La filosofia di Mirco Arena

Il suo lavoro di corriere in bicicletta a Lugano si abbina perfettamente alla sua passione. Il motto preferito? “La salita è l’essenza del ciclismo” *

Di Marco Jeitziner

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione.

Classe 1980, nato a Lachen (Svitto), vive a Bellinzona. Dopo aver frequentato la SCC della capitale ha lavorato diversi anni presso la “Libreria Quarta” di Giubiasco con Sergio Quarta, storico libraio da poco scomparso e che gli è stato d’ispirazione nella vita. Il suo lavoro di corriere in bicicletta a Lugano si abbina perfettamente alla sua passione.
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(“La salita è l’essenza del ciclismo”, da
Vicini alle nuvole di Luca Gregorio e Riccardo Magrini, 2023).

Stiamo parlando di biciclette normali, mica di quelle elettriche che oggi vanno di moda. Che cosa significa questo mezzo di trasporto sano ed ecologico? “La bicicletta è una forma di libertà”, afferma Arena, “perché è un’attività che può essere svolta in totale autonomia, ti svincola dalla necessità di dipendere da un qualunque fattore esterno (di mezzo, economico, sociale) e ti consente di esplorare a livello sensoriale il paesaggio circostante”. Ma i vantaggi sono numerosi: “È economica, ecologica, adrenalinica, una sfida con sé stessi” aggiunge, inoltre “può essere meditativa e solitaria o un’occasione di condivisione”. Una cosa per Arena è chiara: “Per me la bicicletta è vita!”.

Un colpo di fulmine

Condivisione, si diceva. Arena spiega che “tra ciclisti c’è una forma di rispetto e di aiuto reciproco, infatti se qualcuno è in difficoltà, o cade o fora c’è sempre un ciclista pronto ad aiutarlo. Una comunità non ‘dichiarata’ ma concreta”. Potremmo dire lo stesso degli automobilisti? Quasi tutti imparano a pedalare da bambini grazie alla pazienza dei genitori, poi c’è chi presto o tardi l’appende al muro o l’abbandona in garage. Certamente non lui. “La passione è nata quando ero bambino, intorno ai 6 anni, quando mio padre mi insegnò ad andare in bicicletta. Avevo una piccola bici azzurra con il contropedale e gli pneumatici bianchi” ricorda. Ma il vero colpo di fulmine fu un altro: “Il prologo del Tour de Suisse del 1995 a Bellinzona (dove vinse Alex Zülle) e da cui passarono i miei idoli Gianni Bugno, Marco Pantani, Piotr Ugrjmov, Toni Rominger. Un’emozione come poche!”.


© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

Tecnica e muscoli

Da curiosi gli chiediamo qualche dettaglio in più: che bici usa, perché e che tipo di pedalate ama fare? “Per l’allenamento”, racconta, “utilizzo principalmente la mia ultima ‘Bianchi’ da corsa in carbonio che alterno nella stagione invernale con la cara vecchia ‘Kuota’, più indicata per le strade ghiacciate o con sale”. E poi c’è l’attività professionale: “Per lavoro (sono ‘messenger’ per ‘Saetta Verde’) utilizzo una ‘urban’ più adatta per l’uso cittadino”. Invece nel tempo libero quali tragitti ama percorrere? “Come allenamento faccio diversi percorsi in Ticino: Sopraceneri, Sottoceneri, Lago di Lugano e Maggiore, talvolta sconfino in Italia”, racconta. Arena poi ci sciorina tratte invidiabili: “Le pedalate più emozionanti sono state il Trittico nel 2020 (passo del Gottardo, passo della Novena e Furka) e il Ghisallo nel 2022”. Sogni nel cassetto? “Mi piacerebbe partecipare alla 12 ore di Monza”, rivela.


© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

Dalle aquile ai pericoli (e qualche dritta)

A chi passa così tante ore in sella non mancano aneddoti e vicende interessanti dal punto di vista psicosociale. Per esempio, dice, “mi diverte individuare (riconoscere) i professionisti che incrocio durante un’uscita e che si allenano sui miei stessi percorsi”. Poi c’è la bellezza di stare all’aria aperta: “Ciò che mi stupisce ancora ogni volta è il contatto con la natura e l’incontro casuale con diversi animali (aquile, cervi)”. Roba da fare invidia a qualunque automobilista, vero? Tuttavia, in un cantone così tanto motorizzato e trafficato, la due ruote non è sempre una passeggiata. Arena conferma che “gli episodi spiacevoli sono legati alla poca disciplina degli automobilisti”, tant’è che ebbe un incidente nel 2021, per fortuna senza conseguenze. Risultato: “Alcune settimane di riposo e la sostituzione della bicicletta ormai non più utilizzabile”. Poteva andare molto peggio.
Consigli ai neofiti? “Per chi si sta avvicinando a questa passione, consiglio di non pensare alla competitività con gli altri ciclisti, ma di godersi lentamente ogni passaggio della propria crescita performativa” , afferma filosofico. Anche nel suo lavoro di corriere in bici, che svolge dal 2016, non mancano purtroppo i problemi. “Pedalare nel traffico cittadino è piuttosto stressante e pericoloso”, ammette. “C’è poco riguardo per i mezzi alternativi, tra cui le bici, e la viabilità non aiuta”. Per fortuna, benché Lugano sia piuttosto collinare, “è una piccola città facilmente attraversabile e con un clima mite, ideale per essere percorsa in bici!” , afferma. Tuttavia, il poco riguardo per i ciclisti è sotto gli occhi di tutti: “Sarebbe dunque auspicabile se si potenziasse la rete delle piste ciclabili, poiché sono quasi del tutto inesistenti, ed educare le nuove generazioni a una mobilità ecosostenibile”. Chissà che qualche politico o genitore sia all’ascolto?

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