Son chiuso in casa, però…

Anche nell’emergenza planetaria di cose da (ri)scoprire ce ne sono parecchie. Con qualche inevitabile conferma.

Di Lorenzo Erroi

Alcune cose che ho scoperto stando chiuso in casa il più possibile, come dovremmo fare tutti: siamo sempre lì a invidiare chi sta sul divano tutto il giorno, ma poi quando ci viene imposto siamo agitati come stambecchi nella stalla; quelli che si preoccupano meno siamo noi ipocondriaci, perché la paura del virus si deve mettere in fila dietro a mille altri acciacchi, almeno finché non si inizia a preoccuparsi per i propri cari; nemmeno due anni in isolamento ci spingeranno a riordinare casa.

Alcune cose che ho imparato mentre uscivo alla svelta per fare la spesa: i conoscenti iniziano a chiedere lumi a «te che sei un giornalista», e la cosa spaventa perché ci si rende conto di poter essere pericolosi non solo con la saliva, ma anche con l’inchiostro; si può parlare tutti dello stesso tema per giorni e non stancarsi mai. Altre cose che ho imparato lavorando da casa: il telelavoro è possibile e a volte perfino più produttivo; anche l’ansia può essere contagiosa; quando si finisce di lavorare si passano ore a decidere se “vedere un film-leggere un libro-ascoltare la musica”, e alla fine non si combina nulla.
Cose che forse sapevo già, ma hanno trovato conferma: tutti prima o poi possono avere paura; in campagna elettorale tutto può far brodo (anche se poi alle urne non ci si va), pure spaventare la gente e fare una gran confusione in un momento di emergenza; se eri un cretino prima del coronavirus, dopo non migliori. 
Ora però è il momento della coesione, della cura e dell’attenzione, soprattutto verso chi in questa crisi è più vulnerabile. Passerà anche questa, ma intanto ci vuol pazienza. E prudenza.

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