9 novembre 1989: quando cadde il Muro

In un volume di recente pubblicazione, la scrittrice e attivista Freya Klier raccoglie le voci di chi la Germania divisa l’ha vissuta sulla propria pelle.

Di Natascha Fioretti

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, disponibile anche nelle cassette di 20 Minuti per tutto il fine settimana “lungo”.

Avevo 13 anni quando cadde il Muro di Berlino. Ricordo alla televisione le immagini delle persone che festeggiavano vicino alla Porta di Brandeburgo. Non capii il significato di ciò che vedevo ma dal silenzio e dalle lacrime di mio nonno – un omone germanico alto e biondo che nella DDR aveva un fratello – capii che a Berlino stava accadendo qualcosa di importante. E voi dove eravate quella sera del 9 novembre? Freya Klier, regista teatrale e scrittrice, attivista per i diritti civili nella DDR, dissidente politica espulsa dalla Germania dell’Est nel 1988, rivolge questa domanda a 23 berlinesi dell’Est e dell’Ovest che hanno vissuto nella Germania del Muro. I racconti di ognuno sono raccolti nel libro uscito per l’editore Herder in occasione dei 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino. 

Segnali premonitori
Freya Klier introduce tratteggiando i mesi che anticiparono la caduta del Muro, evidenziando i numerosi segnali della fine della DDR. Per esempio, la rivelazione da parte dei gruppi oppositori che le elezioni comunali del 7 maggio del 1989, come tutte le elezioni della DDR, erano manipolate. Da qui nascono le Montagsdemonstrationen, le dimostrazioni del lunedì. Freya Klier ricorda la dimostrazione pacifica più grande, quella del 9 ottobre a Lipsia: in città c’erano 70mila persone che non si lasciarono intimidire dalle numerose camionette della polizia riunite sul posto. 
Sulla Leipziger Volkszeitung un comandante delle truppe di combattimento aveva minacciato di troncare definitivamente le azioni controrivoluzionarie. Se necessario anche con le armi. Gli ospedali della città erano pronti con le sacche di sangue e i loro chirurghi. I dimostranti marciarono pacifici per la città gridando «noi siamo il popolo». Un mese dopo, il 9 novembre 1989, grazie a queste dimostrazioni e alla disobbedienza civile, cambia il corso della storia.

Vite da spia
La prima a ricordare è Birgit Siegmann, nata nel 1961 in un piccolo paese della Turingia vicino al confine tra Germania Est e Germania Ovest. I suoi genitori erano conformi al sistema DDR, suo padre era un tecnico delle alte frequenze e spiava l’Occidente, la madre direttrice di scuola e membro del Sozialistische Einheitspartei Deutschlands (SED). Birgit Siegmann è cresciuta con la nonna parlando di storia e letteratura; «ci amavamo molto». Ricorda la gioia quando in paese arrivavano le banane e la negoziante si preoccupava di distribuirle equamente a ogni famiglia. Avrebbe voluto studiare storia e geografia, ma la SED ha deciso per lei ed è diventata insegnante di educazione civica; «tutto ciò che ci insegnavano era terribile e ipocrita, fedele allo Stato». 
Quando iniziò a lavorare – nel frattempo si era sposata e aveva una bimba piccola – per tutta la settimana le assegnarono la prima ora di lezione del mattino. Il suo paese distava 40 chilometri dalla scuola, l’autobus partiva alle sei e dieci del mattino nella piazzetta del paese, l’asilo si trovava dalla parte opposta risalendo la montagna e apriva alle sei. «Ogni giorno, poco prima delle sei, correvo in su con il passeggino e poi in giù per non perdere il bus. E se le educatrici non erano puntuali dovevo abbandonare il passeggino davanti alla porta». Racconta anche cosa comportava essere insegnante nella DDR: «Dovevamo andare a trovare gli studenti a casa e guardarci intorno: avevano forse un giornale dell’Ovest?». Spiare era parte del mestiere. Birgit Siegmann sentiva che quello che faceva non era giusto. Nel 1989 inizia a partecipare alle dimostrazioni del lunedì. Il 4 novembre partecipa alla grande dimostrazione pacifica a Berlino Est. 

Educare alla bugia
Il 9 novembre quando cade il muro è in cucina a fare una torta. A Radio Bayern dicono che è caduto il muro, pensa di non aver sentito bene, corre in sala ad accendere la TV, è tutto vero. All’indomani sua nonna le dice: «Ora i tuoi nipoti ti faranno le stesse domande che tu facevi a me quando ti raccontavo del periodo del nazismo: perché non avete fatto nulla? Sono stata complice nell’educazione alla menzogna, eravamo degli insegnanti ben pagati, privilegiati e abbiamo addestrato i nostri studenti».
Nadja Klier, figlia dell’autrice, ricorda quei tremendi giorni del 1988 quando tutta la famiglia fu espulsa dalla DDR. All’epoca aveva 14 anni. Racconta il dolore che ha provato nel leggere le migliaia di pagine di documenti che la Stasi aveva raccolto su di loro. Documenti che le rivelarono una terribile verità: Anna, la sua migliore amica, l’amica con la quale trascorse la sua ultima notte nella DDR, era una spia della Stasi: «Uno Stato che manipola così i bambini non ha diritto di esistere». Martin Klahn racconta la fondazione del movimento civile a Schwerin, Burkhart Veigel il suo passato di Fluchthelfer, complice d’evasione. Dal 1961 al 1970 aiutò a scappare 650 cittadini da Berlino Est a Berlino Ovest.

Evitare il collasso
Conclude il libro la testimonianza del professor Bernhard Vogel, ex politico e presidente della Fondazione Konrad Adenauer che il 9 novembre si trovava in Polonia con il cancelliere Helmut Kohl. Alla notizia della caduta del Muro, colui che sarà poi chiamato il padre della riunificazione tedesca, avvenuta il 3 ottobre 1990, interruppe immediatamente la sua visita di Stato e fece ritorno in patria. 
Ed è proprio su quel giorno, il giorno della riunificazione che Bernhard Vogel pone l’accento: «Sono grato per aver potuto vivere questo momento» ricordando le grandi sfide che il processo ha poi comportato. «Sapevamo come trasformare il socialismo in capitalismo ma, come dovevamo fare per far sì che un’economia al collasso potesse tornare a essere competitiva? Anche il sistema scolastico doveva essere riformato, c’erano frotte di insegnanti di russo, di marxismo e leninismo, mentre mancavano quelli di inglese. Senza parlare delle infrastrutture del Paese: nella DDR dal 1940 non era stata più costruita un’autostrada». 
Oggi Bernhard Vogel si dice convinto che il processo di riunificazione sia riuscito e debba essere sentito come motivo d’orgoglio per tutti i tedeschi. E in barba alle questioni spinose che oggi emergono nel Paese, come l’insoddisfazione di molti cittadini dell’ex Germania dell’Est che oggi votano il partito di estrema destra AfD, lancia un messaggio positivo: «Concentriamoci su ciò che ci è riuscito, non sui fallimenti, e continuiamo a migliorare».

 

ALLA RADIO
Dal 4 novembre RSI Rete Due dedica una settimana speciale alla Germania e ai 30 anni dalla caduta del Muro. Ogni mattina la trasmissione «Laser» racconta Berlino con la voce di chi ha vissuto in prima persona la divisione e la riunificazione.

 

PER SAPERNE DI PIÙ
Nata a Dresda il 4 febbraio del 1950, Freya Klier ha trascorso una vita lottando per i diritti civili. Per il suo impegno ha ricevuto numerosi premi: nel 1995 è stata insignita dell’Ordine al merito dello Stato federale di Berlino, nel 2007 ha ricevuto la medaglia costituzionale dalla Sassonia per i suoi meriti nella revisione del passato tedesco, nel 2009 ha ricevuto un riconoscimento dall’Agenzia Federale per l’educazione civica per il suo contributo alla riunificazione tedesca. Il suo dissenso nasce quando suo fratello
viene arrestato a 17 anni per aver condiviso dei testi delle canzoni dei Beatles e dei Rolling Stones. Freya Klier tenta la fuga su una nave mercantile svedese e si ritrova, non ancora ventenne, a scontare una pena di 16 mesi in prigione. La sua vita svolta quando nel 1970, grazie all’appoggio di una segretaria del partito, le viene permesso di studiare teatro. Ma il suo dissenso si acuisce il giorno in cui suo fratello si suicida. Da qui la sua lotta diventa una missione che si manifesta in tante forme. Nel libro racconta come fu gestita la catastrofe di Chernobyl, nella Germania dell’Est si parlò di «un’avaria nel reattore», un anno dopo si scoprì che i terreni a Cottbus erano altamente contaminati e lo Stato acquistava a basso prezzo verdura e carne contaminate che gli altri Paesi svendevano. Freya Klier inizia subito una raccolta firme. Oggi gira il mondo perché non si dimentichino la storia, le ingiustizie perpetrate dalla dittatura della SED e perché la storia possa servirci da esempio per non commettere gli stessi errori ed essere vigili su quel che accade in Paesi come la Turchia. Il suo ultimo libro, dedicato alla caduta del Muro di Berlino, è nelle librerie tedesche dallo scorso agosto.

 

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