La dieta della vanità
Una riflessione ironica sui regimi alimentari prendendo come spunto il libro ‘Homo Dieteticus (…)’ dell’antropologo dell’alimentazione Marino Niola
Di Alba Minadeo
A nulla valgono i buoni propositi dell’Avvento o di Capodanno, i precetti di Quaresima o i fioretti di maggio: la fibbia della cintura si sposta sempre più in là, e spesso è solo la prova costume che ci costringe finalmente a metterci a dieta. Ma quale scegliere? (E… dobbiamo veramente sceglierne una?)
Ho chiesto a un’amica come faccia a essere sempre così in forma, e mi ha risposto: «Sono vanitosa».
Molti dicono di aver provato tutte le diete, ma leggendo Homo Dieteticus. Viaggio nelle tribù alimentari (Il Mulino, 2015) di Marino Niola, antropologo dell’alimentazione, non basterebbe una vita. Il suo assunto è: L’uomo è ciò che non mangia, il contrario di L’uomo è ciò che mangia del filosofo Ludwig Feuerbach (1804-1872) che sosteneva: “La teoria degli alimenti è di grande importanza etica e politica. I cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello; in materia di pensieri e sentimenti. L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli un’alimentazione migliore”.
Questo principio viene citato anche nel film Tre ciotole (2025) di Isabel Coixet, tratto dal libro omonimo di Michela Murgia. E vi è un riferimento pure in Uccellacci e uccellini (1966) di Pasolini, in cui Totò e Ninetto Davoli divorano il corvo che li perseguita e che rappresenta il filosofo marxista: per assimilare i concetti, il sottoproletariato li deve mangiare.
Non dare troppo peso alle diete
«Ho finito di leggere un libro che parla di dieta
senza pane e pasta».
«Ah, sì… lo conosco… alla fine lui muore».
(Post virale sui social)

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Oggi va di moda la dieta delle 5 p (pane, pasta, pizza, patate, polenta: una sola per pasto), come pure la No carb diet (zero carboidrati) o la dieta intermittente (digiuno la sera fino alla prima colazione oppure dalla sveglia al pranzo). A Nord, va per la maggiore la dieta 80/20, percentuali di equilibrio tra cibi sani e non, citata nel film Il caffè della pazza gioia di Johanna Runevad. Il libro di Niola, molto esaustivo, spazia dalla gastroetologia (siamo ciò di cui si nutre il divino) alla Bibbia (“Guai a voi vacche pingui”); dall’obesità, come male morale e mancanza di volontà, alla penitenza; dallo stato terapeutico a quello teocratico; dall’etica alla dietetica. Dalla distinzione tra vita (Dio) e girovita (io) alle prescrizioni dei tre grandi monoteismi, dove il cristianesimo è onnivoro (“Nessuno vi separi dagli altri uomini per ciò che mangiate o bevete” – San Paolo), ma consiglia la temperanza.
Dalla tavola nutraceutica alla dieta chetogenica, dall’ossessione di purezza e leggerezza (anoressia) al fondamentalismo nei confronti della carne, fino all’obbligo sociale della magrezza: la 46 è una colpa, anche se è la taglia solo della pancia, e le gambe vestono una 42. Per la cerniera lampo, la forma fisica si misura in centimetri e non in chili o IMC. Sushi, insalate scondite o barrette ipocaloriche, rigorismo cool, efficienza ascetica rischiano di ridurre l’alimentazione senza uova, latte, sale, zuccheri, carboidrati, lieviti a pochi nutrienti, con grave danno per la salute.
Sensi di colpa, fobie, allergie, idiosincrasie, fantasmi epidemici, incubi allergenici: da chi non mangia verdure colte da più di quindici minuti ai vegansexuals (niente sesso con partner carnivori, per non essere contaminati); dall’ortoressia (solo cibi bio) al crudismo; dalle paleodiete (alimentazione di cacciatori o raccoglitori preistorici) alla dieta del gruppo sanguigno. Panacee come rucola, ciliegino, gamberetti, kamut, pane integrale, tè verde, curcuma, tofu, quinoa, ginseng, farro, sesamo, umeboshi.
Negli anni Ottanta il diavolo erano i grassi, nei Novanta i carboidrati, ora il glutine.
Green diet
“Le bestie sono nostri simili, esseri viventi e non alimenti”, diceva Pitagora, padre della green diet. Oggi, il vegetarianismo e il veganismo sono religioni laiche contro l’antropocentrismo. Viviamo in un’epoca di calo delle risorse idriche e sovrappopolamento del pianeta. E ci sono cinquecento milioni di obesi e un miliardo e mezzo tra sovrappeso e obesità (globesità). Entro il 2030, il 60% della popolazione mondiale sarà oversize. Onnivori compulsivi e parassiti improduttivi sono bombe a tempo per il sistema sanitario, insostenibili per il welfare. C’è il fitness e c’è la fatness, considerata una vera e propria disabilità negli Stati Uniti, dove il peso influenza il voto in condotta nelle pagelle scolastiche ed esiste una correlazione tra disoccupazione, discriminazione e obesità, già dai tempi della Weight Watchers.

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La dieta mediterranea sembrerebbe essere una buona ricetta. Tanto più che, secondo una recente teoria, esistono cibi a calorie negative, per cui più si mangia più si dimagrisce. Verdure, legumi, cereali ricchi di fibra: per processarli, il nostro organismo brucia più energia di quanta ne riceva dall’ingestione. Alla fine del bulimico saggio di Niola, viene proprio voglia di mettersi a dieta… ma dalle diete.
«Ho sperimentato diete fino a non praticarne nessuna.
Il corpo risponde adattandosi, indicando preferenze e rifiuti».
(Erri De Luca, dal documentario L’età sperimentale)
Prova costume
«Nel corso degli ultimi quindici giorni sono stato
a dieta: quanto ho perso? Quindici giorni».
(Mark Twain, da: Autobiografia)

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A questo riguardo, persino l’Intelligenza artificiale, nella sua limitatezza robotica, è di una sostenibile ragionevolezza. Il sensato consiglio è di puntare sul benessere e l’accettazione di sé piuttosto che su diete drastiche, per prepararsi all’estate senza stress.
1. Preferire un’alimentazione idratante: bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, in modo da sgonfiarsi e migliorare la tonicità della pelle.
2. Privilegiare una dieta iposodica: ridurre il sale, per contrastare la ritenzione idrica e la sensazione di gonfiore.
3. Assumere fibre e cibi freschi: consumare ogni giorno frutta e verdura di stagione, per aumentare il senso di sazietà e apportare vitamine preziose.
4. Comprare il costume giusto: scegliere modelli che valorizzino la silhouette e facciano sentire a proprio agio. Per le donne: per snellire, costumi interi; per minimizzare la pancia, modelli a vita alta o tankini, che unisce la comodità del due pezzi alla copertura di una canotta. Per tutti: i colori scuri (come il nero o il blu navy) slanciano la figura.
5. Fare movimento e prendersi cura di sé: l’attività fisica deve essere un momento di piacere, non di punizione. Praticare pallanuoto, tennis, padel, golf o pallavolo.
6. Camminare all’aria aperta o fare esercizi mirati, come il plank e i piegamenti, per tonificare il corpo in modo dolce, ma efficace.
7. Circondarsi di persone positive: l’ansia sociale legata alla prova costume è comune, ma la spiaggia è un luogo di relax ed è necessario indossare ciò che fa sentir bene.

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