Sulla pandemia ‘è l’ora della verità’ (cin cin)

Il cenone del 31 dicembre loro lo hanno fatto. Un momento di normalità, per ribadire che “non ce la raccontano mica giusta quelli lì”.

Di Giancarlo Fornasier

Pubblichiamo l’editoriale apparso in Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

Si sa, in tempi di emergenze sono tutti dottori ed esperti. Anche quelli che per 12 mesi l’anno si occupano (con molta professionalità) di logistica, novità musicali e tiro a segno. Luigi ne aveva sentite di tutti i colori già il pomeriggio del 23 dicembre, al piccolo rinfresco offerto dall’azienda per la quale lavora. Tra un prosecchino nel bicchiere di plastica col proprio nome e la mascherina che scendeva e saliva, le “verità che nessuno ti dice” erano in pratica l’unico soggetto sul quale tutti dibattevano: “Ci hanno tolto gli aperitivi”; “Ma loro sanno cosa significa tenere in casa due adolescenti?”; “Gli anziani li stanno ammazzando tutti, eh così risparmiano sulle pensioni”; “Voglio vedere se poi salta fuori che il vaccino ti modifica i geni”. Roba da uscire in strada con le Molotov in mano, per dire.
Nemmeno a farlo apposta, sono le stesse cose che Luigi ha sentito al mini-veglione organizzato (“nel rispetto delle normative”, testa più, testa meno) con familiari e parenti la sera di San Silvestro. Per fortuna c’era da bere e i più piccoli erano occupati a lanciarsi il Gesù Bambino. Così Luigi si è messo da parte e ha condiviso cuffie e playlist con una nipote che non vedeva da secoli. Si sono fatti tutta la discografia degli Idles: una serata memorabile, altro che.

 

 

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