La Casa della sostenibilità. La scienza è cultura e deve essere di tutti

Inaugurata il primo giorno di primavera di due anni fa, oggi è punto di riferimento in Leventina. Ne parliamo con Giovanni Pellegri, uno dei responsabili

Di Sara Rossi Guidicelli

Inaugurata ad Airolo nel 2024 e parte dell’Università della Svizzera italiana, la Casa della sostenibilità ha portato lo studio accademico in Leventina, dove gli studenti imparano a leggere il contesto per capire il mondo. Ma non è solo questo: oltre all’esperienza unita alla teoria, questo luogo è uno spazio aperto al pubblico grazie alle attività proposte, al planetario dove vedere le stelle… Una Casa che collabora con il territorio e gioca con i diversi linguaggi divulgativi per rendere la scienza il più accessibile possibile.

La Casa della sostenibilità è stata inaugurata ad Airolo il primo giorno di primavera di due anni fa. Si tratta di un pezzetto di Università della Svizzera italiana (Usi) che è andato fuori da Lugano, in cima alla Leventina, per trasformare il territorio in insegnamento accademico. Agli allievi che arrivano lassù si chiede: cosa ti dice questo bosco? Questa neve? Questa assenza di neve? Questo cantiere, questa ferrovia, questa valle? All’inizio non sanno rispondere. Ma imparare a leggere il mondo che ci circonda è fondamentale. L’università deve essere universale e dare anche esperienza.


© Ti-Press/Samuel Golay
La Casa della sostenibilità vista dall’alto

Programma culturale

In questi due anni la Casa della sostenibilità si è fatta voler bene: gli studenti dell’Usi che ci vanno hanno la possibilità di guardarsi intorno e usare i loro studi da una diversa prospettiva. E poi anche gli abitanti delle Tre Valli ci hanno guadagnato, perché questa Casa è per tutti, aperta ai curiosi, dotata di un planetario dove guardare le stelle, piena di proposte per serate e pomeriggi su vari argomenti e seminari destinati a ogni tipo di pubblico. Ma non basta: la Casa della sostenibilità esce dal suo salotto accogliente e si infila nelle scuole, nei teatri, al cinema, porta storie in Bibliomedia, al Dazio Grande, al Teatro Sociale. Collabora con gli enti del territorio e lo rende più ricco.

Chi c’è dietro? Giovanni Pellegri e Cristina Gianella (che ora è in maternità, quindi bevo un caffè con Giovanni Pellegri e mi faccio raccontare). Prima di tutto gli chiedo chi portava lui, da piccolo, al planetario, a teatro, al museo. «Sono cresciuto senza tutte queste belle offerte culturali, tranne una: i miei genitori, quando avevo dieci anni, hanno chiesto a me e mia sorella di scegliere un regalo che avesse a che vedere con una passione. Lei ha scelto un pianoforte, io un telescopio. Lo uso ancora». Pellegri è l’ideatore de L’ideatorio dell’Usi (a Cadro, dove si gioca con la scienza); in poche parole vive di idee. Gli interessa divulgare quello che lo incuriosisce, per spargere e moltiplicare il più possibile la curiosità fra le persone. «Se ti piace una cosa la vuoi raccontare. Se ti affascina un’idea la puoi trasformare in un pezzetto di mondo. La mia missione è strappare le conoscenze tecniche e scientifiche dai loro piedistalli, farle scendere tra di noi, avvicinarcele. È giusto che ci siano i ricercatori puri, che non escono dal loro laboratorio. Ma per ognuno di essi ci vuole qualcun altro che li studia, li capisce e va in giro a raccontare agli altri come funzionano le cose, quelle che usiamo tutti i giorni, e poi anche le stelle, che a volte ci impressionano per il loro mistero».


© Ti-Press/Samuel Golay
Cristina Gianella e Giovanni Pellegri, durante l’inaugurazione della Casa nel 2024

Dice che è tutta una questione di comunicazione: scegli le parole, i temi, la modalità per portare gli argomenti difficili alla portata di tutti. «Se la scienza è cultura, allora deve essere per tutti. Se il progresso è un valore, deve esserlo per la società intera». E non si tratta solo di insegnare, come una freccia che va in una direzione unica; piuttosto è un’occasione per scambiarci opinioni e domande.

Educare alla bellezza

«Per fare divulgazione si possono prendere in prestito vari linguaggi: quello dell’arte, del teatro, del cinema, della poesia. Non bisogna spiegare tutto, ma evocare, raccontare, divertire persino. A volte la gente non ne può più di sentir parlare del ‘problema del pianeta’ e allora noi possiamo narrare una storia e da questa trarne un insegnamento. Possiamo passare un momento piacevole e intanto alcuni semi sono gettati e forse germoglieranno. Affrontiamo qualsiasi tema perché tutto è collegato: se parliamo di alberi, di funghi, della Luna, di ognuno di noi. Siamo tutti collegati. Questo è il vero discorso sostenibile: c’è un legame tra il nostro modo di consumare e la guerra in Iran. Tra questo albero di pino e il tavolo su cui appoggiamo il caffè e l’aria che respiriamo». Basta unire i puntini.

In questi due anni ho partecipato a vari eventi della Casa della sostenibilità: spettacoli teatrali di divulgazione scientifica al Teatro di Acquarossa e allo Studio Foce, racconti fiabeschi sotto le piante alla Cascata della Piumogna, momenti di cabaret scientifico per le scuole medie di Acquarossa. «Collaboriamo con il territorio, a volte si fanno avanti per aiutarci scuole, biblioteche, operai comunali, altre associazioni culturali ecc.», mi spiega. Oltre al metodo esperienziale, all’attenzione verso il piacere che si ha nel fare le cose, Giovanni Pellegri e Cristina Gianella portano avanti un altro discorso: un miglioramento è possibile. Stiamo andando nella giusta direzione, restiamo compatti, continuiamo a camminare vicini, guardiamoci intorno, quanta bellezza. E dove non c’è bellezza, che cosa vorremmo cambiare? E allora facciamolo. Si lotta solo quando c’è speranza. E si vince solo tutti insieme, esperti e persone comuni.


Al Teatro di Acquarossa

Cosa significa divulgazione

Pellegri ci crede fino in fondo: divulgare significa creare un ponte. Portare argomenti che interessano il grande pubblico, emozionare, non annoiare, andare incontro, rendere gratuiti gli eventi. Accessibili in ogni senso. A pagare può essere qualcun altro, per esempio le grandi fondazioni, gli enti pubblici che se lo possono permettere, gli sponsor convinti della bontà del progetto. E infatti la Casa della sostenibilità riempie i teatri, anche con gente che di solito non va a teatro. Le persone arrivano, ascoltano, partecipano, chiedono, dicono e alla fine si portano a casa la voglia di pensarci ancora su. E di ritornare. «Mi piace insegnare agli studenti universitari, allestire le mostre e coordinare i progetti», dice Pellegri, ma confessa: «Però quando vado a raccontare una storia in una scuola dell’infanzia, o incontro allievi di una classe speciale o persone che vivono in una casa per anziani, la sera sono ancora mille volte più felice».

Dettagli, informazioni e appuntamenti reperibili ai siti www.ideatorio.usi.ch e www.casasostenibilita.usi.ch.

Articoli simili