La valigia delle domande proibite

Ciascuno di noi la porta con sé, carica di pensieri, desideri e domande sulla sessualità

Di Katiuscia Cidali

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione.

Questa è una rubrica sulla salute mentale: la testa, proprio come una libreria, ogni tanto va riordinata, ci sono sempre una pagina infilata al contrario, un volume che sporge troppo e una storia lasciata a metà. Questo sarà dunque uno spazio dove mettere in fila pensieri, dubbi e quelle domande che ci fanno compagnia alle tre di notte… Scriviamo qui di idee, desideri e domande sulla sessualità.

Immaginate di aprire una valigia che avete sempre portato con voi, ma che non avete mai mostrato a nessuno. Dentro ci sono pensieri, desideri, domande sulla vostra sessualità, cose che non avete mai detto nemmeno ai vostri migliori amici. L’idea di farlo davanti a degli sconosciuti può sembrare imbarazzante, quasi impossibile.

Eppure, chi ha partecipato a un incontro Resex sa che quella valigia, in realtà, pesa meno quando viene appoggiata a terra. In quello spazio di dialogo ognuno è libero di aprirla quanto vuole, o di lasciarla chiusa, di parlare, ascoltare, partecipare alle attività o semplicemente esserci. Tutto avviene con naturalezza, rispetto e una sorprendente sensazione di libertà. E il bisogno di aprire questo bagaglio che ci portiamo dietro e condividerne il contenuto a quanto pare c’è eccome: «Questi incontri sono nati da un gruppo di mamme che chiedevano informazioni sul sesso dopo la gravidanza», spiega Lara Meloni, direttrice esecutiva dell’associazione CreiAMOci che si occupa di salute mentale e ha dato vita al gruppo di autoaiuto per neogenitori Reset, da cui lo scorso marzo è poi nato Resex (incontri con massimo sedici partecipanti che si tengono allo Studio Levatrice di Bellinzona).


© L.M.
Lara Meloni

A introdurre i diversi temi e a guidare discussioni e attività – che spaziano dal piacere alla libido, dalla comunicazione di coppia ai sex toys tra rischi e benefici, fino alla salute sessuale – è la counsellor in sessuologia Mélanie Gallino. «Cerco di partire da una riflessione individuale, seguita da uno scambio a due o a tre e poi nel gruppo. Questo mi porta ad approfondire una tematica, con riflessioni, discussioni e sperimentazioni con attività partecipative che riguardano anche il corpo, in modo da vivere le emozioni nel corpo», spiega.


© M.G.
Mélanie Gallino

Senza tabù

Tutto questo avviene con molta libertà e naturalezza, anche se oggi parlare di sesso è ancora tabù, e spesso il giudice più severo siamo proprio noi stessi. «Tuttavia, al primo incontro mi ha stupito come ci sia stata apertura totale, nonostante si stesse raccontando della propria intimità. Questo ci ha fatto ragionare sul fatto che se si crea l’ambiente adatto le persone si sentono a loro agio», osserva Meloni. Ma perché non parlarne al bar con gli amici, si potrebbe obiettare… «Non è facile, spesso si teme il giudizio. Quando hai un legame forte e di lunga data, certe cose non le dici, per pudore o perché magari c’è un’immagine di te che deve essere preservata». Invece agli incontri Resex «è come se questa immagine sfumasse e il confronto risulti più facile anche con persone che non si conoscono».

Sembra un paradosso eppure succede che a questi incontri amiche sentano dire dall’altra dei racconti per la prima volta. «C’è bisogno di parlare di questi temi per renderli normali, ma troppo spesso sono ancora avvolti da tabù». Secondo Gallino il fatto di trovarsi in cerchio e non dietro a una cattedra ad ascoltare è determinante: «L’ambiente è accogliente e favorisce la discussione, come anche il patto di fiducia che si fa all’inizio: un invito al non giudizio e alla riservatezza riguardo a quanto viene detto».

Condividere senza giudizio

Volevamo saperne di più e così abbiamo partecipato anche noi a Resex (nome nato dall’unione tra relazione e sessualità) per chiedere direttamente ai partecipanti impressioni e riflessioni: «È bello trovare uno spazio in cui poter parlare di questioni delicate, anche se con persone sconosciute, diverse e con idee lontane dalle proprie. Permette di aprire orizzonti e mettere in discussione certezze». Un altro partecipante invece ci confida: «Questi incontri mi hanno permesso di raggiungere più consapevolezza in me e capire cosa voglio cambiare. Ho imparato l’importanza di ascoltarsi per stare bene con sé stessi e con gli altri». C’è poi chi vede in Resex «un’occasione per conoscersi nel profondo e poter condividere senza giudizio. Un luogo dove scoprire altri punti di vista ed entrare in contatto con i propri confini».

Ruoli e stereotipi di genere

Quando si parla di sessualità emergono ancora forti stereotipi di genere: l’uomo viene spesso dipinto come una sorta di “macchina del sesso”, sempre carico e disponibile. A tal proposito una partecipante ci rivela di aver «trovato molto positiva la presenza di diversi uomini che hanno ‘smontato’ lo stereotipo dell’uomo con determinati pensieri o atteggiamenti». Anzi, si è parlato anche di coppie in cui è la donna la parte predominante, con più esigenze a livello sessuale: «Sono aspetti che hanno cambiato gli equilibri che abbiamo nella nostra testa. Questo permette di vedere le persone come sono davvero, senza le immagini che spesso sono state veicolate da film o racconti di varia natura», osserva Meloni.

A Resex abbiamo ascoltato uomini raccontare la propria sessualità in modo diverso dagli stereotipi: anche per loro ci sono momenti in cui il desiderio viene meno, per stanchezza, pensieri o semplicemente per la vita quotidiana. Portare sulle spalle l’idea di dover essere sempre all’altezza può diventare una pressione, e dirlo ad alta voce è spesso una liberazione, un modo per scrollarsi di dosso un preconcetto radicato. Spesso è proprio la comunicazione a mancare, e ci si irrigidisce in ruoli predefiniti. «In questi incontri, ben guidati, stiamo imparando a comprendere la mappa mentale – e anche fisica – dell’altro sesso», ci racconta un partecipante. Occasioni tanto più preziose se si considera che, se all’inizio gli incontri vedevano la presenza di soli due uomini, oggi si è arrivati quasi alla parità.

Portare a casa un pezzo di libertà

«La speranza è che chi partecipa possa portare a casa soprattutto un senso di libertà: la consapevolezza di poter scegliere», ci dice Gallino. «È qualcosa che spesso manca nelle relazioni e nella sessualità in generale, tanto che alcune persone per la prima volta scoprono che, all’interno di una coppia, si possa dire no», aggiunge. Il confronto con gli altri diventa allora fondamentale: vedere, ascoltare esperienze diverse aiuta, soprattutto per le donne, per le quali il rifiuto può essere più difficile da esprimere. Ma secondo la counsellor parlare di sessualità significa anche aprire finestre su temi che attraversano tutta la vita: la libertà di scelta, la qualità di vita, il piacere, la comunicazione, la conoscenza di sé. Spazi di dialogo insomma che invitano a interrogarsi, a mettersi in discussione e ad approfondire, ben oltre il perimetro dell’intimità.


© Depositohotos

Articoli simili