Quelle “stranezze” del mondo animale

La natura e gli esseri viventi non mancano mai di stupirci. Per esempio, quando devono garantire la sopravvivenza della propria specie…

Di Chiara Piccaluga

Pubblichiamo un articolo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

C’è un ragno che è un bravo pescatore, pesca insetti, è il Deinopidae (immagine in basso) ha corpo e zampe molto allungati e costruisce la sua ragnatela fra le estremità delle zampe, in modo da poterla contrarre ed estendere a piacere. In inglese viene chiamato net-casting spider, cioè ragno che getta la rete, in quanto allargando le zampe può avvolgere la preda nella propria tela e la sua eccellente visione notturna lo aiuta a scorgere e afferrare le prede con precisione.
Per rimanere nel mondo animale vi è una falena che vive a rate! La Gynaephora groenlandica è un’eccezione nel mondo dei lepidotteri che sappiamo bene sono animali dalla scarsa longevità se si considera lo stadio adulto che spesso non supera i pochi giorni o i pochi mesi. Questa falena vive per ben 14 anni e vive nelle condizioni estreme del Circolo Polare Artico, sopravvivendo anche a temperature di -60 °C e lo fa vivendo a rate; il bruco può infatti nutrirsi nella tundra solo durante la brevissima estate artica nel mese di giugno, dopodiché per sopravvivere è costretto a congelarsi degradando i mitocondri delle proprie cellule, per risintetizzarli nella successiva estate, quando potrà continuare ad accrescersi. In questo modo il bruco passa in ibernazione quasi il 95% della sua vita e arriva a svilupparsi anche nell’arco di 14 estati, approfittando del poco tempo a disposizione e poi ricongelandosi, finché, alla fine, può effettuare la metamorfosi all’interno di un bozzolo di seta e diventare adulto, per vivere i suoi ultimi giorni. Insomma la vita trova sempre un modo per vincere anche negli habitat più estremi.

Roba da fantascienza

Alcune strategie del mondo animale sono messe in atto per difendersi, come il caso del coleottero bombardiere (immagine in basso) che se disturbato spruzza in modo esplosivo dall’addome un miscuglio di sostanze prodotte da speciali ghiandole. Queste sostanze, che possono essere indirizzate in qualsiasi direzione, raggiungono la temperatura di 100 °C e sono in grado di allontanare qualsiasi predatore, causando a volte perfino cecità o morte, o dolore per i grandi animali come noi.
Ci sono anche strategie per rimanere sempre vigili seppur dormendo anche in volo o sott’acqua: il rondone che torna in Europa dall’Africa, per esempio, si addormenta in volo facendo riposare un emisfero cerebrale per volta così da regolare il volo. Sale a grandi altezze poi plana ad ali distese e, mantenendo una velocità di rotta pari a 8-10 metri al secondo, scende molto lentamente compiendo grandi circonferenze, per poi risalire e così via. Essendo uccelli migratori passano quasi tutta la vita in volo, tutto del loro corpo è fatto per volare, perfino le zampe sono molto corte e inadatte per camminare a terra, tanto da attribuire loro il nome scientifico Apus apus che significa “senza piedi”, in riferimento al fatto che osservato da lontano il rondone può sembrare privo di zampe, così non si posa mai al suolo. 

Anche i cetacei, come per esempio i delfini, dormono con solo metà del cervello. Sono mammiferi ben adatti alla vita acquatica, ma possedendo polmoni sono costretti a tornare in superficie per respirare. Dato che dormono circa 8 ore al giorno per respirare devono dormire solo con un emisfero cerebrale per volta, così da rimanere coscienti e risalire ogni tanto per respirare.
Ma continuiamo con altre stranezze del mondo animale; il kiwi è un piccolo uccello della Nuova Zelanda, senza coda, con le ali ridotte a due piccoli moncherini, narici poste sulla punta del becco e non alla base come negli altri uccelli. La particolarità più grande è che produce un uovo molto grande rispetto al proprio corpo, di circa 180 mm di lunghezza e 80 di diametro, di 1/4 del peso totale della femmina. L’uovo è grande 10 volte un uovo di gallina, nonostante il kiwi abbia la stessa taglia. 

E infine dobbiamo citare il mollusco marino nordamericano Elysia chlorotica, che sa come stupire gli scienziati (immagine sopra). Questo sorprendente animale si nutre di alghe che raschia sul fondo, ma quando queste vengono a mancare non si fa problemi: riesce a compiere la fotosintesi clorofilliana, il processo che consente a un organismo di trasformare la luce solare in energia utilizzabile dall’organismo stesso. Insomma, la fotosintesi clorofilliana (un processo tipico delle piante) viene svolta anche da un animale e questo grazie proprio alle alghe di cui si nutre, poiché è riuscito ad appropriarsi dei loro geni responsabili della produzione di clorofilla e dei cloroplasti. In questo modo può superare senza problemi anche 10 mesi senza cibo, basta che nella sua vita abbia mangiato almeno una volta queste alghe per prenderne i cloroplasti e che vi sia un po’ di luce solare.

 

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