Rosy Pedrini, l’alterità di mondi lontani al di là dei cliché

Dopo gli studi in traduzione e comunicazione, per oltre trent’anni lavora in radio e coltiva un grande interesse per l’Asia, in particolare adora la Corea

Di Natascia Bandecchi

Rosy, nata il 9 giugno 1969, vive a Riva San Vitale, ama le lingue ed è poliglotta: tedesco, francese, inglese, coreano. Diplomata come traduttrice alla Dolmetscherschule di Zurigo, ha continuato gli studi a Dublino (Irlanda), dove si vivono le 4 stagioni in un giorno solo. Là consegue un Master specialistico in Studi culturali e sociologia della comunicazione di massa e giornalismo. La favella, tratto distintivo dei Gemelli, non le manca e la catapulta in radio nel 1988: galeotto è stato un provino inviato alla neonata Rete Tre. Rimane nel gruppo SSR SRG 32 anni passando quasi tutti i dipartimenti. Adora l’Asia, in particolar modo Giappone e Corea.

Chi racconta le storie degli altri come me ha sempre il radar acchiappa-soggetti in funzione. Le mie antenne si sono equalizzate con Rosy istantaneamente. Invitate entrambe al compleanno di un’amica in comune (ciao Elena), mi ha stregata per la sua travolgente simpatia e le sue recenti scelte di vita fuori dagli schemi. E, dulcis in fundo, mi ha aperto le finestre sulla sua adorata Asia. Si considera «un’anima dei secoli scorsi».

«Non saprei identificare il momento in cui è scoccata la scintilla con l’Estremo Oriente perché ha sempre fatto parte di me. Ricordo però che al liceo, quando studiavamo l’Impero Romano d’Occidente, dai libri di testo sembrava che la storia finisse alla caduta di Costantinopoli; come se non ci fosse niente “dall’altra parte”. In quel momento il mio sguardo interno e la mia curiosità volevano andare più ad Est, oltre quindi quello che noi stessi possiamo cogliere in Occidente; al di là di questo atteggiamento eurocentrico». Rosy da allora coltiva il desiderio di andare oltre confini tracciati con il righello e ambisce a forgiare le sue conoscenze, non solo storiche, ma anche culturali e linguistiche.

Non solo geishe e chirurgia estetica

Non si può mai dire di conoscere perfettamente un luogo, nemmeno la nostra terra natia. «L’Asia è un mondo, anzi, più mondi complessi e profondamente sofisticati. Pensiamo alle lingue asiatiche, sono idiomi in grado di esprimere concetti che le lingue indoeuropee, lingue romanze quindi, faticano a veicolare. Ci sono concetti coreani, giapponesi o cinesi che sono estremamente interessanti e che riescono ad accarezzare più strati, persino la spiritualità». Rosy è affascinata e rapita da queste multidimensioni che orbitano intorno a questi codici linguistici antichi. «Mi interessa il concetto dell’alterità, mi piace tessere legami con una parte di mondo che conosciamo spesso attraverso degli stereotipi come per esempio le geishe e il sushi in Giappone, la chirurgia estetica e il K-pop della Corea. Io desidero andare oltre queste facciate e conoscere, e far conoscere, ciò che il mio sguardo osserva, attraverso le mie ricerche e il mio lavoro».

Tradire

Il mestiere della traduttrice o del traduttore è seriamente minacciato dall’intelligenza artificiale, ma, pensiamoci bene, può una macchina garantire impeccabile qualità? «Tradurre è un po’ come tradire, infatti hanno la stessa radice. Lavoro come traduttrice sempre meno, probabilmente sono una degli ultimi dinosauri sul viale del tramonto, ma tento sempre di fare del mio meglio, di restituire una versione il più possibile vicina al testo originale. È molto difficile, ma è una sfida meravigliosa».


© Ti-Press/Pablo Gianinazzi

A proposito di tradimento, avendo studiato anni per diventare traduttrice Rosy non si sente defraudata dalla tecnologia che ora la considera “merce in saldo”? «La mia posizione rispetto all’IA è ambivalente, trovo sia uno strumento indiscutibilmente utile. Le traduzioni possono essere ineccepibili, ma credo che in nessun modo possano sostituire il cervello – e il cuore – dell’essere umano. Oggi ricevo lavori di correzione di testi tradotti dall’intelligenza artificiale – può sembrare svilente per la categoria che rappresento, lo so -, però il problema non è la macchina, ma il fatto che queste tecnologie licenzino dei professionisti». Rosy aggiunge un po’ annichilita che nel prossimo futuro ci si accontenterà di qualità di servizi spesso mediocri. «Secondo me nella vita bisogna scegliere: mi accontento oppure voglio la qualità?».

(R)esistere

Resistere oppure esistere? Questo è un quesito che abbraccia indistintamente ogni essere umano… chi più, chi meno. A proposito di sicurezza, di propria identità professionale e umana, cambiare pelle e immergersi in un’attività indipendente può far paura. Rosy Pedrini ha mollato il classico “posto sicuro” in età adulta, sposata con Sergio e madre di Attilio, figlio adolescente agli studi. «Mi sono sempre sentita un’outsider, da qualche parte avevo la sensazione di essere continuamente fuori luogo. Sentivo dentro me che era giunto il momento di liberarsi di ciò che non era più fondamentale e avvicinarmi, non solo alla mia essenza, ma anche al nucleo di ciò che mi circondava». La qualità di vestire i panni di persona “fuori dai binari” è quella di osservare da fuori dal sistema: «Uno strumento fondamentale quando lavoro… e non solo».

La signora Yoon

I diari della signora Yoon è il titolo della newsletter di Rosy pubblicata su Substack. «La signora Yoon è il mio alter ego quando scrivo (o parlo nella versione podcast che si può ascoltare su Spotify e Apple Podcast) di Oriente. Mi piaceva l’idea di raccontare storie sospese tra Levante e Ponente partendo dall’attualità, per offrire un’informazione più completa, più raccontata, più leggera. Mi interessa parlare di temi come geopolitica, questioni controverse serie, fornendo anche informazioni storiche. Mi piace dare un affresco più ampio dei temi che tratto». Rosy sente che l’Asia, in particolare la Corea, sia un laboratorio di “cose” a venire nel resto del mondo. «Il mio scopo è cercare di narrare ciò che sta dietro alle facciate di questi Paesi che noi consideriamo distanti, ma che in realtà non lo sono».

P.S. La Rosy Pedrini di oggi cosa direbbe alla Rosy di 10 anni che scriveva di pedalò, suo primo articolo per il CdT? «Vai avanti così che vai alla grande!».

www.idiaridellasignorayoon.substack.com


© Ti-Press/Pablo Gianinazzi

Articoli simili