Eleonora Zanetti, tra Messico e vitigni

Classe 1977, di Sessa, è viticoltrice ma non solo. È tornata in Ticino dopo mille avventure

Di Marco Jeitziner

Il personaggio

Classe 1977, di Sessa, è viticoltrice ma non solo. Infatti è laureata in regia documentaria a Venezia, deve molto ai suoi genitori eclettici, al nonno paterno con cui faceva le vendemmie. Ha vissuto e viaggiato a lungo in Centro e Sud America. In Messico ha sposato la causa zapatista che le causerà guai con le autorità locali. In Brasile s’innamora di un artista di strada con cui vivrà di mercatini, artigianato e con il quale avrà un figlio, oggi maggiorenne. Per otto anni ha cogestito un’azienda agricola e vitivinicola nel Malcantone. Oggi lavora per un rinomato viticoltore della zona in attesa di ampliare il suo progetto di viticoltrice indipendente.

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Il cuore in Messico

“Da adolescente il Ticino mi risultava troppo stretto, opprimente e ad un tratto completamente privo di stimoli ed interesse” racconta. Così partì per il Messico, nella selva Lacandona e partecipò al primo incontro intercontinentale per l’umanità e contro il neoliberalismo, organizzato dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Era il 1996: “Lì ho ritrovato l’amore per la vita, negli occhi di quel popolo fiero che lottava sì per degli ideali, ma anche per la concreta sopravvivenza”. Laggiù ha imparato a relativizzare quelli che definisce i suoi “minuscoli problemi esistenziali di privilegiata occidentale”. Finito il liceo è tornata in Messico, vivendo un anno principalmente a Città del Messico, dove lavorò coi ragazzi di strada. Finché fu rimandata in Svizzera col divieto d’entrata nel territorio messicano per ben otto anni. Il motivo? La simpatia per gli zapatisti. Per lei fu un rientro difficile, doloroso.

Magico cammino

Eppure viaggerà ancora in Sud America con l’idea di tornare in Messico, cioè dove lei si trova “a casa”, dice. Ma finirà per viaggiare per due anni da costa a costa, spesso da sola. Lì scoprirà la “dimensione spirituale, mistica, magica e di mistero che è intrinseca alla quotidianità di quei luoghi”, spiega. In Uruguay vivrà coi sordomuti, in Argentina creerà gioielli, incontrerà musicisti, scultori, pittori, curanderos, pescherà piranha nel Mato Grosso Do Sul, si ritroverà in una “comunità fantasma di cocaleros” in Bolivia e tra le rivolte, dormirà – “col permesso degli autoctoni” – in mezzo alle rovine Inca in Perù. In Bolivia, racconta, “ho capito che la vera rivoluzione è quella che dobbiamo fare dentro di noi!”. A Bahia in Brasile conoscerà un artista di strada con cui viaggerà ancora: “È stato un amore intenso e passionale, così forte che volevamo siglarlo con un figlio”. Era il 2001.

Il corso della vita

A richiamarla da questa parte dell’oceano fu il nonno materno all’ospedale: “Ero legatissima a lui, ho sentito che dovevo tornare e così abbiamo fatto”, racconta. Poté riabbracciarlo ma lui morì dieci giorni dopo, ma un altro evento stava per accadere: “In quel momento di tristezza è arrivata la gioia più grande: ero incinta!”. Si diede da fare lavorando nei mercatini ticinesi, facendo tatuaggi temporanei e vendendo artigianato e disegni. Col passare del tempo il rapporto col compagno s’incrinò: “L’intensità dell’amore con il mio compagno si è via via trasformata, sfociando in una situazione ingestibile”, rammenta, e così “sette mesi dopo la nascita di nostro figlio, se n’è andato”. Tuttavia, a 25 anni trovò la forza per riprendere in mano la sua vita: riprese a studiare, si diplomò in comunicazione visiva (video) alla SUPSI, organizzò rassegne culturali, allestì mostre nei musei del padre a Sessa, lavorò a dei film e nella pubblicità.

Ritorno alla vite

“Nel 2007 ho fatto una prima vendemmia da un amico di un amico conosciuto sul set di un film che viveva vicino a casa mia. Così mi sono riavvicinata alla viticoltura e piano piano ho iniziato a lavorare con lui sempre di più”, racconta. Nel 2009 ha vinto una borsa di studio per studiare regia a Venezia: “Un’esperienza incredibile, ma anche pesante che mi teneva lontana da mio figlio”. Riuscì persino a visitare nuovamente il Messico col figlio, con l’idea di tornarci e lavorare con tutte le persone – “fratelli di scelta” li definisce – che aveva conosciuto anni prima, ma la vita è imprevedibile. Dal 2012 al 2020 si è buttata anima e corpo nel nuovo progetto vinicolo “La brüta bestia”. Anche se ha seguito solo un corso al Centro professionale del verde di Mezzana, conosce bene il mestiere: “Ho imparato all’antica sul campo e dopo 15 anni direi che me la cavo”. Oggi il suo pensiero va al figlio ventenne: “Presto dispiegherà le sue ali, gli auguro di trovare ciò che c’è di meraviglioso in questo mondo malandato”.

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