Perito Moreno. Un’avventura ‘re bárbara’
Con occhi di bambino, alla scoperta del ghiacciaio nella Patagonia argentina, minacciato come numerosi ecosistemi del Paese da una modifica di legge
Di Clara Storti
Con gli occhi di un bambino e la spedizione Endurance di Shackleton nella testa, alla scoperta dell’incredibile ghiacciaio patagonico. Poi un proposito futuro: tornarci ‘da grande’. Chissà se, fra temperature sempre più alte e modifiche di legge discutibili, sarà ancora possibile viverlo con lo stesso stupore.
«Tornerò qui, quando sarò grande, con mio cugino e farò un trekking sul ghiacciaio. Saremo come Shackleton e cercheremo la chimera patagonica: testa di puma, ali di condor e coda di guanaco», dice P., cinque anni e un buon passo nelle gambe (quando vuole), mentre avanziamo nel dedalo chilometrico di passerelle che permettono ai turisti di ammirare da più angolazioni il Perito Moreno, monumentale ghiacciaio nella Patagonia argentina.
Si sa, il concetto del tempo per i bambini è piuttosto libero e il «quando sarò grande» si perde in un futuro indistinto. Definiamo allora che lo sarà fra 20-25 anni (esagero): chissà se, nel tempo di una generazione, questo meraviglioso e quasi incontaminato scampolo di terra sarà ancora così, nonostante crisi climatica e leggi di governo scellerate e distruttive.

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Milei rompe il ghiaccio
Parto da lì, dalla cronaca recente. A inizio aprile è passata la controversa e discussa riforma della Ley Nacional de Glaciares, che di fatto liberalizza (facilitandola) l’estrazione di materie prime (litio, oro, argento, rame ecc.) in aree naturali limitrofe ai ghiacciai (dette periglaciali) di tutta l’Argentina. La modifica concede alle province maggiore autonomia e discrezionalità nella definizione delle aree degne di protezione e, di riflesso, anche la determinazione di quelle da sfruttare, autorizzando attività estrattive che pregiudicheranno le riserve idriche cosiddette strategiche del Paese latinoamericano, ecosistemi e biodiversità. Prima di questo emendamento, la legge diceva che era l’Istituto argentino per la neve, il ghiaccio e le scienze ambientali a definire le aree da salvaguardare (seguendo un criterio preventivo), vietando il rilascio di sostanze inquinanti, la realizzazione di opere architettoniche o infrastrutturali e proibendo attività minerarie.

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Per le strade di Buenos Aires
Pochi mesi fa, per le strade di Buenos Aires non era raro imbattersi in manifesti che declamavano slogan come La ley de glaciares no se toca. Tuttavia, nonostante le manifestazioni di dissenso di società civile e associazioni ambientaliste (continuate anche dopo il voto) e a dispetto delle campagne in difesa di questi preziosi ecosistemi – a tutela anche della summenzionata legge (in vigore dal 2010 e iscritta nella Costituzione dal 2019) che ne sanciva l’inviolabilità –, l’emendamento è passato alla Camera dei deputati con 137 voti favorevoli, 111 contrari e tre astenuti, dopo circa dodici ore di dibattito, legittimando senza mezzi termini la supremazia del profitto delle imprese a discapito della salvaguardia ambientale. Quella approvata da pochi giorni è una delle 90 riforme che il presidente argentino ultraliberista Javier Milei si è imposto di attuare entro la fine dell’anno.
Un’antica lingua di ghiaccio mobile
Dodici ore contro più di diecimila anni. Mezza giornata per decidere il futuro di un’area che accoglie una distesa glaciale antica, formatasi durante l’ultima era glaciale, e degli ecosistemi che la contornano con i loro abitanti, che siano piante, animali, esseri umani.

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Il Perito Moreno – uno dei 48 ghiacciai alimentati dal Campo de Hielo Sur e parte della catena andina australe, nonché una delle fonti di acqua dolce più grandi al mondo – dista da El Calafate, città nella provincia di Santa Cruz, all’incirca un’ottantina di chilometri, lungo i quali si susseguono steppa e boschi di latifoglie patagonici. Percorrendo la strada, gli occhi si perdono in paesaggi selvaggi, remoti, aspri, con colline dolci e cime spigolose, verdi brillanti e radure dai colori desaturati, fatti di toni polverosi, rugginosi: un’uniformità apparente rotta da sparute estancias, qualche guanaco a bordo strada e coraggiosi cicloturisti.

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Patrimonio dell’umanità dal 1981
Macinati i chilometri, entrati nel Parque Nacional Los Glaciares con biglietto nominale, finiamo la corsa sulla Península de Magallanes, attorno ai 300 metri sopra il livello del mare: lo scenario che si apre davanti a noi è una lingua di ghiaccio che cade nel Lago Argentino, il più esteso del Paese, con acqua di un glauco lattiginoso, increspata da un vento algido che, spirando fra crepacci e pinnacoli, suona di scricchiolii e fragori. Ad avere le ali e poter osservare dall’alto, si vedrebbe una lingua ghiacciata dentellata che si estende per 30 chilometri verso ovest, cinta da una corona di cerros… Pietrobelli, Teniente Iglesias, Dos Picos, Cordón Federico Reichert.
Arrivare a poche centinaia di metri da quel colosso di ghiaccio è possibile grazie alle imbarcazioni che fanno spola. Il fronte, impressionante, misura cinque chilometri, emerge dal pelo dell’acqua 60-70 metri e la parte sommersa ne misura più o meno 170. È una diga naturale che periodicamente si rompe con il tuffo dei seracchi nelle acque gelide: un rumore secco, un boato di carta. Il ghiacciaio ha un’estensione a ovest di circa 30 chilometri, per una superficie di qualcosa come 250 km quadrati: un titano che è Patrimonio naturale dell’umanità dal 1981, per decisione dell’Unesco, dedicato all’esploratore argentino Francisco P. Moreno (1852-1919), pioniere che studiò la regione nel XIX secolo, ricordato come perito, ovvero specialista, esperto. Il sito naturalistico da moltissimo tempo è una meta turistica che attira, ogni anno, centinaia di migliaia di turisti.

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Francisco Pascasio Moreno (Buenos Aires, 1852-1919)
Potenziali conseguenze
Il Perito Moreno è uno dei pochi ghiacciai che fino a qualche tempo fa bilanciava perdita e rigenerazione di massa, e perciò considerato un esempio di resistenza al processo di fusione. Ma ora non è più così. Da alcuni anni a questa parte, infatti, il ghiacciaio perde più massa di quanta ne riesca a riformare. Secondo uno studio pubblicato nel 2025 (The state and fate of Glaciar Perito Moreno Patagonia) condotto da ricercatori argentini e tedeschi, il ghiacciaio si starebbe assottigliando dal 2019: i ricercatori non hanno individuato cause precise, ma è indubbio che il fenomeno potrebbe dipendere anche dall’innalzamento globale delle temperature, che ha condannato alla scomparsa numerosi ghiacciai in tutto il mondo.

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Insieme a questo processo, velocizzato dall’attività antropica, è plausibile ritenere che la modifica della Ley Nacional de Glaciares avrà conseguenze anche sui ghiacciai (oltre 16mila) e nevai (nell’Argentina settentrionale), nonché sugli ecosistemi, come quello patagonico, sulle riserve di acqua dolce (si pensi alle contaminazioni), con possibili ripercussioni sul turismo a causa del deturpamento della natura dovuto alla costruzione potenziale di infrastrutture atte all’estrazione.
Chimera
Ghiacciai, vulcani, cascate vertiginose, gole a precipizio, vette aguzze sono monumenti naturali affascinanti che ci fanno intravedere, anche solo per pochi attimi, il concetto di eternità e, pur non essendolo davvero – i vulcani si spengono e muoiono, i ghiacciai si sciolgono inesorabilmente fino a scomparire, le cascate si asciugano –, li viviamo come custodi di un segreto a cui noi non avremo mai accesso. Sono manifestazioni naturali che, una volta che ce le abbiamo in faccia, ci ridimensionano, rimettendoci al posto giusto, facendoci scrollare di dosso quella crosta sedimentata di sovraumanità che pensiamo, arrogantemente, di avere e di cui, purtroppo, troppi sono ancora appesantiti.
Tornando al fatto personale, più di tutto a P., ai suoi occhi di bambino, sono piaciuti gli anfratti aperti nel ghiacciaio, sempre nuovi e diversi, che, anziché rabbuiarsi verso il fondo, emanano una luce blu intenso, quasi zaffiro, in netto contrasto con il pallore fantasmagorico del fronte colossale, rendendoli misteriosi luoghi da esplorare in futuro.

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