Ritmi, natura, corpo e sensi
Per i cent’anni degli asili Waldorf/Steiner, abbiamo visitato la Scuola di Minusio-Rivapiana e incontrato Eveline Picchetti, ex maestra e coordinatrice, per parlare di pedagogia steineriana e delle critiche che suscita
Di Clara Storti
In occasione dei cento anni degli asili Waldorf/Steiner, siamo andati a visitare le tre sezioni alla Scuola di Minusio-Rivapiana. Insieme a Eveline Picchetti, ex maestra e coordinatrice, abbiamo fatto due chiacchiere sulla pedagogia steineriana, fra un ascolto pieno dei bambini e alcune critiche dall’esterno.
Se si arriva da lontano – col treno, per esempio –, scendendo alla fermata di Minusio si fanno due passi e si raggiunge Via dei Paoli 36 (che, per associazioni che poco c’azzeccano, mi fa pensare a Guccini), dove da anni ha sede la Scuola Steiner di Locarno-Rivapiana. Un complesso di una manciata di edifici in cui trovano spazio la scuola, la palestra, una caffetteria e alcuni appartamenti, come descrive la mia anfitriona Eveline Picchetti, quando la raggiungo per una chiacchierata sull’approccio educativo steineriano, con focus sui primi anni di vita dei bambini. L’occasione infatti sono i cento anni degli asili Waldorf/Steiner, ispirati alla pedagogia di Rudolf Steiner, filosofo, teosofo, fondatore dell’antroposofia e ricercatore austriaco.

© Scuola Steiner Minusio-Rivapiana
Eveline oggi funge da coordinatrice delle maestre della sede locarnese ricoprendo anche il ruolo di consulente. In passato è stata una maestra d’asilo Waldorf/Steiner, sebbene prima di ciò «il mio mestiere fosse quello della libraia». A un certo punto del suo percorso, grazie a una conferenza, Eveline è entrata in contatto con questa pedagogia sposandone convinta i principi: ha così deciso di formarsi e diventare maestra. Poi «36 anni fa, sono stata la prima maestra al primo asilo Steiner fondato qui a Minusio, allora in via Mimosa», ricorda con gioia. In Ticino, oltre alla sede di Minusio, c’è anche quella di Origlio che, ricorda, «lo scorso anno ha dovuto chiudere per ragioni finanziarie e ora è ripartita».
Torniamo in Via dei Paoli, nella villa più antica, dove all’ultimo piano c’è l’asilo; nello stesso edificio, che ha tre livelli, trovano spazio anche alcune classi di elementari e medie. Nel metodo steineriano, chiarifica Eveline, si parla di cicli vitali, suddivisi per settenni: il primo (0-7 anni) è quello dell’asilo, che inizia all’incirca a 3 anni. Il secondo (7-14) comprende elementari e medie (I-VIII classe) e infine il terzo (14-21 anni, IX-XII classe). La pedagogia steineriana parte da una profonda conoscenza del bambino e dei suoi bisogni, espone Eveline.
Tulipano, Girasole, Gelsomino
Mi immagino cosa possano sentire i bambini entrando nella loro aula: il profumo buono del pane fragrante appena sfornato, colori caldi e tenui che coccolano, legno, lana e stoffe per sensazioni diverse al tatto. A Minusio, «le sezioni di asilo sono tre e c’è anche un asilo nido (così come a Cagiallo e Origlio)», dice Eveline quando saliamo le scale per visitare una delle classi, mentre i bambini sono in giardino a giocare. Le sezioni, chiamate Tulipano, Girasole e Gelsomino, contano all’incirca diciotto bambini ciascuna.

© Scuola Steiner Minusio-Rivapiana
L’asilo steineriano, sintetizza l’interlocutrice, pone l’accento su «sviluppo corporeo, gioco libero, imitazione e contatto con i materiali naturali», senza anticipare l’intellettualizzazione, ovvero lettura e scrittura. «I primi sette anni di vita dei bambini sono i più importanti, questo lo dice anche la psicologia. Steiner affermava che bisogna creare un ambiente bello e adatto, poi il bambino va da sé avendo davanti il buon esempio della maestra. L’imitazione è la chiave». Imitazione ed esperienze «soprattutto a livello sensoriale e di movimento, scoprendo la musica, cantando, facendo girotondi, assistendo a teatrini o ascoltando fiabe, ma anche cucinando, costruendo».
Libertà ed espressione senza interferenze
Grande rilievo lo ha il gioco libero: «Abbiamo pochissimi giochi. Ci sono stoffe, cesti, cavalletti, sedie. I bambini costruiscono i loro giochi. Inventano. Si lascia tanta libertà, ciò non significa però che possano fare ciò che vogliono quando vogliono – chiarisce subito a scanso di equivoci –, ma è interessante osservare quanto i bambini riescano a sviluppare da soli con la fantasia».
Un’altra chiave dell’approccio steineriano «è il ritmo. Tutti i giorni si svolgono con la stessa routine, che alterna momenti statici a momenti di movimento (una volta alla settimana si fa pure euritmia), così come ben radicati sono i momenti come la merenda, uscire in giardino eccetera». Così procedono le settimane, incentrate sulla ciclicità della natura, con stagioni e festività a esse legate. Inoltre, «una volta alla settimana, per tutto l’anno, gli alunni trascorrono una mattinata nel bosco, sempre nello stesso luogo», così da poterne osservare le metamorfosi.
Questo approccio non è esente da critiche. A suscitare perplessità è soprattutto la scelta di posticipare l’intellettualizzazione e di lasciare ampio spazio al gioco, al movimento e alle esperienze sensoriali, assecondando i tempi diversi di sviluppo di ciascun bambino. «Queste critiche arrivano sempre – inizia Eveline –. Se, nei primi sette anni di vita, i bambini sviluppano bene la propria corporeità, se si sentono bene, se sono agili, poi lo sarà anche il pensiero. La nostra pedagogia cerca di preparare a reagire alle situazioni, anche di cambiamento: sono allievi con elasticità mentale e curiosità, fantasia. Approfondire a livello intellettuale è sempre possibile».

© Scuola Steiner Minusio-Rivapiana
Una comunità
La crescita e lo sviluppo in ambito scolastico non sono solo appannaggio delle maestre, Eveline sottolinea come il rapporto e la collaborazione con i genitori siano essenziali: «Facciamo colloqui regolari, proponiamo serate dedicate a temi pedagogici e anche piccole formazioni. Nei casi in cui un bambino abbia difficoltà cerchiamo dapprima il dialogo con la famiglia e valutiamo quindi come agire, se sia necessario fare capo a medici oppure ai servizi dedicati del Cantone».
E proprio rispetto al contesto cantonale, chiedo alla mia interlocutrice quale statuto abbia la scuola: «La Steiner è riconosciuta dal Cantone, ma non è parificata; ciò significa che abbiamo libertà nella scelta di orari e materie, ma significa anche che non beneficiamo di sussidi. Per il finanziamento, abbiamo dei donatori che ci sostengono e poi ci sono le rette scolastiche». Le faccio notare che, rispetto a quella pubblica, spesso si pensa a una scuola alternativa come a un lusso che non tutti possono permettersi: «A mio parere è un investimento su tutta la linea, in senso positivo. Inoltre, come dicevamo prima, i genitori sono molto coinvolti nelle attività, come la pulizia dei locali e coloro che non hanno grandi disponibilità economiche aiutano in altri ambiti», afferma Picchetti.
Porte aperte e festa d’autunno
Oltre alle entrate citate prima, Eveline segnala anche l’autofinanziamento con l’organizzazione periodica di feste, come quella delle Porte aperte per i cento anni degli asili Waldorf/Steiner e Sagra della zucca, di domenica 18 ottobre (dalle 14 alle 16.20), in Via dei Paoli 36. «Questa giornata darà l’occasione di visitare gli spazi, incontrare le maestre, conoscere la pedagogia. Per i bambini verrà presentato un piccolo teatrino tutto in un’atmosfera festiva», conclude Eveline Picchetti. [www.scuolasteinerlocarno.ch]
