Lassù, tra le cime. La vita dello stambecco alpino

Appartiene al superordine degli ungulati e domina le valli dalle vette dell’arco alpino dove esibisce, con portamento fiero, le sue maestose corna

Di Chiara Piccaluga

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato settimanale de laRegione

Lo stambecco delle Alpi, in modo particolare il maschio, è caratterizzato da un corpo massiccio e pesante appoggiato su arti relativamente corti. Mammifero della famiglia dei bovidi e del genere Capra ibex, presenta un dimorfismo sessuale – ovvero una differenza di aspetto tra esemplari maschili e femminili – alquanto evidente sia per quanto riguarda la dimensione corporea che per la forma e la grandezza delle imponenti corna. Un maschio adulto può arrivare anche a un peso di 110 chilogrammi, mentre una femmina pesa in media 60 chilogrammi e l’altezza al garrese non supera rispettivamente il metro e gli 80 centimetri.

Età e salute

Le corna sono a forma di scimitarra, sono una caratteristica peculiare e inconfondibile degli stambecchi, presentano, per tutta la durata della vita di un individuo, una crescita annuale ben evidente che permette la determinazione dell’età. Le corna dei maschi hanno degli anelli annuali molto visibili, nella parte frontale del corno troviamo anche dei nodi, 1 o 2 ogni anno, molto evidenti. I nodi annuali si consumano durante la crescita e sono meno vistosi a partire dagli 8 anni. La crescita annua delle corna è di circa 10 cm nei primi 8-10 anni; la loro lunghezza massima raggiunge in media i 90 cm e possono pesare fino a 5 kg. Le corna delle femmine sono invece molto più piccole, i nodi annuali sono poco visibili e la loro lunghezza raggiunge solo i 30 cm. Oltre a determinare l’età dell’individuo, possono fungere anche da indicatori del benessere e dell’ambiente in cui l’animale vive, infatti la lunghezza e le dimensioni delle corna dipendono dalla qualità ambientale, dalle condizioni meteorologiche e dalla disponibilità di cibo presente nell’area in cui l’esemplare vive.


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Il pelo

È fitto di color bruno-giallastro nei mesi estivi, mentre durante l’inverno presenta un mantello più scuro di color bruno-castano; effettua perciò la muta due volte nell’arco dell’anno e più precisamente a luglio e a ottobre. Gli zoccoli sono larghi, elastici e articolati in maniera indipendente, ciò che rende questi animali molto adatti agli spostamenti su pareti e in zone difficili. Particolarmente sviluppati sono la vista e l’odorato. La specie può essere facilmente osservata anche a brevissima distanza, in particolare i maschi adulti, tuttavia nelle regioni dove sono sottoposti all’attività venatoria sono più difficili da avvicinare. Il loro nutrimento è generalmente povero e lo stambecco è in grado di accumulare uno spesso strato di grasso durante la bella stagione in modo da non patire troppo durante il periodo invernale. Dai mesi invernali esce tuttavia smagrito e in primavera si abbassa sovente alla ricerca della nuova vegetazione.

Ecologia e comportamento

Lo stambecco vive prevalentemente nella zona alpina e nivale fra i 1’600 e i 3’200 metri, utilizza quindi durante tutto l’anno le zone ben al di sopra del limite del bosco, dove predilige i versanti ripidi, rocciosi e pendii erbosi rivolti a sud. Dei movimenti verticali si possono osservare specialmente in primavera quando gli animali si abbassano per approfittare della nuova erba o le femmine per mettere al mondo i piccoli in luoghi riparati e con vegetazione più avanzata. La vita sociale vede le femmine e i giovani separati dai maschi durante il periodo primaverile, estivo e autunnale e solo in inverno, in concomitanza con il periodo degli amori, si osservano gruppi misti. Le femmine che devono partorire si isolano di solito dal loro gruppo e cercano luoghi riparati e difficilmente accessibili. I giovani maschi si staccano dal gruppo di femmine per unirsi ai branchi di maschi normalmente all’età di 3 anni.
Le dimensioni dei gruppi di maschi sono di circa 26-30 individui nel mese di giugno mentre poi diminuiscono in ottobre-novembre, la vita di gruppo dipende principalmente dalla disponibilità di cibo. Per le femmine invece la vita gregaria ha un’altra funzione principale e cioè una maggior difesa antipredatoria; infatti in un gruppo con circa 11 individui il tempo dedicato alla vigilanza è minore per ogni singolo individuo e c’è più tempo per la ricerca del cibo e per la difesa dei piccoli. Le femmine si riproducono all’età di 3-4 anni, generalmente ogni femmina partorisce un solo piccolo che viene allattato per diversi mesi, ma i parti gemellari non sono rari. Il periodo degli amori si situa in inverno e più precisamente nei mesi di dicembre–gennaio e i piccoli nascono verso la fine di maggio inizio giugno poiché la gestazione dura da 170 a 196 giorni. Nell’ambiente alpino lo stambecco non ha praticamente nemici naturali se si trascura l’aquila reale che può talvolta attaccare i piccoli. La morte di alcuni soggetti può essere causata da cadute, da valanghe o da frane.


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Situazione in Svizzera…

Lo stambecco è arrivato a un passo dall’estinzione su tutto l’arco alpino, è infatti sopravvissuto grazie all’unica popolazione che è riuscita a resistere e che si trovava allora nella regione del Gran Paradiso, riserva di caccia dei regnanti italiani che hanno imposto una drastica protezione della specie a partire dal 1821. Nel 1920 Re Vittorio Emanuele III donò allo Stato italiano i 2’100 ettari della riserva di caccia affinché creasse un parco nazionale.
Due anni dopo veniva istituito il Parco Nazionale del Gran Paradiso, il primo parco nazionale italiano, che ha consentito di salvare dall’estinzione lo stambecco poiché da qui fu riportato prima in Francia poi in Svizzera e successivamente anche in Austria e in territori della ex Jugoslavia.
La scomparsa dello stambecco dalla regione alpina avviene fra il sedicesimo e il diciottesimo secolo a causa di un eccessivo prelievo dovuto in particolare a tre fattori quali il fatto che vive su terreni aperti ed è quindi facilmente individuabile; l’uso che si faceva delle sue parti come rimedio a certi mali; e il fatto che spesso le popolazioni rimangono isolate dalla presenza di valli. La reintroduzione dello stambecco in Svizzera inizia nel 1906, quando individui puri, contrabbandati dal Parco del Gran Paradiso, sono portati nel parco naturale Pietro e Paolo di San Gallo e in seguito, nel 1915 anche al parco naturale di Harder presso Interlaken. In totale furono “importati” 100 stambecchi dall’Italia, i quali costituirono il ceppo iniziale per la reintroduzione. A questo primo lancio ne seguirono poi altri e, rigorosamente protette, le colonie di stambecco si sono sviluppate in modo soddisfacente, tanto da permettere agli animali in soprannumero di andare a formare nuove popolazioni. Localmente la specie si era moltiplicata così fortemente da cominciare a causare danni al bosco. Le popolazioni troppo numerose sono state quindi regolate con l’allontanamento di singoli individui, fino al raggiungimento del contingente necessario a nuovi insediamenti.

… e in Ticino

Nel 1953 viene effettuata la prima introduzione nel Cantone Ticino nella bandita federale del Campo Tencia. A questo lancio faranno poi seguito ulteriori immissioni nella bandita federale della Greina, a Robiei, nel Campo Tencia, in Val Onsernone, in Val Verzasca, in Val Onsernone/Vergeletto e in Cadagno. La distribuzione dello Stambecco nel nostro Cantone è limitata e il gruppo più numeroso è sicuramente quello della Greina che si estende fino alla Val Malvaglia e Val Pontirone e fa parte della colonia Safien-Rheinvald-Adula-Mesocco. Durante il censimento primaverile del 1994 sono stati avvistati oltre 496 capi nella sola parte ticinese mentre tutta la colonia conta più di 1’600 esemplari. Nelle altre località del Cantone le colonie sono più piccole e composte da alcune decine di unità frutto dei ripopolamenti. Oggi, lo stambecco è diffuso su tutto l’arco alpino grazie anche al fatto, non trascurabile, che si incrocia facilmente con la capra domestica, e in alcune regioni è addirittura sottoposto a caccia controllata.


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