L’origine della primavera, una leggenda greca

Gli antichi greci, per spiegare l’esistenza delle stagioni, raccontavano il mito di Ade, Persefone e Demetra

Di Clara Storti

Prima dello sviluppo delle scienze, delle loro scoperte e delucidazioni, l’essere umano ha creato i miti per dare un’interpretazione del mondo che lo circonda…

Incominciamo con un’ovvietà (e chiediamo scusa a chi legge). A un certo punto della storia, della nostra storia – quella del genere umano tutto, per intenderci –, abbiamo iniziato a porci gli interrogativi cosiddetti esistenziali: i “chi siamo”, i “da dove veniamo”, i “cosa c’è dopo la morte”. Di là dalle domande, e riflessioni, profonde sul significato della vita umana [anche se a guardare il nostro presente, la fiducia in queste prerogative intellettive viene meno], in attesa del progressivo sviluppo degli studi scientifici, abbiamo cercato anche di dare un senso a ciò che ci circonda: l’origine del mondo, i fenomeni atmosferici e la natura con le sue trasformazioni. A questo sono, per esempio, serviti i miti, proprio a dare una spiegazione della realtà, codificandola. L’abbiamo presa larga e non per saccenza. Perciò, prima di capire che l’esistenza e l’alternarsi delle stagioni siano dovuti a due fattori astronomici (l’inclinazione dell’asse terrestre e il moto di rivoluzione), chi è vissuto qualche millennio fa – a caso, gli antichi greci – ha dato la sua interpretazione raccontando una storia, che suddividiamo qui in quattro brevissimi e snelliti atti.


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William Turner, Ratto di Proserpina, 1839

I protagonisti di questo mito sono: Ade, Persefone e Demetra (nella mitologia latina, rispettivamente Plutone, Proserpina e Cerere) e l’onnipresente Zeus (Giove). Breve presentazione del cast: Ade è il dio degli Inferi e dei morti, carattere ombroso, innamorato della coprotagonista sua nipote; Persefone, a volte chiamata Kore (giovinetta), di carattere innocente, diventa moglie di Ade e quindi regina dell’Oltretomba; Demetra suocera suo malgrado di Ade (nonché sorella) e madre della giovinetta, soprattutto è dea dell’agricoltura, dei raccolti e della fertilità (“da un grande potere derivano grandi responsabilità”). Zeus, beh, non ha bisogno di grandi presentazioni: è re degli dèi (un gran dongiovanni, un po’ iracondo e fumantino), dio del cielo e dei fenomeni atmosferici, fratello di Demetra e Ade, nonché padre di Persefone, di cui ha acconsentito il rapimento.

Già, c’è poco da annoiarsi.

Atto primo

L’intreccio drammatico prende avvio con il ratto di Persefone – no, non il roditore, ma il rapimento, forse meglio sequestro, della ragazza – compiuto da Ade che si sentiva solo nel grigiore freddo degli Inferi e così decise di prender moglie, non importa se con la forza (per un riferimento visivo, si ammiri il gruppo scultoreo del Bernini a Galleria Borghese, Roma).
La dinamica è andata pressappoco così: Persefone era intenta a raccogliere fiori con alcune sue compagne quando Ade, aprendo una voragine nella terra a bordo del suo carro, la rapì.


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Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina

Atto secondo

Alla scomparsa della figlia, una disperata Demetra la cercò invano in lungo e in largo: Ecate (dea della magia e degli incroci) le disse che, il giorno della scomparsa, aveva udito delle urla, senza vedere però chi fosse il rapitore di Persefone e suggerì a Demetra di chiedere a Elios (personificazione del Sole) che era a conoscenza dei fatti: egli le rivelò il nome di Ade. Demetra abbandonò il Monte Olimpo e decise di vendicarsi dell’affronto: fece sì che la terra non desse più frutti, provocando un inverno interminabile e una carestia che decimò gli esseri umani.

Atto terzo

La situazione era drammatica. Spinto dalle suppliche di umani e dèi, Zeus, attraverso il messaggero Ermes, ordinò ad Ade di liberare Persefone e lasciarla tornare dalla madre. Il dio degli Inferi obbedì al fratello e non fece storie, anzi spronò Persefone a raggiungere la madre, non prima però di offrirle un po’ di melograno. L’inganno fu tratto; Persefone, infatti, mangiando i chicchi del frutto si legò per sempre al regno delle ombre.


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Frederic Leighton, Il ritorno di Persefone, 1891

Atto quarto

Felice di riabbracciare la figlia, la contentezza di Demetra si rivelò subito nel prodigio della terra rifiorita e carica di frutti rigogliosi. Ma – c’è quasi sempre un ma – la gioia non durò a lungo: Demetra scoprì l’inganno del melograno e quindi l’obbligo per Persefone di far ritorno ogni anno agli Inferi per un lungo periodo. La dea della fertilità decise allora che nei mesi di assenza della figlia nel mondo sarebbe calato il freddo e la natura si sarebbe addormentata, dando così luogo ad autunno e inverno; mentre negli altri sei mesi il mondo sarebbe rifiorito dando i suoi frutti e voilà originate primavera ed estate.

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