Ra Cumbricula Bregnona, in scena da trent’anni

Nata nel 1997 come costola della Filodrammatica di Blenio, la compagnia di teatro amatoriale è fortemente legata al territorio e a quel che vi capita

Di Moreno Invernizzi

Ra Cumbricula Bregnona, nata nel 1997 come costola della Filodrammatica di Blenio, prende il nome dalla Valle di riferimento. La compagnia amatoriale è fortemente legata al territorio e a quel che vi capita: ciò si riflette anche nelle pièce composte ad hoc e portate in scena dalla dozzina di elementi dai 30 ai 70 anni. Ce ne parla Tiziano Conceprio, uno dei suoi fondatori.

«La stretta attualità ci restituisce troppo spesso una realtà di cui vorremmo fare a meno: basta leggere la cronaca di un giornale o accendere la televisione per seguire un telegiornale ed essere bombardati da brutte notizie. Il teatro per me, e per noi della Cumbricula Bregnona, deve allora essere il diversivo che ti permetta, almeno per quelle due ore abbondanti, di prenderti un ‘timeout’ dalla realtà. Anche per questo gli spettacoli che portiamo in scena sono pensati per strappare una grassa risata ai presenti. Non sforzata, non ‘pesante’, ma genuina». Il prologo è quello di Tiziano Conceprio, uno dei fondatori della compagnia che da trent’anni calca la scena, in particolare del Sopraceneri, nonché la ‘penna’ da cui nascono i copioni.


© Ra Cumbricula Bregnona

«Le mie idee? Beh, diciamo che le mie sono delle intuizioni. Come un artista, occorre cogliere l’attimo: a volte cerco di immaginarmi una potenziale scena, per poi costruirci attorno il resto della storia. Altre volte prendo spunto da qualche fatto realmente accaduto per poi adattarlo in chiave semiseria. Il più delle volte, però, la trama si scrive cammin facendo: sai il punto di partenza e ti è chiaro dove vuoi arrivare, ma il cammino per giungere a destinazione è ancora un libro bianco. Ed è allora che mi lascio ispirare da qualche spunto». Spesso ‘nostrano’: «Nel limite del possibile il copione dovrebbe restituire uno spaccato di vita legato al nostro territorio».


© Ra Cumbricula Bregnona

Dialetto bleniese e della ferrovia

E in trent’anni di ‘carriera’ su e giù da un palco, Tiziano Conceprio un certo mestiere nel redigere i copioni l’ha maturato. Ma come nasce Ra Cumbricula Bregnona, e cosa significa il suo nome? «La nostra storia comincia nel 1997: inizialmente siamo nati come una… costola dell’allora Filodrammatica di Blenio. A questa nuova avventura abbiamo subito aderito io e un paio di altri attori, a cui poi se ne sono aggiunti altri. Inizialmente, per le prove facevamo capo al salone di Ponto Valentino. Il nome? Beh, a dire la verità quello per noi era un aspetto secondario: l’essenziale era recitare… Poi venne anche il momento di pensare a ‘battezzarci’, e la cosa più immediata che ci è venuta è appunto stata Ra Cumbricula Bregnona, ossia La Combriccola della Valle di Blenio, per chi mastica un po’ di dialetto della Valle». Già, il dialetto della Valle, che è appunto ‘la lingua’ in cui il gruppo recita: «Principalmente sì, anche se poi è vero che in questi anni al gruppo si sono aggiunti attori che vengono dal Bellinzonese o dalla Leventina, per cui anche nei nostri spettacoli si può ritrovare un po’ di dialetto… della ferrovia».


© Ra Cumbricula Bregnona

Una porta sempre aperta

«Ora come ora la compagnia è composta da tredici attori, con un’età che spazia dai trent’anni circa dei più giovani fino alla settantina di quelli più maturi. Proprio negli ultimi spettacoli che abbiamo portato in scena in ordine di tempo abbiamo avuto alcuni giovani che si sono fatti avanti per unirsi alla compagnia, ragion per cui nel prossimo lavoro vedrò di creare una parte anche per loro. Del resto, lo diciamo sempre e lo ribadisco anche in questa sede, la nostra porta è sempre aperta per chiunque voglia cimentarsi con il teatro: dietro ogni persona c’è un potenziale attore, ma poi non tutti hanno il coraggio di osare o non trovano l’opportunità di farlo: da noi posto c’è, per cui… Al gruppo di attori si aggiungono una suggeritrice, il tecnico delle luci, le truccatrici e, ovviamente, il regista».

Ruolo, quest’ultimo, svolto fino a quest’anno da un personaggio assai noto alle nostre latitudini, almeno per chi ha già qualche capello grigio sulla testa: Pietro Aiani, volto assai noto della Televisione della Svizzera italiana di qualche anno fa: «Nei primi anni mi era toccato vestire i doppi panni di autore e regista, ma ben presto ci siamo resi conto che entrambe le mansioni, pur potendo contare su un aiutoregista, richiedevano troppo impegno e così, fors’anche perché ero meno portato per ‘dirigere’ gli attori, mi sono fatto da parte. Una decina d’anni fa siamo così andati a bussare alla porta di Pietro Aiani, che nel frattempo si era stabilito in Valle di Blenio, proponendogli l’incarico: il resto è storia…».

E che regista è? «Beh, si vede che dietro c’è la sua ‘mano’, quella di una persona che per anni ha lavorato nel campo della televisione, maturando una certa dimestichezza con la recitazione: con lui alla regia, abbiamo dato alla nostra recitazione quel qualcosa in più. Peccato che da quest’anno Pietro, complici i molteplici impegni, abbia deciso di lasciare la nostra regia».


© Ra Cumbricula Bregnona

Uno spaccato di vita del territorio

Quanto è il tempo di ‘incubazione’ di una nuova commedia? «Una volta che il copione è pronto, almeno a grandi linee (copione che poi viene rielaborato cammin facendo tenendo in considerazione i suggerimenti di tutti i componenti della compagnia), per poter essere pronti per andare in scena ci vogliono almeno cinque mesi di prove. In passato di prove ne facevamo anche due alla settimana, ma ci siamo accorti che per tutti diventava un po’ troppo impegnativo, per cui abbiamo optato per una prova settimanale e poi lo studio individuale a casa, anche se a volte (comprensibilmente), quest’ultimo viaggia un po’ a velocità alterne…».

La ‘prima’, come tradizione vuole, viene portata in scena al Cinema Teatro Blenio ad Acquarossa: «In una valle come la nostra, il teatro che proponiamo noi ha anche una funzione sociale e aggregativa non indifferente, ragion per cui la gente del posto risponde sempre in modo massiccio. Anche se, a dire il vero, la sera della ‘prima’ la sala non è particolarmente gremita, ma poi, con le repliche, il pubblico è sempre più numeroso. E c’è anche chi, pur conoscendo la storia, torna più volte a vederci per rifarsi un po’ di risate: questo è particolarmente gratificante, perché vuol dire che lo spettacolo è riuscito. Va poi detto che, da una serata all’altra, c’è sempre qualcosa che può cambiare, vuoi per una battuta detta diversamente, vuoi per qualche ‘fuori programma’, per cui c’è sempre qualcosa da scoprire: è il bello della diretta! Quando si esce per così dire dal seminato, entra poi in gioco l’abilità dell’attore nel riprendere il filo del discorso, esercizio che ai più navigati riesce ovviamente un po’ meglio».


© Ra Cumbricula Bregnona

E in ultima battuta chiosa ribadendo: «Il nostro palco è sempre aperto a chi volesse calcarlo, anche per la prima volta: chi fosse interessato a cimentarsi con il teatro, può contattare direttamente me oppure gli altri componenti della Cumbricula Bregnona».

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