Le strade interiori Giuseppe La Torre

Insegnante e pastore della Chiesa evangelica riformata, il suo incontro/scontro con la Chiesa lo ha portato a un percorso di fede molto personale

Di Gino Driussi

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione.

Nato nel 1953 a Marettimo, in Sicilia, dopo gli studi secondari e liceali presso i padri salesiani, si è laureato in teologia alla Facoltà valdese di Roma e all’Università di Basilea. Ha conseguito anche lauree in Lettere, in Scienze storico religiose e in Filosofia alla Sapienza di Roma. Ordinato pastore valdese nel 1985, ha esercitato il suo ministero a Taranto e a Palermo sino al 1993 e in Val Bregaglia sino al 2000, anno in cui è diventato pastore della Chiesa evangelica riformata nel Sottoceneri. Ha insegnato religione evangelica e storia delle religioni nell’ambito delle materie opzionali dei licei di Lugano 1, Lugano 2 e Mendrisio. Sposato dal 1981 e padre di due figlie.

Il prossimo 30 giugno si concluderà una fase importante nella sua vita: giunta (e superata) l’età del pensionamento, terminerà infatti, dopo più di 22 anni, il suo ministero di pastore della Chiesa evangelica riformata nel Sottoceneri, più precisamente nel Mendrisiotto (ma continuerà ad abitare a Chiasso), dove a succedergli sarà il pastore Ulrich Hossbach. “Lascio il mio incarico con riconoscenza, con soddisfazione e con serenità. Porterò con me tantissimi ricordi, legati soprattutto alle persone, quelle che ho accompagnato negli ultimi momenti della loro vita, i bambini che ho battezzato, che ho visto crescere, che ho confermato e per alcuni dei quali ho poi celebrato anche il matrimonio. Mi mancheranno le attività che ho potuto svolgere, per esempio, nel dialogo interreligioso e ultimamente anche con l’accoglienza delle famiglie ucraine, per le quali abbiamo organizzato dei corsi di italiano che teniamo tutte le domeniche, seguiti da una merenda o da una cena, talvolta anche da un pranzo nelle loro ricorrenze più significative”.


© Ti-Press / Massimo Piccoli

La crisi spirituale

Adesso facciamo un balzo indietro di una sessantina di anni per capire come è iniziato il percorso che ha portato Giuseppe La Torre fino ai nostri giorni. “Sono nato in una famiglia cattolica, nella quale mia madre era molto praticante. Da lei ho ricevuto i primi elementi della fede, ma a partire dagli anni 1964-1965 attraversai una profonda crisi spirituale. Volevo diventare prete, per cui sono entrato nel seminario dei salesiani di Pedara e di San Gregorio a Catania dopo il noviziato, ma lì ci furono presto delle incomprensioni tra me e il direttore. Erano gli anni immediatamente successivi al Concilio Vaticano II (1962-1965) e io leggevo più la Bibbia che la vita dei santi e contestavo alcuni aspetti della Chiesa cattolica. Facevo delle domande, ma non ricevevo delle risposte esaurienti e alla fine fui praticamente allontanato, viste le crescenti divergenze tra me e il direttore”.
Alla ricerca di una struttura che andasse d’accordo con il suo modo di intendere la fede, Giuseppe la trovò nella Chiesa valdese. “Fu un caso del tutto fortuito, perché nel viaggio notturno che feci una volta lasciato il seminario, incontrai un vecchio valdese che, incuriosito nel vedermi leggere la Bibbia, mi diede la sua testimonianza e ne rimasi affascinato. Nella città in cui vivevo allora, Marsala, scoprii che c’era una chiesa valdese che era stata chiusa durante il fascismo. Mi misi in contatto con alcuni suoi vecchi membri e la ricostituimmo. Posso dire che è lì che è incominciata la mia avventura perché sentivo in me sempre di più il desiderio di servire il Signore. Così, dopo aver approfondito le mie conoscenze del protestantesimo, decisi d’iscrivermi alla Facoltà valdese di teologia di Roma. Nel contempo, siccome mio padre era un capitano, un armatore di pescherecci, volle che prendessi anche il diploma nautico. Quindi navigai anche un po’ con lui”.

La spiritualità cattolica e ortodossa

Diversi cattolici, quando abbracciano un altro credo, lasciano la loro Chiesa per così dire “con il dente avvelenato”. Ma per Giuseppe non è stato così, tanto che è rimasto in buoni rapporti con molti cattolici e non ha abbandonato importanti elementi della spiritualità cattolica che considera ancora suoi. “Per me è stato fondamentale l’incontro con Carlo Carretto, religioso dei Piccoli Fratelli di Gesù, grazie al quale ho approfondito la mia spiritualità – soprattutto nell’ambito della preghiera – sin dai tempi del seminario e che mi è rimasta fino a oggi. Certo, appena lasciata la Chiesa cattolica, ho gettato via il bambino con l’acqua sporca, ma poi ho iniziato un lento lavoro di recupero, per cui non porto nessun rancore nei confronti di questa Chiesa, che rispetto pur essendo contento di essere protestante. Vorrei aggiungere anche quanto per me sia stata importante la conoscenza della Chiesa ortodossa, della spiritualità dei Padri del deserto, del loro monachesimo, per cui mi sono ampiamente abbeverato anche a quella fonte”.


© Ti-Press / Massimo Piccoli
Una funzione nella Chiesa Evangelica di Vacallo.

L’interesse per l’islam

Oltre a questo ecumenismo “inter-cristiano”, Giuseppe La Torre si è specializzato anche nell’islam, sul quale ha pubblicato diversi libri. “Quando studiavo teologia, mi ero iscritto contemporaneamente all’Istituto di studi orientali alla Sapienza di Roma. Negli anni Settanta ci fu un flusso migratorio musulmano abbastanza consistente, per cui la Chiesa valdese mi chiese di occuparmi del dialogo con l’islam. Inoltre fui chiamato a far parte del comitato “Islam in Europa”, creato congiuntamente dalla Conferenza delle Chiese europee e dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee. Da qui il mio interesse per questa religione, che permane tuttora, tanto che qui in Ticino nel 2003 sono stato cofondatore del Forum per il dialogo interreligioso e interculturale”. Ecco, appunto il Ticino. “Dopo essere stato pastore in Val Bregaglia – dove peraltro mi trovavo molto bene – nel 2000 si è posto il problema della scuola per le mie figlie: Samira doveva iniziare le elementari e Serena il liceo. Per questo abbiamo preferito trasferirci in un cantone completamente di lingua italiana, tanto più che si era liberato un posto di pastore nella Chiesa evangelica riformata nel Sottoceneri”. Accanto al ministero pastorale, Giuseppe La Torre ha svolto un ruolo importante di insegnante nei due licei di Lugano e in quello di Mendrisio. “Inizialmente ho insegnato religione evangelica e ovviamente gli studenti protestanti erano pochi. Poi mi è stata offerta la possibilità di insegnare storia delle religioni nell’ambito delle materie opzionali”.

Un messaggio di speranza

Domani è Pasqua, la festa più importante per i cristiani, che celebrano la risurrezione di Cristo. Quindi vorrei concludere questo arricchente incontro con Giuseppe La Torre chiedendogli quale messaggio può ancora dare la Pasqua agli uomini e alle donne di oggi, in un mondo sempre più secolarizzato, con le Chiese che si svuotano: “Il messaggio è che dopo ogni Venerdì Santo c’è sempre una Pasqua, dopo ogni sofferenza, ogni sconfitta dell’umanità bisogna sempre guardare avanti con fiducia e con speranza. E noi cristiani dobbiamo essere segno, testimoni e promotori di questo cambiamento”.


© Ti-Press / Massimo Piccoli
Una funzione nella Chiesa Evangelica di Vacallo.


© Ti-Press / Massimo Piccoli

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