Partire, restare e poi tornare. La storia di Anna
Anna Weston lavora al Laboratorio cantonale, la sua è la vicenda di un cervello in fuga che, dopo 18 anni a Basilea, ha deciso di tornare in Ticino
Di Sara Rossi Guidicelli
I cervelli a volte ritornano. Dopo gli studi al Politecnico di Zurigo e 18 anni di lavoro a Basilea, Anna Weston ha trovato un impiego che le piace in Ticino ed è rientrata nella sua terra d’origine…
«C’è una cosa che di solito si sottovaluta: a Nord ci saranno anche più opportunità di lavoro, ma a Sud delle Alpi la gente ti saluta». Anna Weston, classe 1978, ha pensato molto ai pro e ai contro di un rientro in Ticino. Qui è cresciuta, qui ha fatto il Liceo, qui vive suo papà nella deliziosa casa di famiglia. A Lugano i primi ricordi, le prime importanti amicizie, le radici. Oltralpe invece le ha dato l’università, gli studi in Scienze naturali, i primi lavori e una lunga esperienza professionale alla Sup della Svizzera nordoccidentale con sede nel Canton Basilea.

© Ti-Press / Samuel Golay
Controtendenza
E ora: il ritorno, in controtendenza con la solita fuga di cervelli. «Per me ci sono due cose importanti: le persone e il lavoro. Del paesaggio mi importa meno, sebbene mi piaccia viaggiare, fare escursioni, essere in luoghi dalla bellezza rigogliosa. Ma non mi sposterei per il lago o le montagne; mi sposto perché c’è qualcuno con cui fare colazione in riva al lago o che con me prende la bici e sale sulla montagna, non so se mi spiego». È chiarissima, Anna Weston. Adora il suo lavoro, si sente grata a tutti i suoi colleghi per l’ambiente di fiducia e collaborazione che ha trovato («una grande famiglia», la chiama con naturalezza), ed è contenta di essere tornata in Ticino.
«Nella Svizzera interna mi trovavo molto bene: ho amiche importanti che vivono lì e con le quali si può dire che ho imparato il tedesco e un modo estremamente fedele di vivere l’amicizia. Ho l’impressione che al Nord si faccia più fatica a conoscere veramente qualcuno, ma se poi scatta il feeling sei amica per la vita. A Basilea sono rimasta 18 anni, come collaboratrice scientifica alla Sup dove facevo ricerca e seguivo gli studenti nell’ambito della microbiologia. Ero anche membro della Commissione interna per i diritti dei lavoratori, ruolo che mi ha dato moltissimo a livello umano. Sono sempre tornata in Ticino, per vedere la famiglia e le amiche che erano rimaste o ritornate (tutte erano partite per gli studi, e ovviamente con molte si sono interrotti i rapporti per la lontananza)». Ed è proprio un’amica ticinese che le ha mandato il bando di concorso per un posto al Laboratorio cantonale a Bellinzona: voleva che tornasse, ma non aveva molte speranze. Invece Anna conosceva l’attività dei Laboratori cantonali, quindi si è detta: perché no? E ha provato. «Ero un po’ stufa della ricerca pura, mi pareva che questo lavoro con un impatto diretto e immediato potesse piacermi. E poi mi stuzzicava l’idea di tornare…».

Contatto
Le chiedo che cosa in particolare la stuzzicasse: «La facilità del contatto. Quella parola in più sul treno, alla cassa del supermercato, la battuta che ti scambi con il vicino di casa o nello spogliatoio della piscina. Non c’è che dire: più vai a Sud, più la gente ha bisogno di comunicare e questa cosa alla lunga mi mancava. Anche la primavera, che arriva prima, l’autunno lungo che ti permette di restare all’aria aperta più giorni. È un posto magnifico, il Ticino, si respira sempre un’aria di vacanza», sorride. Dirlo alla sua migliore amica di Basilea è stato più difficile che dirlo al moroso. In qualche modo, il cervello è tornato qui, ma una parte dell’anima è rimasta là. Adesso lavora in settimana a Bellinzona e un weekend su due va a Basilea, nell’altro viene il suo compagno.
Confronti
Le chiedo se ci siano anche aspetti negativi, magari le manca l’offerta culturale della grande città oppure a livello lavorativo sente meno fermento? «No», mi risponde. «Ci sono solo due cose che mi danno fastidio. La prima è una certa intolleranza per i frontalieri che non mi aspettavo. A Basilea ci sono frontalieri da due nazioni diverse, eppure non ho mai sentito fastidio da parte dei basilesi, perciò mi ha sorpreso che in Ticino sia piuttosto diffuso. È vero che ci sono mestieri senza contratto collettivo e quindi con uno stipendio che non basta per vivere in Svizzera, ma è un problema politico e non è certo colpa di chi si sposta per lavoro. D’altronde chi sono io per biasimare chi va dove trova un buon lavoro? Lo facciamo tutti…». L’altro aspetto critico è il traffico. «Negli ultimi anni tutte le città d’Europa si sono prodigate per favorire la mobilità lenta… tranne Lugano. Non c’è posto per chi vuole spostarsi su due ruote e questo è un peggioramento nella mia vita, perché a me piace molto spostarmi in bicicletta e a Basilea era semplicissimo andare in giro con ogni tempo e in ogni stagione con la bici. Bisognerebbe veramente fare qualcosa per combattere il traffico». Andare e tornare ti fa essere anche più critico, perché hai visto sistemi differenti e li puoi paragonare. Anna non è l’unico cervello rientrato in Ticino: nel suo ambiente di lavoro ci sono molte persone che come lei hanno studiato, lavorato in altri cantoni e poi sono tornate qui. «Cambiare vita dopo i 40 anni richiede dinamismo, spirito di avventura, sono fiera e grata insieme di questa opportunità». Ora Anna è responsabile del settore analitico del Laboratorio cantonale di Bellinzona, coordina undici collaboratori e quattro apprendisti. Sente la pressione di questa responsabilità, ma è una bella sfida far funzionare la sua nuova “grande famiglia”. E tutte le esperienze professionali pregresse la aiutano nei suoi compiti.
Condivisione
Per lei, scienziata appassionata, è fondamentale anche l’aspetto di condivisione e trasmissione del sapere: al resto della cittadinanza, agli apprendisti, alle scuole. «Mi sta molto a cuore diffondere questo messaggio: la scienza è utile e divertente. La matematica non è così ostica, non bisogna temerla, piuttosto è meglio giocarci. Essere curiosi, farsi domande e cercare di capire meglio il mondo è una cosa che può diventare la tua vita o può restare anche solo un hobby, ma è comunque bello per tutti e per tutte».

© Ti-Press / Samuel Golay
