Leggere e viaggiare per scoprire territori e aprire gli orizzonti

Autrice e biografa nativa della Valle di Blenio, intervistiamo Manuela Bonfanti, che ha pubblicato fra gli altri ‘Autoritratti di signora’

Di Clara Storti

Nata nel 1971 in Valle di Blenio, dove è anche cresciuta, Bonfanti è autrice e biografa, formatasi in Lettere a Ginevra e diplomatasi ad Anghiari, in Metodologie autobiografiche alla Libera Università dell’Autobiografia. Una volta laureata è tornata in Ticino per tre anni, “in cui ho lavorato per il Giornale del Popolo”. Il ritorno a Ginevra, racconta, è frutto di una serie di circostanze; oggi vive con la sua famiglia in Francia, sul confine con la Svizzera, ma torna regolarmente qui.

Pensandoci su, in un primo momento, dice che la parola che più sente vicina è conoscenza («seppur riduttivo»), ma nel corso della nostra chiacchierata ci ripensa e afferma che esplorazione è quella che, decisamente, le è più affine. Non sopporta l’arroganza e le ingiustizie. Ama il silenzio e per ricaricare le batterie fa una passeggiata nella natura. La fanno stare bene il tempo trascorso con le persone care e la cerimonia del tè in compagnia di un libro. Fra le sue fonti di felicità c’è il viaggio. Manuela Bonfanti è una viaggiatrice e dei suoi peripli, sin dagli inizi, ha sempre realizzato album fotografici e diaristici che ama riguardare e in cui non le dispiace rifugiarsi, «mi definisco nostalgica: rielaborare il passato mi aiuta a capire il presente e a pensare con più chiarezza al futuro».

Il legame con la lettura è profondo, come un territorio sempre nuovo e sconosciuto da esplorare, «sin da bambina i libri mi hanno aperto gli orizzonti. Nei miei primi vent’anni ho letto soprattutto romanzi, mi sono dedicata quindi alla saggistica. Ora leggo prevalentemente biografie e autobiografie, maggiormente di autrici (anche di romanzi); questo per controbilanciare il fatto di aver letto, durante i miei studi, soprattutto autori».

Fernweh

La propensione al viaggio è stata parte di lei sin da ragazza, «il primo, fatto con i miei risparmi, mi ha portata a un periplo tra le isole greche, a 18 anni» e da allora non ha più smesso. Facendo i conti alla spiccia, ricorda di essere stata in più di cinquanta Paesi nel mondo «per aprire i miei orizzonti e conoscere la diversità e l’alterità; uscendo dalle certezze e mettendo tutto in prospettiva». Bonfanti riflette quindi sulla potenza conoscitiva del viaggio, come percorso che condiziona («e ha influenzato») inevitabilmente anche le scelte intellettuali e professionali. La sua prima pubblicazione, non a caso, è il resoconto, scritto e fotografico, di un viaggio in India (Ladakh & Rupshu – Diario di viaggio e reportage fotografico, 2008). Non per nulla il desiderio di esplorare e conoscere l’ha spinta a orientare il suo cammino verso le storie e quindi verso un percorso nella Facoltà di Lettere, «che considero un’altra maniera di viaggiare».

Scrivere di sé

Negli anni Novanta, durante i suoi studi, era soprattutto il genere del romanzo ad andare per la maggiore: «Con il passare del tempo, la mia attenzione si è spostata gradualmente verso la biografia e l’autobiografia. Tutte le storie esistono già e i romanzi contengono anche accenti autobiografici». Lo dice con sicurezza: da bambina non si immaginava scrittrice e la transizione verso la professione di biografa è stata frutto di un percorso intellettuale, quando «ho scoperto, attraverso un concorso letterario, l’esistenza dell’ateneo di Anghiari». È stato per lei come aver trovato la pietra filosofale.

Il genere autobiografico, constata, nell’ultimo decennio ha acquisito una certa rilevanza; forse ci ha messo lo zampino anche il sistema dei social media, attraverso cui, seppur visivamente, mettiamo in scena la narrazione di noi stessi. Queste piattaforme «hanno evidenziato il bisogno umano di parlare di sé e di farsi vedere, a mio avviso, non in senso negativo, ma come desiderio di far conoscere chi siamo», afferma, citando poi il caso della scrittrice francese Annie Ernaux cui è stato dato il Premio Nobel per la letteratura nel 2022: grazie ai suoi libri autobiografici, ha dimostrato che scrivere di sé offre prospettive altrettanto interessanti al romanzo.


© Keystone
Annie Ernaux, Premio Nobel della Letteratura 2022, nella foto a Cannes 2026

«L’interesse in questo senso è aumentato perché il desiderio di raccontarsi si è “democratizzato”, superando l’idea che sia appannaggio esclusivo delle persone celebri e andando oltre la considerazione di un atto puramente egotico», chiarifica Bonfanti che, fra le sue attività, propone percorsi in autobiografia (negli spazi di associazioni, librerie e Uni3 Ginevra e Ticino). «Buona parte dei partecipanti ha fra i 65 e gli 80 anni, età in cui si inizia a fare un bilancio della propria vita. Mi piace e mi interessa molto accompagnare coloro che desiderano scrivere la propria storia, per esempio per lasciarla come testimonianza ai familiari. Queste poi, nonostante il carattere personale, sono importanti anche dal punto di vista storico, poiché annoverabili fra le testimonianze utili a capire la nostra epoca», sottolinea e chiosa: «Scrivendo si comprende e si ricorda, perciò la memoria è sia archivio sia laboratorio».


© alexgundlak.com

Un’idea erronea

La nostra interlocutrice ha già redatto due autobiografie con differenze significative, ci confida, ma è quasi sicura che ne scriverà una terza fra qualche anno. Si scrive la propria storia essenzialmente per due ragioni: «Lasciare una testimonianza (spesso lo si fa in età più avanzata) oppure per fare il punto in un momento di snodo della propria vita. Non è da considerarsi un atto terapeutico – ci tiene a rimarcare –, è piuttosto un processo che mira a tirare i fili del proprio vissuto per fare chiarezza; la scrittura autobiografica, rispetto alla stesura diaristica, implica uno sguardo retrospettivo e di cernita». Un ostacolo per gli aspiranti autobiografi, rivela, è «il sentimento di inadeguatezza rispetto allo scrivere, seppur il genere non abbia pretese letterarie, e l’idea – erronea – che la propria vita non sia abbastanza interessante». In quel contesto il compito di Bonfanti è quello di accompagnare i partecipanti nell’organizzazione dei ricordi e quindi nella loro stesura coerente: «Mi considero una sorta di guida che mostra la strada, ma che lascia poi le persone libere di compiere il loro viaggio. Perché l’autobiografia è un atto intimo e personale (dove si definisce la visione che si ha di noi stessi) e io, come accompagnatrice, conosco solo le parti che i partecipanti ai miei corsi leggono in classe».

In ultima battuta, l’autrice da tempo si consacra alla scrittura e a progetti biografici, ponendo l’accento sull’universo femminile e sociale. Fra le sue pubblicazioni segnaliamo i titoli: Autoritratti di signora (Salvioni, 2025), Ladra di memorie (Salvioni, 2021) uscito in francese nel 2025, Punti e interrogativi (Tombolini, 2016) e La lettera G (Tufani, 2013).

L’agenda sul sito www.boboyaga.ch vi informa su eventi e corsi in programma.

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