Giornalismo lento, per necessità
Come si è giunti all’era delle agenzie stampa e al giornalismo moderno? Partiamo da quando ancora non esisteva la professione: con quale velocità circolavano le notizie e come?
Di Ivo Silvestro
Come è nato il giornalismo? Proponiamo un percorso tematico, dall’antichità alla contemporaneità, per comprendere da dove veniamo e dove stiamo andando, senza la spocchia di autoincensarci. Primo tema è la velocità dell’informazione: oggi siamo abituati all’istantaneità, ma come circolavano le notizie in passato?
Se un valente regista britannico può rileggere l’Odissea come un racconto pacifista ed egualitario, qui proviamo a guardare alla caduta di Troia, e a quello che è accaduto dopo, come alla protostoria del giornalismo.
A diffondere tra le città elleniche la notizia della guerra erano gli aedi, i cantori che giravano di comunità in comunità narrando in versi le gesta degli eroi. Certo, avvicinarli al giornalismo moderno è una forzatura storica imperdonabile, se si pensa ad esempio alla verifica delle notizie o all’avversione per il sensazionalismo.
Se il loro era giornalismo, era in ogni caso un giornalismo lento – non nel senso dello slow journalism che oggi rivendica il tempo della verifica contro la fretta del clic, ma per la banale ragione che la notizia della caduta di Troia viaggiava alla velocità di un aedo, dei suoi spostamenti e delle sue soste di villaggio in villaggio. Un mondo lontanissimo dai pochi minuti con cui oggi veniamo aggiornati sui conflitti in corso.
Segnali luminosi
C’erano – o almeno erano pensabili – strumenti di comunicazione ben più veloci, riservati ovviamente ai potenti. Eschilo ce ne presenta uno incredibilmente efficace nella tragedia Agamennone: Clitennestra viene a sapere della caduta di Troia la notte stessa in cui la città è stata espugnata. La notizia è arrivata fino ad Argo non grazie a uomini, ma grazie al fuoco: una catena di segnali luminosi che dal monte Ida, in Asia Minore, arriva fino al tetto del palazzo degli Atridi. Difficile che un sistema del genere sia esistito davvero, ma almeno sappiamo che era nell’immaginario greco.
Per l’immaginario moderno, ci ha pensato J.R.R. Tolkien che ha descritto un sistema simile nel Signore degli anelli – e anni dopo Peter Jackson l’ha trasformato in una delle scene più emozionanti di Il ritorno del re.
Messaggeri in carne e ossa
Un segnale luminoso, però, può dire solo “sì” o “no”: Troia è caduta, Gondor chiede aiuto (“e Rohan risponderà”). Per una notizia più articolata serviva ancora un messaggero in carne e ossa. O meglio ancora tanti messaggeri, messi in fila. È il sistema che l’Impero persiano costruì lungo la sua strada reale, e che Erodoto descrive nelle Storie riferendosi sempre a una battaglia, quella di Salamina. La notizia della disfatta della flotta persiana arrivò fino alla capitale Susa con una staffetta di cavalli e cavalieri posizionati alla distanza di una giornata di viaggio. Il primo corre finché non consegna il messaggio al secondo, che riparte subito con un cavallo fresco, e così via. L’angareion, questo il nome persiano del sistema, venne descritto da Erodoto con parole divenute celebri perché, oltre due millenni dopo, sono diventate un motto ufficioso del servizio postale americano: niente può fermare quei corrieri, “né la neve, né la pioggia, né il caldo, né la notte”.
Un sistema simile, ma a piedi, correva lungo il Qhapaq Ñan, la rete stradale dell’Impero inca, un enorme impero gestito senza cavalli: i chasqui si davano il cambio ogni due chilometri e mezzo circa, portando messaggi a memoria o affidati ai quipu, i cordoni annodati. Un sistema efficiente, anche se alcune stime sulle distanze coperte, con 300 chilometri al giorno, sono poco verosimili.
Senza privilegi
Comunicazioni veloci, ma riservate allo Stato e al potere, non al popolo. Popolo che nel 1683 si ritrovava invece sotto il palazzo veneziano del barone Tassis, “mastro generale delle poste di Germania”, come racconta Mario Infelise in Prima dei giornali. Alle origini della pubblica informazione (Laterza, 2002). Mercanti, bottegai e operai restavano lì fino a tarda notte, in attesa di notizie sull’assedio di Vienna “con impazienza sì grande che non è facile esprimerla”, come riporta un testimone dell’epoca, l’abate Frugoni. Non una staffetta imperiale, ma una rete alla portata di chiunque – e da cui chiunque, in piazza, poteva aspettarsi un aggiornamento.

La famiglia Tassis gestiva dal Cinquecento un servizio postale regolare, aperto a privati, tra le principali città europee, con partenze e arrivi fissi. Da Roma si raggiungeva Venezia in quattro o cinque giorni, Milano in otto, Vienna in 12-15, Parigi in 20. Il punto importante non è la velocità – i tempi sono simili a quelli medievali –, ma la regolarità del servizio: sapere che un corriere parte ogni sabato e arriva ogni mercoledì, rende possibile pubblicare un “foglio di notizie” a cadenza fissa. Affidandosi alla rete dei Tassis, può svilupparsi il primo antenato del giornale periodico. I potenti, va detto, continuavano ad avere accesso a canali privilegiati, con corrieri straordinari e dispacci diplomatici.
Clima e geografia
Anche il sistema più regolare e veloce, però, restava ostaggio della geografia e del clima. Le Alpi erano l’ostacolo stagionale che, con neve e passi chiusi, rallentava o bloccava per settimane le comunicazioni.

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Telegrafo ottico di Chappe
Per aggirare il problema, alla fine del Settecento si tornò, migliorandolo, al sistema di Agamennone, sostituendo i falò con delle torri che, in base alla posizione di alcune pale, riuscivano a inviare messaggi più elaborati di un semplice “sì/no”. Grazie al telegrafo ottico di Chappe, che Napoleone estese fino all’Italia, nel 1811 la notizia della nascita del figlio dell’imperatore raggiunse Milano in un giorno, contro i cinque necessari a cavallo. Di nuovo un sistema riservato agli uomini di potere, e limitato dalla visibilità: niente telegrammi ottici di notte o con la nebbia. Ma sono limiti che durarono una trentina d’anni appena, con lo sviluppo del telegrafo elettrico che venne subito usato per la diffusione di notizie. Già a metà Ottocento 120 quotidiani di provincia inglesi ricevevano di notte, via cavo, le cronache dei dibattiti parlamentari, pubblicando le notizie praticamente in contemporanea con i concorrenti londinesi. Sta per iniziare l’era delle agenzie di stampa e del giornalismo moderno.

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Una prova in costume tradizionale con un apparecchio telegrafico, fotografata nel 1952 in Svizzera
