degli anni. Il lavoro è stato molto semplice e concreto: svuotare, pulire, sistemare quello che si poteva. Gli spazi hanno trovato la loro funzione attraverso l’uso e l’esperienza. Il pianterreno è diventato il luogo dell’accoglienza, dell’incontro e dello scambio, con ingresso, bar, salone e un piccolo shop. Il primo piano è destinato soprattutto agli atelier e alle residenze, quindi al lavoro, alla permanenza e alla concentrazione. I livelli inferiori ospitano gli spazi espositivi e il deposito, mentre il giardino è lo spazio esterno della casa, una sua estensione diretta. Non è uno spazio progettato a tavolino: è una casa che si è adattata a ciò che accadeva al suo interno.


© Casa Azul, Verzasca Foto

Il nome

Il nome Casa Azul nasce in modo diretto dal colore blu della casa. All’inizio c’era anche un richiamo, più evocativo che progettuale, alla casa di Frida Kahlo a Città del Messico. Il riferimento si inserisce in un immaginario latinoamericano e in una sensibilità condivisa, che hanno ispirato l’idea di aprire spazi nati dal basso e un certo modo di viverli, tra attività, incontri e relazioni. In questo contesto anche la vivacità dei colori presenti nella casa diventa un elemento identitario e atmosferico. Con il tempo, però, il riferimento iniziale ha preso una strada autonoma ed è diventato semplicemente il nome del luogo.


© Casa Azul, Verzasca Foto

Credere e creare, nonostante l’incertezza

Quello che ha segnato davvero il percorso dello spazio culturale è stata l’incertezza. La casa non è di proprietà pubblica, ma privata, e fin dall’inizio il tempo a disposizione è stato limitato. Non ci sono mai stati orizzonti lunghi e spesso si è lavorato sapendo di avere pochi mesi davanti. Anche gli investimenti più importanti sono stati fatti senza garanzie di poter restare. È una condizione fragile, ma è anche quella che ha reso possibile tutto il resto. Se oggi la casa è viva, è perché si è scelto di prendersene cura comunque, senza aspettare condizioni ideali.

Connettere

Casa Azul è nata all’interno di Verzasca Foto e inizialmente doveva essere una casa della fotografia. Nella realtà si è trasformata molto rapidamente in qualcosa di più. Fin dai primi mesi sono arrivate proposte diverse, spesso non legate alla fotografia, ma portate da persone con cui aveva senso entrare in relazione. A quel punto è stato necessario trovare un equilibrio tra apertura e coerenza. Nel tempo si è definita una struttura semplice: alcune attività curate direttamente, altre ospitate, e altre ancora sviluppate in co-creazione. Gran parte della programmazione si costruisce attraverso un sistema di open call, aperto a chi porta idee, progetti e desideri. Non cerchiamo solo opere finite, ma processi da condividere, attività che entrano in relazione con gli spazi, le persone e il contesto, e che in molti casi hanno senso proprio perché nascono qui. Con il tempo è diventato chiaro che il progetto non sia tanto proporre eventi, quanto creare connessioni. Succede spesso che persone o idee vengano messe in relazione e che da lì nascano nuovi progetti, collaborazioni, sviluppi inattesi. È un processo che non è completamente pianificabile, ma che si attiva quando ci sono le condizioni giuste.


© Casa Azul, Verzasca Foto

Il Caffè tra artisti è uno degli esempi più evidenti di questo approccio. È nato come un momento aperto, senza una struttura precisa, ed è cresciuto nel tempo. Oggi spesso è un dialogo tra due persone, più per connettere che per presentare qualcosa di definito. È uno spazio dove può succedere qualcosa, senza sapere esattamente cosa… In questo senso, Casa Azul si muove in modo organico. È fatta dalle persone che la attraversano e dalle possibilità che si aprono di volta in volta. Il lavoro è quello di creare le condizioni perché questo possa accadere.

Il contesto e il pubblico

La Casa esiste all’interno di un contesto molto concreto. Si trova in un quartiere abitato di Gordola, e questo influisce direttamente su quello che accade. Il rapporto con il vicinato è fatto di equilibrio e dialogo: si parla, si adattano le proposte, si trova una misura. Anche questo è parte del progetto.

Il pubblico è eterogeneo. Arrivano soprattutto persone giovani, ma non è mai un pubblico chiuso. Si crea una mescolanza intergenerazionale e anche geografica, grazie alla posizione: la casa è a pochi minuti dalla stazione e ben collegata con Locarno e Milano. Rispetto alle istituzioni, il rapporto è ancora in costruzione. Con il Comune di Gordola esiste un dialogo aperto per cercare una soluzione sul futuro della casa, che oggi resta incerto. Questo è il nodo principale, perché riguarda la possibilità stessa di continuare. Quello che emerge con chiarezza è che uno spazio così risponde a un bisogno reale. A Gordola manca un luogo di incontro informale, una sorta di piazza. Più in generale, in Ticino gli spazi indipendenti sono pochi. Casa Azul funziona anche per questo: perché offre la possibilità di esserci, di partecipare o semplicemente di stare, senza dover per forza assumere un ruolo definito.


© Casa Azul, Verzasca Foto

La famiglia Azul

Casa Azul è sostenuta da un gruppo di persone che cambia nel tempo. Non è una struttura rigida, ma un insieme di presenze che si attivano in modi diversi. C’è però una cosa che ci accomuna tutti: il desiderio di ravvivare il tessuto culturale ticinese, in particolare per quanto riguarda la cultura indipendente, di creare connessioni con le persone e con il territorio e farlo con una grande motivazione. C’è un gruppo più ampio che si ritrova periodicamente per valutare le proposte delle open call. È un gruppo aperto e multidisciplinare, e da lì prendono forma molte delle attività. Accanto a questo, ci sono persone che seguono aspetti specifici come la cucina, il bar, la logistica, la comunicazione.


© Casa Azul, Verzasca Foto

Negli ultimi mesi si sono aggiunti anche volontari e persone in stage che contribuiscono alla gestione quotidiana. Il lavoro è distribuito e spesso non retribuito, o lo è solo simbolicamente. Questo rende il progetto fragile, ma anche molto concreto. Tutto si regge sull’equilibrio tra le energie disponibili e le possibilità che si aprono. La difficoltà principale è proprio questa: capire fin dove spingersi. Le possibilità sono molte, ma le risorse sono limitate. Non tutto ciò che si potrebbe fare va fatto. Lavorare insieme, in questo senso, non è un principio astratto. È una pratica quotidiana fatta di decisioni, adattamenti, responsabilità condivise. È anche ciò che permette al progetto di esistere. Se chi entra percepisce questa apertura – la possibilità di essere pubblico, partecipante o parte attiva – allora il senso del luogo diventa evidente.

L’appuntamento

Sabato 16 maggio, dalle 11.30, si svolgerà a Gordola una giornata dedicata al futuro di Casa Azul per la quale, lo ricordiamo, nel 2024 era stata lanciata una petizione – “Salviamo Casa Azul” – che aveva raccolto 2’950 firme. Per informazioni sulla programmazione di questo spazio, si consultino i siti web della Casa e anche del Verzasca Foto Festival.

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