Una Belvedere in tandem con… il ‘destriero’ dello Sceriffo
Alla pedalata d’antan nel Mendrisiotto, giunta alla decima edizione, ci sarà un ‘ospite’ d’eccezione: la bici del record dell’84 di Francesco Moser
Di Moreno Invernizzi
La decima edizione della storica pedalata per le colline del Mendrisiotto avrà ‘un’ospite’ d’eccezione: la mitica – è proprio il caso di scriverlo – bicicletta del record dell’84 dell’altrettanto celebre ciclista italiano Francesco Moser, lo Sceriffo. Facendo un tuffo nel passato, ricordiamo quegli anni.
Un pezzo di storia… racchiuso in un altro pezzo di storia. Da scoprire una pedalata alla volta. Cosa hanno in comune la Belvedere, la ciclopedalata storica che da dieci anni richiama parecchi appassionati della bicicletta d’antan sulle colline del Mendrisiotto, rigorosamente in sella a biciclette datate e con abiti pure d’epoca, e Francesco Moser, lo ‘Sceriffo’ (nome di ‘battaglia’ con cui l’ex campionissimo di Palù di Giovo, classe 1951, era noto nel gruppo)?

© La Belvedere
Una macchina perfetta
Diciamolo subito, onde evitare fraintendimenti: no, quello che ancora oggi è il ciclista italiano più vincente di sempre, capace di collezionare qualcosa come 273 vittorie su strada da professionista, alla prossima edizione della Belvedere, in calendario domenica 23 agosto (con prologo la vigilia, per le iscrizioni tardive, ma chi ha tempo non aspetti tempo giacché i posti per partecipare alla Belvedere vanno subito a ruba) non ci sarà.

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Lo Sceriffo nel 2015
Ma, appunto, ci sarà qualcosa che ha contribuito a rendere celebre Francesco Moser. E non una cosa qualunque, visto che ha pure lei avuto una parte non indifferente a farlo entrare di diritto nei libri della storia del ciclismo planetario: la ‘macchina perfetta’, ossia la fedele due ruote con cui nel velodromo di Città del Messico, nel gennaio 1984, Moser si impossessò del record mondiale dell’ora in altitudine (a 2’240 metri sul livello del mare), mandando in frantumi un primato che resisteva da ben undici lunghi anni, e stabilito nientemeno che dal ‘Cannibale’ Eddy Merckx. Impresa che poi il trentino ripeté due anni e mezzo più tardi in un Vigorelli traboccante di persone venute lì appositamente per assistere alla sua performance: erano ben in dodicimila le persone assiepate ai bordi del velodromo milanese per quella speciale occasione.
Eccolo, allora, il nesso: quella ‘macchina perfetta’ sarà protagonista pure lei della Belvedere 2026. Ovviamente non sulle strade che i partecipanti dovranno percorrere in questa pedalata non competitiva, ma esposta in pompa magna all’albergo Coronado in occasione della decima edizione della pedalata storica momò.
Tremendo e sovrumano
Quando Eddy Merckx il 25 ottobre 1972, pure lui a Città del Messico, percorse 49,431 km in sessanta minuti, il mondo del ciclismo, e segnatamente quello su pista, sembrava essere entrato in un’altra dimensione. Quella in cui nessuno però sembrava capace di emulare la straordinaria impresa del belga. E infatti per oltre dieci anni nessuno riuscirà nemmeno ad avvicinarvisi. Finché, a fine 1983, dal plotone si stacca Francesco Moser, uno dei ciclisti più forti di quell’epoca, che lancia il suo proclama: provare a stabilire il nuovo record dell’ora.

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Eddy Merckx, nel 1962
Una ‘boutade’ penseranno alcuni. Ma Moser sa quello che dice, e soprattutto come gregari l’allora trentaduenne ha un gruppo di specialisti che pedala al suo fianco, composto da addirittura una quarantina di persone, fra cui medici, dietologi, ingegneri e biomeccanici. Mentre lo staff medico lavora a forgiare il fisico di Moser, tecnici e meccanici si danno da fare per mettere a punto il suo ‘cavallo di battaglia’. Nasce così l’iconica ruota lenticolare, e un telaio reso il più aerodinamico e performante possibile, passando anche dagli innumerevoli test nella galleria del vento.

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La macchina perfetta
Nemmeno… l’outfit viene lasciato al caso: come casco, per Moser gli specialisti ne mettono a punto uno avveniristico capace di ‘tagliare’ l’aria col minimo degli attriti. Anche così, potrebbe non bastare per fare meglio del ‘Cannibale’. E infatti lo scetticismo non manca. «Per battere questo record volare può non essere sufficiente – dice senza tanti giri di parole Paolo Sorbini, uno dei dirigenti della squadra di Moser, la Enervit –. Moser dovrà viaggiare a cinquanta chilometri all’ora per sessanta minuti ininterrottamente: uno sforzo tremendo». E sovrumano, del resto, è anche lo sforzo che deve fare per usare un rapporto come quello che gli addetti ai lavori hanno concepito per l’occasione, da 7 metri e 91 centimetri per pedalata, mica bruscolini…

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Nel 1984 a Città del Messico
Dopo tanta minuziosa preparazione, finalmente il giorno della verità. Il 19 gennaio, al Centro Deportivo di Città del Messico, Moser diventa il primo uomo a percorrere più di 50 km in sessanta minuti a cavallo di una bicicletta: 50,808 km. Ma non si ferma, e anzi rilancia: quattro giorni più tardi, il 23 gennaio, arriva addirittura a 51,151 km (e 351 millimetri per gli amanti della precisione).
E non è finita qui. Perché due anni e mezzo dopo, il 26 settembre 1986, Moser decide di rimettersi in sella per andare a inseguire un altro primato dell’ora: quello al livello del mare. Il ‘padrone’ è il danese Hans-Henrik Oersted, capace di macinare 48,145 km. Moser ci prova, e per farlo si serve della discendente diretta della bicicletta impiegata due anni e mezzo prima a Città del Messico, con una sola ruota lenticolare (quella anteriore) e qualche leggero ritocco al telaio, per un peso complessivo di meno di 7 kg (2,5 in meno rispetto a Città del Messico). Per i dodicimila del Vigorelli sono sessanta lunghissimi minuti d’attesa e di fiato trattenuto, che poi esce in un boato festoso per salutare la nuova impresa di Moser, quando conclude la sua fatica 48,543 km più in là di dove l’aveva cominciata. Quasi quattrocento metri in più di Oersted. Moser, per contro, è stremato: negli ultimi giri della sua nuova straordinaria cavalcata, ha infatti dovuto combattere con i crampi, ma, ancora una volta, ce l’ha fatta.
Classica, epica, sterrata
Chiuso il flashback, è tempo di pedalare fino ai giorni nostri e alla Belvedere. Che, come detto, darà a tutti l’occasione di rivedere il mitico ‘cavallo di battaglia’ di Francesco Moser. La Belvedere 2026 (22-23 agosto) proporrà tre percorsi fra cui scegliere. La ‘Classica’ è una pedalata che si sviluppa sulla distanza di 36 km con passaggi in luoghi che hanno fatto la storia del ciclismo, con brevi tratti su strade sterrate e passaggi tra i vigneti più belli del Mendrisiotto; la ‘Epica’, di 49 km, l’itinerario più esigente che passa anche per la Valle di Muggio; e la ‘Sterrata’ 34 km con diversi passaggi su strade sterrate e sentieri: a ognuno la sua scelta.
Per informazioni: www.labelvedere.org.

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