Mastro Geppetto e Matteo Oliva

Non è San Giuseppe e nemmeno il personaggio uscito da un classico della letteratura per ragazzi. Ma i segreti del legno, lui, li conosce benone…

Di Lorena Scettrini

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione

Matteo Oliva – classe 1971, da Motto in Valle di Blenio – è un falegname. Anche la sua, come molte altre, è una professione profondamente cambiata e oggi ricca di tecnologia e informatizzazione. Ma quei profumi di resina e di legna appena tagliata rimangono immutati.

Quando Matteo aveva poco più di un anno, suo padre Giorgio aprì una falegnameria. Un inizio in punta di piedi, con un solo operaio ma tanta passione per un mestiere antico, che richiede grande manualità. La conduzione dell’attività divenne familiare nel 1999, con l’entrata in azienda del protagonista del nostro incontro e della sorella Michela. E così nel 2022 festeggeranno mezzo secolo di attività, 35 di questi anni vissuti da Matteo ‘in prima linea’.

Carenza di giovani

Nel capolavoro Le avventure di Pinocchio, Collodi descrive Geppetto come un uomo in grado di trasformare un pezzo di legno in essere umano. Prodigio impossibile nella realtà, quest’immagine la rubiamo e la affianchiamo alla ‘magia’ legata alla trasformazione di un pezzo di legno in un manufatto. Il falegname è un mestiere che presuppone una buona manualità e parecchia tecnica. Elementi che forse oggi spaventano, tanto da aver fatto calare notevolmente in Ticino le richieste di tirocinio in questo ambito. Durante la sua formazione Matteo ricorda che erano presenti 4 scuole: a Mendrisio, Lugano, Locarno e Biasca; adesso tutto è concentrato a Bellinzona. Se una volta in media i ragazzi che sognavano di poter fare il falegname erano un’ottantina, oggi ne contiamo appena una ventina. Cifre che non possono passare inosservate e che Matteo fatica a spiegarsi, anche se spera siano soltanto “passeggere” , perché per garantire la continuità di questo antico mestiere servono, evidentemente, forze fresche. Durante il suo terzo anno di apprendistato Matteo ricorda molto bene il premio vinto grazie al concorso “Il Castagno”; i tempi sono cambiati e l’evoluzione ha portato alla creazione degli SwissSkills, un campionato delle professioni durante il quale per cinque giorni i migliori giovani si sfidano dimostrando le loro capacità. Un evento che permette di promuovere i mestieri in modo accattivante e attrattivo.


© Ticino7/L.S.

Evoluzione

Tra le figure legate al mondo dei falegnami che nel nostro cantone sono quasi scomparse, vi è l’ebanista (esperto di intarsio e intaglio di legni, anche pregiati). La costruzione di mobili e altri manufatti in legno è stata sostituita dai grandi magazzini, che oggi offrono la possibilità di progettare arredamenti su misura a costi molto più bassi, perché prodotti nelle fabbriche e non artigianalmente. Chiaramente, il prezzo pesa sulla scelta, ma anche la cultura e la tipologia di case presenti sul nostro territorio hanno contribuito alla sparizione di questa specializzazione. Il mercato engadinese e dell’Oberland Bernese continua a funzionare molto meglio in tal senso, perché le case internamente sono di legno. Il materiale principale con il quale vengono costruite le abitazioni nel nostro cantone è invece prevalentemente il mattone. Come si muove quindi il mercato? “Ci sono due tipi di falegnami: quello che costruisce da zero il prodotto e lo posa e quello che invece lo compra già fatto e lo rivende”. Matteo ha scelto la prima opzione, e per far ciò viene affiancato da un gruppo di collaboratori che garantiscono il buon funzionamento in ogni specifico passaggio, dalla costruzione alla progettazione e posa in cantiere, favorendo la creazione e il mantenimento di posti di lavoro in valle. Specializzarsi in un solo settore è impensabile per un falegname che, in un contesto locale e periferico, deve offrire servizi variegati e seguire in modo elastico le richieste dei clienti.

Proiettati verso il futuro

Il surriscaldamento globale sta influenzando molti settori e aspetti della nostra vita e anche alcune tipologie di edifici sono additate come grandi ‘produttori’ di anidride carbonica. Infatti, in passato, c’era pochissima attenzione rivolta all’eccessivo consumo di oli combustibili utilizzati per il riscaldamento degli stabili. Anche per questo motivo dal 1998 è stato introdotto il marchio svizzero ‘Minergie’, che certifica – tra le altre cose – la rinuncia all’utilizzo di fonti fossili a favore dello sfruttamento delle rinnovabili, oltre alla necessità di evitare sprechi e meglio isolare gli edifici. Il disastro di Fukushima (2011) ha accelerato questi processi inasprendo le leggi, ci spiega Matteo, che si sono evolute aumentando i requisiti necessari proprio in termini di isolamento. Ecco perché, per forza di cose, da oltre un decennio anche la sua azienda oggi si muove in questa direzione, grazie a una piattaforma che certifica e garantisce il rispetto dei nuovi parametri. I serramenti, per esempio, devono rispondere a precisi requisiti, anche per quanto riguarda la domanda di costruzione. Condizioni diventate talmente centrali da costringere le aziende a rimanere al passo con i tempi, pure a livello di macchinari: la tecnologia ha bussato alla porta di tutti i settori, e tra morse, martelli, seghe circolari e trapani troviamo anche macchine computerizzate in grado di velocizzare il lavoro, aumentandone pure la precisione necessaria per rispettare certi standard. Un processo produttivo che ha portato anche alla nascita e alla formazione di figure polivalenti. Oggi essere falegname significa non soltanto avere una formazione di base solida, ma pure una o più specializzazioni. Insomma, una figura in continua e necessaria evoluzione (anche tecnologica) che unisce un passato che si perde nella notte dei tempi e un futuro tutto da inventare.

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