Da schiavi a criminali: colpevoli di essere sé stessi

Un libro e un documentario “senza se e senza ma” per comprendere le origini delle discriminazioni vissute dalla comunità afro-americana statunitense.

Di Lorenzo Erroi

Pubblichiamo un contributo apparso in Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

«Non è l’amore che ci rende ciechi, e nemmeno il terrore: è l’indifferenza»
da Se la strada potesse parlare di James Baldwin (1974)

Negli Stati Uniti gli afroamericani hanno il 50% di possibilità in più di essere ingiustamente condannati rispetto a chiunque altro. Le statistiche lo dicono, ma James Baldwin – uno dei massimi narratori americani del Novecento – lo racconta. Lo fa attraverso la storia di una giovane donna incinta dell’uomo che ama da sempre, uno scultore arrestato per uno stupro mai commesso.
Se la strada potesse parlare (‘If Beale Street Could Talk’ nell’originale, consigliatissimo per l’intraducibile impasto linguistico) è un libro che da noi si è riscoperto solo di recente, per via del film premio Oscar che ne è stato tratto due anni fa. Se volete intuire qualcosa del razzismo insito nel sistema di giustizia americano – e non avete voglia di leggere saggi e report – cominciate da qui, da questa breve storia d’amore nella quale l’ottimismo delle relazione vince sul disgregarsi della convivenza sociale.

«Il modo in cui nella nostra nazione ci appelliamo al senso di paura e ansia degli elettori passa attraverso i corpi dei neri»
Khalil Muhammad in 13th (2016)

Quella di Baldwin è una storia che non si discosta molto da altre, decisamente troppo reali, che vediamo raccontate in 13th, un documentario del 2016 disponibile su Netflix. Il titolo (‘Tredicesimo’) è un riferimento all’emendamento della Costituzione americana che nel 1865, finita la Guerra civile, abolì la schiavitù. Ci spiega perché, come sintetizza una recensione del Guardian, “le prigioni sono le nuove piantagioni”. Perché la galera non serve solo a segregare, ma anche a sfruttare il lavoro gratis dei detenuti. A questi scopi mirava dopo tutto la campagna ‘law & order’ che assunse risvolti brutali a partire dal presidente Richard Nixon, e che ancora continua: quella che porta a condanne obbligatorie per reati di pochissima rilevanza, e a condanne all’ergastolo automatiche per molti recidivi. Un documentario scrupoloso, onesto e, ahinoi, meno ottimista della narrativa di Baldwin. 

 

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