Nel giardino delle fragole. Fortis ricorda Lennon

Nel 1982 il cantautore italiano pubblica un album dedicato al Beatles ucciso nell’80 a New York. Ecco la genesi del disco (e altre emozioni)

Di Beppe Donadio

Pubblichiamo un articolo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

New England Patriots-Miami Dolphins. È il Monday Night dell’8 dicembre 1980, le 23 circa, ora locale; il match è sul 13-13 a pochi secondi dalla fine dei tempi regolamentari e il kicker dei Patriots John Smith ha nei piedi il calcio che può valere l’incontro. Per Abc Sports commentano Don Meredith, Howard Cosell e Frank Gifford. È quest’ultimo che avvisa di un’ultim’ora confermata da Abc News, lasciando il microfono a Cosell: “Ricordate che questa è solo una partita di football, non è importante chi vince e chi perde”, dice in diretta il collega, che “il più famoso di tutti i Beatles” lo aveva intervistato in occasione di un precedente Monday Night. È Howard Cosell ad annunciare che John Lennon è stato ucciso. “L’Abc lo seppe da uno dei suoi reporter, che si era trovato al pronto soccorso per un incidente di moto nello stesso momento in cui tentarono di rianimare Lennon”. È Alberto Fortis a raccontarci i dettagli, lui che nel dicembre del 1980 si trovava negli Stati Uniti per la prima volta, e a Los Angeles apprese della tragica fine di Lennon dalla tv: “Ricordo la reazione d’incredulità generale. E di come la donna con la quale stavo al tempo scoppiò in lacrime. Sintetizzo così quel momento che cambiò la storia della musica e non solo”.

Il padre e il figlio

Non è soltanto per Fragole infinite, album del 1982 dedicato all’ex Beatles, che si cerca Alberto Fortis quando c’è da parlare di Lennon. Non è nemmeno per la somiglianza fisica (basta un paio d’occhiali rotondi con le lenti nere ed è fatta). È perché nella musica di Fortis Lennon aleggia, ritorna, parla: “Quello che ho con lui – racconta l’artista italiano – è un rapporto strano. Fino alla sua morte, pur adorando io i Beatles, non avevo nei suoi confronti quel sentire che poi mi avrebbe dato insegnamenti artistici e di vita”. Un rapporto che arriva da molto lontano: “A 5 anni, nel 1960, prima ancora che i Beatles esplodessero, nel giardino della mia casa di famiglia a Domodossola avevo il mio angolo segreto, il mio avatar, che era l’area in cui mia madre coltivava le fragole. Mai avrei pensato che vent’anni dopo mi sarei ritrovato a registrare nella Sala 2 degli Abbey Road Studios di Londra e a cantare ‘Fragole infinite’ nello stesso microfono in cui John Lennon registrò ‘Strawberry Fields Forever’ ”. Per gentile concessione, e supervisione, di Sir George Martin, ‘il quinto Beatle’: “L’album fu prodotto insieme al maestro Claudio Fabi, papà di Niccolò e sì, avemmo l’onore di avere la supervisione di George Martin che convocò il quartetto d’archi della London Philarmonic Orchestra, di cui il maestro più anziano, il primo violino, aveva partecipato ad album come Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e Abbey Road. Un sogno diventato realtà”. Lennon tornerà nella vita di Fortis a fine anni Ottanta sotto forma di Julian, primogenito di John, con lui per una settimana ai Power Plant Studios di New York dove si registrava Assolutamente tuo, ottavo album dell’italiano prodotto con Carlos Alomar, già (e molto a lungo) con David Bowie: “Julian arrivò con l’intenzione di fermarsi un pomeriggio e tornò ogni giorno. Forse lui non capiva la grande emozione che io provavo in quei momenti…”.

Con i grandi

È risaputo. La notte dell’8 dicembre 1980, a cadere sotto i colpi di Mark David Chapman furono l’artista ma pure il pacifista, il politico, l’uomo coraggioso e scomodo: “Sì, e infatti – continua Fortis – qualche dubbio sulla meccanica dell’assassinio rimane. Senza fare i complottisti a tutti i costi, il dossier di Lennon era sui tavoli della Cia, ed era una priorità. Lennon era inviso al governo americano, poteva portare un milione di persone in Central Park, si batteva contro la guerra in Vietnam, contro un certo tipo di establishment. Ancora una volta, ecco l’arte che diventa la voce del collettivo sano, non la protesta gratuita a tutti i costi. Quindi, va bene il disadattato pazzo, ma qualche ombra intorno all’omicidio ancora regge”. 
Per Fortis, Lennon sta con Ghandi e Kennedy, accomunati in ‘Queen Mary’, su Angeldom (2001). E i tre, con l’aggiunta di Martin Luther King, stanno anche in ‘Tu lo sai’ da Do l’anima (2014). In mezzo, da West of Broadway (1985), ‘Immagina che’, ‘Imagine’ in lingua italiana: “Sì, Lennon torna in questa sorta di mantra che ho avuto il piacere di riproporre in alcune mie canzoni perché, soprattutto in periodi come questi, penso che queste figure servano come insegnamenti di vita, soprattutto in una materia come l’arte che passa attraverso mille filtri e manipolazioni e che forse sfugge un po’ dall’essere, come accaduto in altri periodi della storia, la punta dell’iceberg di esigenze sociali, ideologiche, emotive, collettive”. 

Quella possibile ʻreunionʼ

Per finire, destinatario anche Alberto Fortis, quella richiesta un po’ morbosa di sapere cosa canterebbe oggi John Lennon se il “disadattato pazzo” si fosse limitato a chiedere l’autografo: “Ho partecipato giorni fa a una bellissima kermesse per l’8 dicembre creando, è la bellezza del web, un ponte tra Domodossola e Austin, Texas, eseguendo in duo ‘Imagine’ con Patricia Rodriguez, sorella di Robert Rodriguez, regista amico di Tarantino. In quell’occasione ho ascoltato reazioni a 360 gradi su cosa Lennon avrebbe potuto esprimere, insegnare ancora oggi. Personalmente, credo che avrebbe avuto un ritorno molto sentimentale alle sue origini, vista quella che parve al tempo la sua volontà di tornare a Liverpool. Magari non stabilmente, ma riallacciando determinati ponti con il passato. Io ho il sospetto che, al di là del suo essere con lo sguardo dritto verso la letteratura e il cinema, Lennon avrebbe creato una reunion con Paul McCartney e con il figlio Julian. E con Ringo Starr, che alla reunion si era detto disponibile, per quella che, credo, sarebbe stata una parvenza di New Beatles”.

UN ARTISTA IN 2 PAROLE

È un quarantennale di vita quello festeggiato da Alberto Fortis nel 2018 con la pubblicazione di 4Fortys, due dischi di vita artistica con tre inediti, versioni nuove dei suoi classici e, sul primo disco, l’album d’esordio sonato live piano e voce e integrato dal racconto dello stesso autore. Album imprescindibile, Alberto Fortis del 1979, assai diretto sin dall’apertura, quella ‘A voi romani’ che ai romani (“Brutta banda di ruffiani e di intriganti”) proprio non andò giù. Era l’album de ‘La sedia di lillà’ e de ‘Il Duomo di notte’ , dove il Duomo era quello di Milano e la Milano era quella di ‘Milano e Vincenzo’ , ovvero Vincenzo Micocci, talent scout accusato da Fortis di averlo parcheggiato a lungo prima di dargli una chance. Querelle che si risolse presto e, a sigillo della pace, la pubblicazione nel 2009 dell’autobiografia del Micocci intitolata… Vincenzo io ti ammazzerò. La storia dell’uomo che inventò i cantautori, in cui il discografico si fece scrivere la prefazione dal suo ‘assassino’…

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