La Ficcanaso, i bimbi e il maledetto tablet

Siamo rimasti solo noi retrogradi, azzardiamo obiezioni, sembriamo degli amish sostenitori delle candele mentre gli altri si godono l’elettricità…

Di laRegione

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, disponibile anche nelle cassette di 20 Minuti per tutto il fine settimana.

La bambina numero uno ha provato un videogioco a casa di amici. È affascinata. «Posso chiederlo a Babbo Natale?». «Certo, puoi chiedere tutto quello che vuoi». Indovina l’espressione sorniona e provoca: «Se non me lo porta significa che Babbo Natale siete voi!». Non serve spiegare che il vecchio è solito accordarsi con i genitori, perché vive quell’adolescenza meravigliosa dei sette anni in cui non c’è spazio per la mediazione: «Voi siete cattivi e ottusi perché non amate i videogiochi».

Pochi giorni prima si discuteva dei compiti, con gli adulti che la esortavano a fare «il proprio lavoro» senza tante storie. «Voi per il vostro lavoro venite pagati, io no». Ci siamo ricordati di quella volta del picchetto sindacale per chiedere il permesso di mangiare i würstel con le mani e infilare le dita del naso e abbiamo deciso che fosse meglio non girarci intorno: Babbo Natale non esiste, per i videogiochi bisogna aspettare un po’. Piangono entrambe cinque minuti. E poi: «Ok ma quando potremo avere una paghetta per comprarci quello che vogliamo?». «Ma la Befana? Perché lei è più importante, vecchia e sola, non come quel comodone con la slitta che fa faticare solo le renne».

Nel bel mezzo di queste discussioni la scuola si è messa in di traverso proponendo il Progetto tablet. Solo il consenso unanime dei genitori consentirà ai bambini di avanzare verso le meravigliose sorti e progressive, ci hanno ammonito. L’assemblea, che di solito si scanna per aggiungere ore di lingua straniera e ottenere una commissione genitoriale di sorveglianza alla mensa, è incredibilmente compatta: le tecnologie aiuteranno i nostri bambini. In fondo alla sala siamo rimasti solo noi retrogradi, azzardiamo obiezioni, sembriamo degli amish sostenitori delle candele mentre gli altri si godono l’elettricità. Chiediamo di discuterne, a casa litighiamo furiosamente anche sull’unica cosa su cui siamo d’accordo. Non sarà un caso che i più grandi della Silicon Valley mandino i figli in scuole dove la tecnologia è bandita? Chiediamo informazioni, consigliamo cautela, per un momento siamo pure tentati di inviare una corposa rassegna di studi che sostengono la nostra idea. Ci sentiamo soli. Per fortuna con noi c’è di sicuro quel «vecchio retrogrado ottuso» di Babbo Natale.

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