Son tutte belle le Svizzere del mondo

Oggi come ieri, non abbiamo mai smesso di emigrare… Facciamo un giro per il mondo alla scoperta dei toponimi svizzeri esportati

Di Clara Storti

La statistica racconta che 838’600 connazionali vivono all’estero (la Quinta Svizzera), negli Stati limitrofi soprattutto, ma anche negli altri Paesi. Oggi come ieri, non abbiamo mai smesso di emigrare…

Il popolo svizzero è stato – e lo è ancora – un popolo emigrante. Si pensi a Mennoniti e Amish, frange dell’Anabattismo, movimento cristiano radicale nato a Zurigo durante la Riforma, i cui seguaci furono perseguitati fra il XVI e il XVII secolo per le loro idee, tanto da spingere alcune famiglie a fuggire dalla Svizzera e riparare nel Nuovo Mondo (lo ha raccontato il regista Tristan Miquel nel suo documentario American Yodel, passato a Storie, Rsi).

O ancora, più vicine nel tempo e nello spazio, si guardi alle nostre storie familiari con trisavoli e bisnonni che hanno lasciato le grame valli in cerca di fortuna negli Stati Uniti – anche sull’onda della febbre dell’oro – fra il XIX e il XX secolo (un dato su tutti: l’emigrazione dei ticinesi in California contava 27mila spatriati; da: Giorgio Cheda, L’emigrazione ticinese in California). Che dire poi dell’America Latina… Storie tutte diverse, ma universali.

Da che mondo è mondo, soprattutto in caso di necessità (ma non solo), gli esseri umani fanno fagotto e partono in cerca di una degna possibilità di vita; oggi come ieri. La storia (scomodiamola pure) ce lo racconta da quando la si scrive. Poi ci sarà chi si farà accarezzare dal pensiero che ci sono migrazioni e migrazioni, anche se di rado si abbandonano casa e affetti senza una ragione profonda… Mettiamo però a tacere il piglio polemico che son giorni di festa, segnati dal compleanno di Elvezia (una ragazzina di 735 anni) per dare una volta al mappamondo e andare a scovare – senza pretesa di compilare un censimento esaustivo (a questo ci ha pensato la giornalista Petra Koci con il suo Weltatlas der Schweizer Orte, 2013) –… dicevamo, per andare a scovare tracce svizzere nel resto del mondo.

Quartieri, borghi, cittadine e colonie fondati nel corso del tempo da connazionali partiti (a volte scappati) dalla Svizzera, che hanno battezzato quegli scampoli di terra con i nomi di casa, per sentircisi più vicini, portando con sé (insieme a quel fagotto) cultura e tradizioni. Luoghi che scrivono pagine in più sulla storia del popolo svizzero, giunto ai quattro angoli del mondo: da Est a Ovest, da Sud a Nord. Facciamo un giro.

Sogni americani

La prima tappa di questa esplorazione virtuale ci porta a sorvolare l’Atlantico e atterrare nello Stato dell’Indiana, precisamente nella contea di Adams dove, nel 1852, 70 immigrati svizzeri fondarono Berne: in linea d’aria, dalla Berna originale ci sono all’incirca settemila chilometri. Sul sito della città di oltre quattromila abitanti si legge la sua storia che racconta di una “congregazione mennonita di Muensterberg” che “si stabilì in una regione scarsamente popolata”, la prateria nota come “le terre selvagge della Contea di Adams”. I confini dell’area presto si espansero grazie all’arrivo di nuovi immigrati svizzeri (liberi là di professare la propria fede) che diedero carattere elvetico all’enclave: lo testimonia per esempio la torre dell’orologio (di 49 metri) in piazza Muensterberg che subito riporta alla Zytglogge originaria. Orgogliosi delle proprie origini, gli abitanti di Berne si sono ispirati poi all’architettura svizzera (in particolare quella rurale d’Oltralpe) e hanno fondato lo Swiss Heritage Village & Museum, fortemente voluto dalla Swiss Heritage Society. Un luogo dove annualmente si svolgono manifestazioni come le Giornate svizzere, il Festival del patrimonio, il Salone dei trattori e dei motori… che rivelano l’ineluttabilità del sincretismo, della mescolanza culturale.


© Wikipedia
Berne, nell’Indiana

Prendendo la Statale 27, dirigendoci a sud, incappiamo in Geneva – il toponimo svizzero più diffuso al mondo –, una cittadina di poco più di un migliaio di abitanti con “fascino storico”, si legge sulla pagina web, e una palude circostante, battezzata Limberlost per ricordare tale Limber Jim Corbus, scomparso nel nulla (Limber is lost)… ma questo con il nostro periplo non c’entra un fico secco. Il nome Geneva fu ufficializzato nel 1874, preso “da una stazione ferroviaria della zona (…) Naturalmente, come per l’origine di molte città americane, Geneva prese molto probabilmente il nome dalla città natale di un colono” svizzero, tuttavia, di là del nome, non ci sono altre tracce di swissness. Perlustrando lo Stato del Midwest, diversi sono i luoghi con origine svizzera, basti pensare ancora alla Contea di Switzerland, istituita nel 1814 (si spulci la voce ‘Colonie svizzere’ nel Dizionario storico della Svizzera).


© Wikipedia
Geneva, sempre nello Stato dell’Indiana

Ripartiamo. Lasciamo l’Indiana per dirigerci a Ovest, on the road, e percorrere 874 miglia (nel frattempo ci siamo ambientati, sono poco più di 1’400 km) in circa 13 ore di viaggio per raggiungere la contea di Rooks, in Kansas, dove sul finire degli anni 70, del XIX secolo, è stata fondata Zurich che, nel 2020, contava poco meno di 100 abitanti. Si racconta che nel 1880 John e Armenda Webb (natii di Zurigo, la nostra), presentarono una domanda per il servizio postale statunitense utilizzando il nome della loro città natale: la domanda venne accolta e Armenda fu la prima direttrice dell’ufficio postale di Zurich (chiuso nel 1996), gestendolo da casa sua.


© Wikipedia
Zurich in Kansas

Grüezi al Sur

Seppur ci siano numerosi siti “elvetici” negli Stati Uniti (si legga Helvetia, West Virginia, «ticino7», 7 settembre 2024), lasciamo il Nord del continente per sorvolare lo stretto di Panama e approdare nello Stato di Bahía – no Brasil, claro! – dove nel 1818 è stata fondata la colonia agricola Helvécia.


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Helvécia, nello Stato di Bahía in Brasile

Nella regione questa località è oggi denominata “il villaggio dei neri” (chiediamo venia agli afrodiscendenti per i termini), come riferiva Christian Doninelli in un articolo pubblicato da swissinfo.ch nel 2016. Lontana dalle vie di comunicazione principali e “persa in un oceano di eucalipto”, fu fondata a inizio XIX secolo da alcuni tedeschi e svizzeri, fra questi c’era il latifondista Johann Martin Flach, di Sciaffusa, in Brasile per coltivare il caffè. Conosciuto laggiù come João Martinho Flach, lo sciaffusano, che “aveva molte conoscenze alla corte reale brasiliana, gestiva una delle più estese coltivazioni della Colonia Leopoldina”; la cui prosperità si fondava sul lavoro degli schiavi africani.

L’abolizione della schiavitù nel 1888 e l’impoverimento della terra, spinsero i proprietari ad abbandonare quella zona (una delle ragioni per cui oggi, eccetto il nome, non si trovano grandi testimonianze svizzere); non gli schiavi che continuarono a vivere lì. I loro discendenti, poco più di un migliaio nel 2016, abitano ancora oggi Helvécia che “gode di uno statuto speciale, quello di comunità quilombola [da quilombo: comunità fondata da schiavi africani fuggiti dalle piantagioni in cui erano prigionieri in Brasile all’epoca della schiavitù; ndr], un riconoscimento del suo passato e della sua specificità”, riportava Doninelli.


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Nova Friburgo, Rio de Janeiro

A poco più di 750 km verso sud, nello Stato di Rio de Janeiro, ci si imbatte in Nova Friburgo, una città di ben 182’082 abitanti (dato del 2010). Riassumendo spregiudicatamente la voce dedicata da Wikipedia, fra il 1819 e il 1820, “la regione fu colonizzata da 265 famiglie svizzere” (il re portoghese Giovanni VI voleva “promuovere e ampliare la civiltà nel regno del Brasile, proponendo una colonizzazione pianificata”) e la località fu battezzata Nova Friburgo “in omaggio alla città di provenienza della maggior parte di quelle famiglie di immigrati svizzeri”: vestigia elvetiche si ritrovano nell’architettura in stile alpino.

Continuando a scendere, dalla terra di Pelé, Gilberto Gil e Paulo Coelho, si arriva in quella di Eduardo Galeano, El Príncipe Francescoli e l’indimenticabile Pepe Mujica… per farla breve: in Uruguay. Dalla capitale Montevideo, in un’ora e quaranta di auto, si raggiunge Nueva Helvecia, nel dipartimento di Colonia. Grande produttrice di latte (pare un cliché), la città di più di 10mila abitanti fu fondata da immigrati perlopiù svizzeri arrivati a ondate nel 1861 e 1862; si fa infatti risalire al 25 aprile 1862 la sua data di nascita. Le testimonianze culturali svizzere in quest’enclave le riassumo tutte nella celebrazione solenne del Primo agosto, estesa su trenta (dico 30!) giorni.


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Un alimentari a Nueva Helvecia, Uruguay

Dall’Uruguay all’Argentina il passo è breve: alla periferia sud-ovest di Buenos Aires si entra nel barrio Villa Lugano (abitato da più di 100mila persone), fondato nel 1908 da Giuseppe Ferdinando Francesco Soldati (nato nel 1864, a Neggio) che decise di dare vita a una città battezzandola con il nome del suo luogo di origine.


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Il barrio di Buenos Aires, Villa Lugano

Le distanze sono lunghe e il tempo di due pagine è cortissimo: dalla Città autonoma ci dirigiamo spediti sempre più a sud, in Patagonia, nella provincia Rio Negro dove, a una quarantina di minuti di macchina da San Carlos de Bariloche, ci si imbatte in Colonia Suiza, il cui nome dice tutto. Votata oggi al turismo, questa frazione (che contava qualche anno fa poco più di 130 abitanti) è considerata il primo insediamento svizzero in Patagonia, fu alla fine del XIX secolo che arrivarono i primi immigrati provenienti dal Vallese.


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Colonia Suiza, Patagonia

Dalle Ande al Volga

Lasciamoci alle spalle la Cordigliera andina per cercare tracce elvetiche nell’Oceano Pacifico: una parte dell’emigrazione svizzera verso l’Oceania fu legata (e ci risiamo) alla corsa all’oro: tanti partirono per andare all’assalto dei giacimenti del prezioso metallo.

Nel Nuovo Galles del Sud, in Australia, c’è il sobborgo di Lugarno (un improbabilissimo innesto fra Lugano e il fiume Arno) che prese il nome da Lugano, chiamato così nel 1843 dai topografi Thomas Livingstone Mitchell e William Govett (lo dice Wikipedia) i quali decisero di infilarci quella r. Dall’isola di aborigeni e canguri, si vola a Sumatra, nella città di Medan: là sorge un distretto chiamato Helvetia, ma eccetto il nome assai evocativo, non si trovano informazioni circa possibili commistioni socioculturali.


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Nei dintorni di Lugarno, in Australia

Con un balzo, partiamo dalle Grandi isole della Sonda e atterriamo sulle sponde del Volga, dove in passato diversi villaggi furono fondati dagli svizzeri e dai tedeschi, località che rimandano una eco lontana delle loro origini: l’ex insediamento di Basilea è conosciuto oggi con il nome russo di Vasil’evka oppure il villaggio Podlesnoje era noto in precedenza col toponimo di Unterwalden. La località “nacque ufficialmente il 12 giugno 1767 per volere della zarina Caterina II di Russia. Lei stessa invitò coloni e contadini europei, prevalentemente di lingua tedesca, a popolare e coltivare le vaste terre lungo il Volga”.

Un milione, circa

Il tour alla ricerca di toponimi (e retaggi) svizzeri nel mondo finisce qui: è durato poco, molte altre sono le località fondate in passato dai nostri antenati che non ho potuto menzionare. Le poche passate in rassegna sono però testimonianze di non poco conto che raccontano di un popolo pronto a emigrare, ieri come oggi.

All’inizio del 2026, infatti, l’Ufficio federale di statistica ha pubblicato i dati della Quinta Svizzera, cioè i numeri dei connazionali che si sono stabiliti all’estero: ben 838’600; soprattutto nei Paesi limitrofi e in Nord America, dove esiste anche la comunità svizzera più numerosa al di fuori del Vecchio Continente.

Quasi un milione di persone.

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