Sì, viaggiare. Ma anche no

Il viaggio rende migliori? Ma poi è proprio necessario andare in vacanza? E se spostarsi nuocesse gravemente anche alle popolazioni locali?

Di laRegione

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, disponibile anche nelle cassette di 20 Minuti per tutto il fine settimana.

Proprio come Cristoforo Colombo i viaggiatori, estivi e non, degustano la scoperta di una nuova meta. Solo che a volte, arrivati a destinazione, riescono a scoprire poco o nulla; mentre gli «indigeni» si trovano invasi da una bizzarra specie spesso munita di stick per selfie. Di una cosa non c’è dubbio: gli svizzeri sono un popolo di viaggiatori. Statistiche alla mano, la popolazione elvetica compie in media 3 soggiorni con pernottamento all’anno e una decina di uscite giornaliere. Quando si tratta di viaggi con pernottamento, stando agli ultimi dati dell’Ufficio federale di statistica, il 67% si sposta oltre confine: tra le mete preferite troviamo Francia, Italia e Germania, mentre i viaggi fuori dall’Europa costituiscono circa il 15% del totale. 
Sono numeri che dimostrano come, salvo impedimenti importanti o «sindrome da poltrona», oltre i due terzi della popolazione sono costituiti da viaggiatori e sono certa che proprio in questo momento molti stanno preparando zaini e valigie per qualche destinazione esotica.

Un mondo che va
Se analizziamo i dati a livello mondiale, contiamo 1,4 miliardi di viaggiatori internazionali che hanno lasciato per piacere la propria casa alla volta di una meta fuori dai confini nazionali. È inoltre probabile che molti di questi conoscano il motto «il viaggio è fatale al pregiudizio, al bigottismo e alla ristrettezza mentale». Fu lo scrittore Mark Twain a scriverlo nel 1869 nel suo The Innocents Abroad or the New Pilgrims’ Progress, ovvero «Gli innocenti all’estero o il progresso dei nuovi pellegrini». Un motto molto diffuso su account di Instagram, blog di viaggiatori, poster, tazze e valigie. 
Twain continuava il suo pensiero scrivendo che «le vedute ampie, sane e buone non possono essere acquisite vegetando tutta la vita in un piccolo angolo della Terra». Ma è veramente così? Il linguaggio del libro dimostrava già che viaggiare non gli servì certo ad ampliare le sue vedute ma, al contrario, a imporre la sua visione del mondo e a stereotipare le popolazioni che lo accoglievano.
Inoltre, il falso mito dietro questa frase sarebbe che quelli che hanno il privilegio e i mezzi per viaggiare siano più illuminati di coloro che non l’hanno mai fatto. Ma anche le persone «più viaggiate», se hanno la mente chiusa, leggeranno il mondo con le proprie lenti. Già nel libro di Mark Twain, per esempio, si parlava della «nostra gente», dividendo il «noi» dal «loro», senza rendersi conto che l’umanità è una ed è ovunque e sempre la stessa. Twain poi non includeva nel concetto di viaggiatore coloro i quali non viaggiano per ozio, non sono di discendenza occidentale e disgraziatamente si trovano – contro la loro volontà – a essere gli anfitrioni di questa tribù di girovaghi a caccia di offerte low cost. 
Dunque: la saggezza e l’apertura di vedute si conquistano oggigiorno grazie al viaggio? Non conosciamo tutti quel contadino o quella signora della porta accanto che sebbene non abbia mai viaggiato riesce a empatizzare con tutti e avere ampie vedute su temi come il rispetto del prossimo e dell’ambiente? 

Ampi panorami, anguste vedute
È chiaro che conoscere altre realtà non può farci male, soprattutto se ci aiuta a relativizzare la nostra realtà e a farci capire che «il mondo è bello perché diverso». Ma Luca Besomi, responsabile di un albergo della Capriasca – laureato presso la scuola alberghiera di Losanna e con un’esperienza pluriennale a Bangkok – ricorda al viaggiatore del XXI secolo che anche questo risultato richiede attenzione ed esercizio: il viaggiatore deve essere attento a culture e costumi locali (relazioni intra- e interpersonali): facile da dire ma più difficile da mettere in pratica. Troppo spesso invece «parte e torna con la stessa valigia». Besomi aggiunge che internet ha portato un’enormità di informazioni che dovrebbero essere immagazzinate prima del viaggio. Non sapere è sinonimo di non imparare. Inoltre, tiene a precisare che viaggiatore è un termine generico, e che bisognerebbe distinguerne il tipo a seconda di aspettative, interessi ed esperienze.

Dentro e fuori la Svizzera
Ma cosa lo stupisce di più dei viaggiatori che vengono nella nostra regione e di quelli che arrivavano a Bangkok? «I nostri viaggiatori, al 70% svizzerotedeschi, sono amanti della Capriasca già da diversi decenni e per loro giungere in Ticino significa godersi un pezzo di ‘Dolce vita’, con regole meno rigide ma con sistemi sempre svizzeri. Rimango sorpreso di quanti cercano di parlare un po’ di italiano, una cosa che anni fa non avveniva. Il viaggiatore è diventato più accorto». A Bangkok invece «ero stupito della grande ignoranza sulla Thailandia o i thailandesi. Quei due o tre cliché che avevano rimanevano per loro una fonte di guida, e purtroppo non vedevano quante cose quella società avesse da offrire. Il viaggiatore non s’integrava nella cultura locale, ma grazie a vari portali/blog di viaggio andava sul sicuro, seguendo le recensioni che trovava più interessanti. Chi invece lavorava a Bangkok aveva sicuramente come obiettivo integrarsi nella cultura, imparando la lingua, uscendo con lo staff locale…».

In vetta, in fila
Allora, che verità si nasconde dietro al viaggio di piacere? Stiamo facendo le nostre vacanze in modo sbagliato?
 La verità – o forse una di esse – può essere purtroppo scomoda per tutti: dietro a questo turismo ci si trova davanti alla logica del consumo e del profitto, ma sfortunatamente i «luoghi» non sono dei beni rinnovabili. Molti di noi hanno visto sul web l’immagine della celebre spiaggia del film con DiCaprio The Beach, chiusa al pubblico perché troppo piena di rifiuti lasciati dai bagnanti. O ancora le recenti foto dell’Everest con scalatori ammucchiati in coda per raggiungere la vetta. Quindi, al contrario di quel che si potrebbe pensare e nonostante il turismo porti ricchezza economica al luogo di destinazione, se il fenomeno fugge al controllo della popolazione locale che vi si aggrappa come soluzione a un’economia spesso instabile, i danni possono essere pesanti. Si pensi alle catastrofi naturali dovute a sfruttamento smisurato delle terre, o all’aumento delle disuguaglianze della società per favorire prestazioni competitive ai viaggiatori.

’Quel gran genio del mio amico…‘
Queste dinamiche sono prese in considerazione da una crescente categoria di persone che si stanno rendendo conto del rovescio della medaglia. È il caso di ecologisti amanti dei viaggi che si chiedono se si possa rispettare l’ambiente e viaggiare allo stesso tempo. Oggi sappiamo che l’aereo, per esempio, è uno dei mezzi di trasporto più inquinanti, le cifre parlano chiaro e gli studi confermano come compiere degli spostamenti in aereo voglia dire contribuire al cambiamento climatico. Ma se poi si pensa ai trasporti alternativi, a volte la scelta di un altro mezzo è impossibile. Che fare? Rinunciare al viaggio? La scelta è personale, ma vale la pena riflettere per limitare gli impatti negativi (vedi sotto, ndr). 
Forse in quel «sì, viaggiare» di Lucio Battisti il «rallentando» era il vero concetto-chiave, così come «quel gran genio del mio amico» che «con un cacciavite in mano fa miracoli» era tale anche senza essere uscito dai confini del suo Paese, bensì semplicemente vivendo secondo le tre «R»: riduci, riusa, ricicla. In che senso riusare? Si potrebbe pensare di riscoprire posti vicini, che magari non abbiamo mai davvero visitato con attenzione ma dove potremo davvero rilassarci e costruire memorie proprio come se fossimo ai Caraibi. Anche quel «non volare, ma viaggiare…» di Battisti aveva dunque qualcosa di profetico.

 

SETTE CONSIGLI SOSTENIBILI
Meno ali
Preferite il treno per viaggi con distanze inferiori ai 1’000 chilometri.
Solo se devi
Limitate il numero di voli per solo piacere.
Meno scali
In ogni caso, evitate il più possibile gli scali aerei: decollo e atterraggio sono i momenti più inquinanti del volo.
Meno bagagli
Viaggiare leggeri. Viva il minimalismo: provate a mettere tutto nel vostro bagaglio a mano. Un esercizio che vi tornerà utile anche in altre occasioni.
Andamento lento
Una volta sul luogo di destinazione scegliete i trasporti pubblici, le camminate e lo slow travel. E consumate prodotti locali.
Senza sprechi
Tenete un bicchiere riciclabile sempre con voi (così da evitare contenitori di plastica inutili).
Anche il web…
Ricordiamoci che anche viaggiare sul web inquina: cerchiamo e compriamo solo quello di cui abbiamo veramente bisogno. Ma questo è materiale per un altro contributo…

 

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