‘Still I Rise’: apprendere per rialzarsi e correre da soli

Dallo scorso anno l’ONG fondata da Nicolò Govoni, Giulia Cicoli e Sarah Ruzek è presente anche in Ticino. E al centro ci sono la forza e la dignità

Di Natascia Bandecchi

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

Still I Rise non è solo il titolo di alcuni versi della poetessa e scrittrice Maya Angelou, ma è anche il nome della ONG fondata nel 2018. Come nei versi dell’autrice afroamericana, nella missione dell’organizzazione si percepisce il desiderio di non farsi mettere in un angolo da nessuno, e soprattutto è un elogio contro la discriminazione e l’ingiustizia.

E si fa largo nella mia memoria musicale una canzone di Mannarino: “Apriti cielo, e manda un po’ di sole, su chi cammina solo, fra milioni di persone”. Vibrazioni sonore che inneggiano a una delle esigenze umane più ataviche che possa esistere: salvarsi la vita. Nicolò Govoni conosce e riconosce nell’altro questa spinta: ne ha sentito i primi vagiti in India, facendo il volontario in un orfanotrofio del Tamil Nadu. Da lì di tempo, di scuole fondate nei campi profughi e di libri pubblicati, ne è passato, sfiorando anche un premio Nobel per la pace nel 2020. A proposito di vita: “La scuola salva la vita” è uno dei mantra di Still I Rise che in quasi 4 anni di esistenza, ha dato la possibilità a bambini profughi svantaggiati di seguire un’istruzione riconosciuta a livello internazionale in zone calde del mondo (Grecia, Turchia, Siria, Kenya, Congo). I capisaldi della filosofia della ONG ruotano attorno a quattro principi: studente al centro, scuola è casa, maestro=mentore e pensiero globale (studenti e insegnanti lavorano per servire il mondo di domani al meglio delle loro possibilità).

Voce

La gente, anche quando è ignorata, ha una voce. Lo sa bene Nicolò Govoni che con professionalità e interesse verso l’altro lavora alacremente per fornire un’educazione a chi, spesso, è un numero di una statistica. “Io e Still I Rise non possiamo dare voce a nessuno, le persone che aiutiamo già ne sono equipaggiati. Quello che facciamo noi è amplificare la loro voce passandogli il microfono. Nella società in cui viviamo spesso sono sempre le solite persone ad avere i riflettori puntati addosso e a poter maneggiare il microfono, che si parli di massimi sistemi o di migrazione. Sono gli europei, gli americani, i “bianchi” che si trasformano in portavoce. Trovo un po’ vetusto questo parlare per gli altri, dobbiamo superare questo modus operandi. I cosidetti ‘invisibili’ hanno una loro voce e conoscono meglio di chiunque altro quello che vivono e hanno tutti gli strumenti per raccontarlo”. Nicolò è sicuro e dritto mentre parla e aggiunge che quello che può fare lui e Still I Rise sia condividere un privilegio, cioè essere nato con un microfono in mano e in un contesto che è più incline all’ascolto.


© Still I Rise
ʻCrediamo fermamente che uno studente, un insegnante, un libro e una penna possano cambiare il mondo. Costruiamo scuole perché accadaʼ.

Comprensione

Comprendere e cioè prendere con sé un vissuto, un sentimento, un pensiero fa sì che chi è in ascolto si prenda la responsabilità di accogliere ciò che gli viene fatto in dono: una condivisione. “Tanto nasce dalla conoscenza dell’altro. Dall’andare oltre stereotipi e dettami creati dall’ignoranza. La consapevolezza può nascere da un’esperienza sensibile e che si accende solo grazie a un collegamento umano. Non c’è differenza culturale che tenga, lingua o aspetto che non possa farmi pensare di primo acchito: ‘Ah, guarda com’è normale!’. Si noterà che i connotati dell’altro non sono così esasperati come nella narrazione molto sguaiata dei media o della politica: il migrante buono, il cattivo, l’eroe oppure il terrorista. Questi costrutti ideali, che sono una minima percentuale di una realtà molto più ampia. Dal momento che si conosce una persona per strada molto probabilmente sarà una persona come tante. Un essere umano che ha dei sogni, delle lacune, dei talenti e che alle volte può essere anche mediocre”. Questa è la complessità e la meraviglia di ogni singolo individuo che vive su questo pianeta. Tutti gli esseri umani desiderano la stessa cosa: essere felici.

Mettersi in discussione

“Il lavoro mio e di Still I Rise è quello di declinare un modello scolastico in base a una realtà locale. Si tratta di mettersi sempre in discussione e apprendere dai leader locali, dal personale delle nostre scuole: dai presidi agli insegnanti. Occupandoci di cooperazione internazionale abbiamo imparato che è impossibile risolvere un problema, se non appartieni a quel problema. Se pensi di avere una soluzione non puoi che fallire.È come se venisse qualcuno dal Kenya a risolvere i problemi del Ticino”. Secondo Nicolò Govoni avere un atteggiamento simile può portare inesorabilmente al fallimento perché applicherebbe una cultura, un modo di relazionarsi e di comunicare completamente in antitesi a quello necessario invece per avere un successo autentico: “Noi possiamo creare una struttura (la scuola) che però viene data in carico a delle persone che davvero sanno come fare il lavoro”.


© Still I Rise
L’ONG oggi opera in Paesi come Grecia, Siria, Turchia, Kenya e in America Latina. Dal 2021 lʼorganizzazione è attiva anche a Mendrisio: fanno parte del Consiglio di Amministrazione Adriano Cantele, Beatrice Marzi, Tabita Estima, Francesco Muratori. Per informazioni: stillirisengo.org.

Fortuna

Fortuna è il nuovo romanzo di Nicolò Govoni,
edito da Rizzoli. Nelle pagine del libro si vive in un futuro distopico governato dall’egoismo e dalla competizione dove piano piano si fa largo il flebile ricordo che è solo stando uniti che ci si può davvero salvare. “Ti derubano dalla capacità di fidarti, questo succede quando migri” , questo dice Juju, una delle protagoniste dell’ultima opera letteraria di Nicolò. “Migrare è un percorso profondamente difficile. Quando sei migrante sei estremamente vulnerabile perchè non sei legalmente in un paese e quindi non hai nessun tipo di protezione. Si è costantemente sulle difensive”. Barriere alzate che hanno tutti gli studenti di Still I Rise, per loro ogni persona che incontrano è una potenziale minaccia. Questo è quello a cui sono abituati questi bambini. “È terribile perché faticano ad affidarsi e vi è la forte possibilità, se non seguiti, che si trasformino in adulti fortemente alienati. Come si fa a crescere con il presupposto che il mondo ti sia avverso? Quello che facciamo con i nostri studenti è l’opposto: ricreiamo un percorso di educazione accompagnandoli da psicologi, così da farli sentire al sicuro e permettere alle difese di abbassarsi, tornando a vivere un’infanzia sana e togliendoli dallo stato di sopravvivenza”.

Paura

Parlare con Nicolò Govoni significa immergersi in un universo apparentemente distante ma così umanamente vicino. Lui, giornalista, attivista per i diritti umani e presidente dell’ONG sembra così sicuro di sé… in effetti lo è, e parla con passione e umiltà di quello che fa. Sembra, dico sembra, non abbia paure quando parla del suo lavoro ma, appunto, l’apparenza inganna. “Ho paura di fallire prima significava solo ‘fare schifo’ , ma ora si aggiunge il fatto che se io fallisco molte persone soffrono. Se va a monte la raccolta fondi – lo so
è venale come pensiero, ma è la verità – le scuole chiudono. Il mio grande incubo è non essere all’altezza, è un demone che ogni tanto mi tiene sveglio di notte”.

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