Tante stanze tutte per sé
Esperienze di cohousing al femminile, ovvero quando le donne (pensionate) decidono di vivere in comunità. Da un’idea di Virginia Woolf
Di Alba Minadeo
Quasi un secolo fa, Virginia Woolf scriveva che una donna deve avere una rendita e una stanza tutta per sé per poter esprimere la propria creatività. Forse questa è una delle ragioni che spinge oggi sempre più donne over cinquanta a una coabitazione al femminile.
Considerando che […] non era un genio, bensì una ragazza sconosciuta che scriveva il suo primo romanzo in una sala di soggiorno adibita a stanza da letto, piuttosto sprovvista di quelle cose tanto desiderabili, il tempo, il denaro, e l’ozio, ce l’aveva fatta abbastanza bene. Datele ancora cento anni, […] una stanza propria e cinquecento sterline l’anno, lasciatele dire quello che pensa […] Sarà un poeta, dissi, rimettendo ‘Life’s Adventure’, di Mary Carmichael, a un estremo dello scaffale, fra cento anni. (Da: Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, Il Saggiatore-Garzanti, 1974).

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Virginia Woolf nel 1902, fotografia di George Charles Beresford
La maggior parte delle donne arriva alla terza età dopo aver dedicato la vita a famiglia, casa e lavoro, senza un luogo in cui scrivere, dipingere o suonare il pianoforte. Molti uomini invece hanno spesso uno studio tutto per sé, invalicabile. Oggi, nelle coppie con doppio reddito, le donne dedicano alle faccende domestiche almeno tre ore in più al giorno rispetto ai mariti. Dunque, arrivato il momento della pensione (un po’ come una piccola rendita), alcune di loro si riorganizzano oltre la famiglia nucleare per dedicare il tempo che resta a esprimere finalmente sé stesse. Non un buen retiro isolato, ma la scelta di metter su casa insieme con altre donne, un po’ come roommates – le ventenni che preferiscono vivere con le amiche e non con il fidanzato – ma anziane.

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La stanza di Virginia Woolf, nella casa di campagna
Già le quarantenni oggi si chiedono se il prossimo passo debba essere una stanza tutta per sé. Nella nostra epoca nascono meno bambini, le scuole chiudono, ma alcune riaprono, come per esempio quella dove convivono ventisei donne, a nord di Londra.
Il paradiso delle signore… senior
New Ground è un progetto di cohousing al femminile, il primo del Regno Unito, situato nel sito di una ex scuola femminile confinante con un convento, che sta facendo risparmiare denaro all’amministrazione locale, grazie al sistema «compagne di salute» ovvero che si tengono d’occhio a vicenda. Dopo 18 anni di preparazione, nel 2016 ha aperto a residenti tra i 58 e i 94 anni. Molte lavorano ancora, altre fanno volontariato e sono attive nella comunità. La sala comune viene utilizzata per cene, serate cinema, lezioni di yoga e Tai Chi. C’è anche una suite per il pernottamento degli ospiti, perché queste donne hanno fratelli, figli, amanti, che però non possono vivere lì.
Sono «fermamente contrarie all’ageismo e al paternalismo, all’infantilizzazione degli anziani da parte dei servizi di assistenza sociale e convinte di non voler passare il resto dei loro giorni in una sala ricreativa», malinconiche e passive ad ascoltare Raoul Casadei, come succede nelle case di riposo italiane. Il cohousing non è come vivere in una comune. Le persone hanno appartamenti con una, due o tre stanze e un giardino. Cucinano a turno e ci si può divertire senza tutte quelle routine domestiche. New Ground non è aperto agli uomini perché, per esperienza, cercherebbero di prendere il controllo e dominare la situazione. L’hanno definita un’utopia femminista ma «è questione di amicizia e cura reciproca», dicono invece le ospiti. Non rimane molto tempo, è importante averlo tutto per sé. Per saperne di più: www.newgroundcohousing.uk.
I beghinaggi femministi
In Germania, i Beginenhöfe, ispirati a quelli medievali, ospitano oggi più di cinquecento donne, con i loro bambini, in trenta città. Queste beghine vogliono portare avanti e diffondere la cultura femminista secondo la pratica dell’Affidamento fra donne, termine coniato dalla Libreria delle Donne di Milano negli anni Ottanta. Vuol dire curare i rapporti con altre donne e sviluppare risorse di forza personale, originalità mentale e sicurezza sociale. L’impegno civile si traduce così nelle azioni a favore del vicinato, nell’aiuto al prossimo e nei progetti sociali, in interventi spontanei come rinforzo all’insufficiente Welfare State, credendo che «fare del bene fa bene».
Esiste poi il cohousing al femminile “d’emergenza”, come quello creato in Bosnia ed Erzegovina, con il sostegno dell’Associazione svizzera Ingegneri Senza Frontiere, un progetto di coabitazione a favore di un gruppo di donne svantaggiate socialmente. Il piano dell’Associazione Pronto Donna – Centro Antiviolenza prevede invece un cohousing riservato alle ragazze neomaggiorenni che escono dalle comunità educative. Inoltre, già dal 1972, in Ticino ha preso piede la convivenza intergenerazionale grazie alla cooperativa femminile luganese Residenza Emmy, che offre alloggi economici per anziani.
Infine, nell’Italia della matrilocalità e della sorellanza si parla di mommune, da mamma e comune. Fin dal dopoguerra, diverse generazioni di casalinghe si svegliavano la mattina nella stessa casa o vicolo e si preparavano a condividere l’intera giornata con altre mogli, madri, vedove, nonne, zie, figlie, sorelle, vicine di casa, mentre gli uomini andavano al lavoro. Era una famiglia estesa, di donne per le donne, che curavano i bambini di tutte, compresi i piccoli delle neosposine lavoratrici. Una condivisione “rosa” che si sostituiva alle carenze dello Stato sociale. Quasi come nei beghinaggi teutonici.
Spunti di lettura
La convivenza romanzata
Il cohousing femminile è un fenomeno presente anche nei libri. Eccone alcuni:
- Il romanzo Un inverno freddissimo di Fausta Cialente (1966) vede un gruppo di donne milanesi nel dopoguerra reinventarsi una vita in un sottotetto gelido, da cui è stato tratto anche lo sceneggiato tv con Giulietta Masina.
- Le mie sette madri racconta l’infanzia dell’autrice danese Pernille Ipsen in una comune femminista negli anni Settanta.
- “Aveva vinto la lotteria di Stato (…) Che cosa ti comprerai? le chiedevano, e lei aveva risposto: (…) Una stanza tutta per me!”, la citazione è di Tove Jansson tratta dal suo La città del sole, che narra delle anziane ospiti negli anni Settanta della pensione Butler Arms di St. Petersburg in Florida, dove un unico uomo, scarsamente tollerato, fa scherzi pestiferi.
- Nel memoir sudcoreano Two women living together (2019) di Kim Hana e Hwang Sunwoo, una giornalista di moda e una copywriter quarantenni rinunciano al matrimonio, decidono di comprare platonicamente casa insieme e proporsi come «famiglia scelta»: un atto sovversivo nel loro Paese.
- Ne Il terzo tempo di Lidia Ravera la protagonista eredita un ex convento, raduna i compagni con cui ha condiviso la vita e l’impegno politico da giovane e crea una famiglia allargata in cui convivono anche i ricordi.
- Antonella Mollicone, al suo debutto narrativo con La femminanza, traccia una saga familiare attraverso mezzo secolo di storia del Basso Lazio. Tra riti ancestrali e piccole ribellioni, fughe d’amore e gioie condivise, la Cerchia delle donne esiste da sempre.
- Nel 1863, Nikolaj G. Cernysevskij scrisse Che fare?, un libro ancora oggi innovativo, dove uomo e donna avevano ognuno la propria camera.
