Sara Poma e altre storie audaci

“Avrei avuto il coraggio che ha avuto lei e le persone intorno a lei?”. Una donna racconta la storia di un’impavida che ha sfidato tabù e “norme” sociali

Di Natascia Bandecchi

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione

È nata nel 1976 a Pavia ma da anni vive nella sua adorata Milano. Sua moglie si chiama Lucrezia e i loro “pelosi a quattro zampe” sono Ope e Margot. Una delle sue passioni è ascoltare, è per questo motivo che nella vita è autrice e curatrice di contenuti audio per Chora Media. Nel 2020 ha realizzato il podcast ‘Carla, una ragazza del Novecento’: storia di un quaderno ritrovato che contiene la vita di sua nonna, nata nel 1923. Qualche anno dopo, era il 1935, nasce un’altra donna che per Sara sarà fonte d’ispirazione e portatrice di riflessioni esistenziali: Maria Silvia Spolato, la prima donna che dichiarò la sua omosessualità a Roma, nel 1972. Grazie a una minuziosa ricerca e ricostruzione la sua storia viene raccontata nel podcast ‘Prima’ e nel suo libro d’esordio ‘Il coraggio verrà’.

La vita nella sua imprevedibilità ci offre innumerevoli porte da aprire su orizzonti e possibilità che non avremmo mai pensato di poter esperire. Per Sara Poma una memorabile sliding door risale al 1997, lei studentessa in Erasmus nel sud dell’Inghilterra, si dichiara tutto d’un fiato a una compagna di corso con un: “I guess, I like you”. E pensare che pure io, galeotto fu un viaggio in Messico, scrissi la mia prima dichiarazione d’amore a una giovane di Seattle conosciuta sulla playa. A proposito di scrittura Sara è al suo debutto letterario con Il coraggio verrà. Un libro che è un po’ biografia, un po’ memoir, un po’ fiction in cui, in primo piano, viene raccontata l’esistenza, non poco travagliata, di Maria Silvia Spolato, a cui l’autrice con delicatezza e passione restituisce dignità e forma… “Sono abbastanza certa che ognuno di noi possa indicare momenti spartiacque nella propria vita, per me sono tre: l’incontro con mia moglie Lucrezia, la pandemia che mi ha donato il tempo e la possibilità di riprendere in mano la storia della mia famiglia attraverso le memorie di mia nonna, che ho poi raccolto nel podcast “Carla, una ragazza del Novecento”. Poi è arrivato “l’incontro” con Maria Silvia Spolato, che ha generato ulteriori incontri con persone che sono diventate importanti, permettendomi di allargare lo sguardo. La storia di questa donna incredibile mi ha permesso di fare un’indagine su me stessa mai fatta prima di allora, di fatto si è rivelata essere la spina dorsale del libro.

Sovrapposizione

Entrambe donne, omosessuali, una nata negli anni Trenta e l’altra a metà anni Settanta. Sara Poma confronta pezzetti della sua vita con quelli di Maria Silvia Spolato ponendosi molte domande che l’hanno aiutata a mettere a fuoco parti di sé. “Alla fine del viaggio la domanda più importante che serbo dentro me riguarda la rappresentazione, per me un tema centrale. Se avessi conosciuto la sua storia quando ero ragazza non mi sarei sentita rappresentata: all’epoca ero acerba sia a livello di educazione sentimentale che civile. Dall’altra parte le sue vicissitudini mi hanno portata a chiedermi: ma se io fossi stata al suo posto che cosa avrei fatto in quel periodo, in quel contesto così ostile e pericoloso in cui si rischiava la vita in mille sensi? Avrei avuto il coraggio che ha avuto lei e le persone intorno a lei? Queste domande non hanno ovviamente risposta ma sono dei preziosi spunti di riflessione”.

Rivendicare

Cosa significava negli anni Settanta rivendicare il diritto di esistere – rispetto al proprio orientamento sessuale o a qualsiasi altro tipo di minoranza – e cosa significa farlo oggi? “Secondo me oggi è importante essere reali e sinceri con sé stessi, con le persone che ci circondano e con chi non la pensa come noi. È facile per me dirlo perché vivo in una bolla di privilegi: vivo in una grande città dove questo è automatico e dove quello che arriva dalla cronaca o da certi ministri che sono seduti in Parlamento è un’eco lontana destinata a passare. Fortunatamente in molti contesti si corrono meno rischi di quelli che correva Maria Silvia Spolato, però siamo decisamente molto lontani dall’essere in un contesto inclusivo e sicuro per le persone che non aderiscono alla cosiddetta norma”.

Immaginazione

Dal podcast alle pagine del libro, il passo è breve: “Avendo lavorato sul documentario audio avevo una struttura solida: conoscevo le fasi della sua vita su cui avevo informazioni e quelle in cui c’era un buco totale. Ho affinato le ricerche di alcune parti rimaste in sospeso con il podcast e, sorprendentemente, ho trovato nuove rivelazioni. Nei punti in cui ho dei vuoti mi sono data la libertà – non so se con diritto o meno – d’immaginare e quindi ci sono parti di fiction – scritte in corsivo – in cui porto la storia dove la mia proiezione su Maria Silvia Spolato prende un po’ il sopravvento”.

Numeri e storie

Sara Poma ricostruisce e racconta la storia dell’impavida Spolato partendo dalla sua infanzia a Padova, il suo primo amore, la laurea in matematica, la carriera di insegnante e le discriminazioni subite a scuola, la vita da clochard, la passione per la letteratura e non da ultimo l’amore per i numeri che tanto la facevano sentire al sicuro: “A me fa sentire al sicuro il fatto che ci siano, e ci saranno sempre, storie da ascoltare e da leggere. Questa consapevolezza mi dà molto conforto: sapere che ci siano innumerevoli cose che non conosco e che ci siano il tempo e la lucidità – me lo auguro- quando sarò anziana, di colmarle”.

Coraggio

“Il coraggio verrà, da un poco di quella polvere” sono versi di una poesia di Maria Silvia da cui ha preso spunto il titolo del libro: “È una frase di apertura e di grandissima speranza che però era contenuta in una sua poesia molto cupa – immagino – scritta dopo una delusione d’amore cocente. Abbiamo scelto questi versi perché in fondo, nella vita di chiunque, dalle delusioni d’amore ci si rialza e si rifiorisce in qualche modo”.

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