Mara Travella, la letteratura come territorio libero
Intervista alla direttrice della Casa della Letteratura e non solo: ‘Tengo vive più identità possibili perché è un buon modo per tentare di essere felici’
Di Prisca Agustoni
Nata e cresciuta a Coldrerio, dopo il liceo a Mendrisio, Mara si trasferisce prima a Friburgo (per gli studi in Letteratura e filologia), poi a Bologna, per il Master. Torna in Ticino, dove svolge numerosi lavori e, nel 2020, assieme ad Alan Alpenfelt, lancia il progetto Luminanza. Nel 2021 si trasferisce a Zurigo per il dottorato in Letteratura e mediazione culturale. Membro del comitato di organizzazione di Chiasso Letteraria, da giugno del 2025, ha assunto la direzione della Casa della Letteratura italiana.
Mendrisio, Friburgo, Bologna, Zurigo, Berna, poi di ritorno a Lugano: in pochi anni Mara Travella ha disegnato una costellazione di luoghi, confluiti nelle diverse attività culturali e professionali che ha svolto e svolge tuttora con passione. Una pluralità di sguardi e di approcci che sembrano caratterizzare la sua modalità di ascolto e di comprensione della cultura e di sé stessa, come ci confessa: «Tengo vive più identità possibili perché, come ho sentito dire da uno psichiatra-scrittore, è un buon modo per tentare di essere felici». Dopo anni di studio legati alla letteratura spagnola e ispano-americana, nel suo lavoro di ricerca dottorale Mara si è orientata verso l’editoria e l’analisi, attraverso gli archivi, del rapporto letterario tra Svizzera e Italia nel periodo compreso tra gli anni 40 e 50.
L’editoria, quindi, come campo prediletto di ricerca, ma anche una presenza costante nel suo percorso professionale e personale. Ogni tappa del processo di produzione di una “storia” è al centro dei suoi interessi, che si sviluppano in svariate iniziative: la traduzione, il teatro, il cinema, i libri per la gioventù, i fumetti, il dibattito aperto con case editrici indipendenti, i processi individuali di scrittura, tutto è rilevante e legato, secondo lei, a una dimensione della letteratura che le permette di considerarla «con una agilità diversa, percependola come meno “intoccabile”, “alta” se vogliamo», e la stimola a promuovere una discussione ampia, «come all’interno di un grande club di lettura, dove l’opinione di tutt* è benvenuta».
La letteratura come spazio di libertà
Molto attenta alla realtà dei giovani, Mara si è spesso impegnata, nelle aree dove può svolgere un ruolo come mediatrice o consulente (per festival letterari, giornali, blog o altri canali di diffusione della letteratura), nella promozione di penne letterarie meno consacrate, magari voci esordienti, oppure di libri particolarmente cari al pubblico più giovane. Questo perché, secondo lei, «la letteratura può promuovere uno spazio di riappropriazione della propria voce, della propria legittimità», ci spiega. Voce anche intesa in termini di collettività, ossia, di realtà poco ascoltate o poco rappresentate in passato, e che oggi stanno finalmente risvegliando l’interesse dell’editoria e trovando visibilità e lettori.
Ma come avviene questo processo di riappropriazione di una legittimità? Non si tratta di fare in modo che la letteratura diventi la portavoce di determinati valori, quanto piuttosto di promuovere un’apertura, di stimolare la conoscenza di storie diverse, in questo caso storie vicine all’universo dei giovani, «che possono piacere (o anche no), e così facendo allenare il proprio sguardo, e quello della società, su ciò che ci circonda. Quello che si può fare attraverso la letteratura è smascherare le trappole dell’oggi: leggere e scrivere sono modi per avere a che fare con il linguaggio, per conoscere il senso e il peso delle parole». Travella suggerisce quindi che la letteratura apra orizzonti, ma, d’altro canto, ci confessa un suo timore per quanto riguarda le “trappole dell’oggi”: «I fondi che vengono tolti alla cultura non fanno che dimostrare la scarsa fiducia nel potere trasformativo o perlomeno riflessivo della letteratura».
Una nuova comunità emergente
Da poco meno di un anno alla direzione della Casa della Letteratura di Lugano, Mara cerca di combattere questa sfiducia nei confronti del potere trasformativo della cultura costruendo ponti. Infatti, è suo obiettivo portare avanti le diverse iniziative e collaborazioni già ben collaudate dalla direzione precedente, in particolare per quanto riguarda un aspetto a lei molto caro, imparato dall’esperienza bolognese, che è il desiderio di portare la cultura e la letteratura fuori dagli spazi chiusi, di farle vibrare anche fuori dalle mura di un’istituzione, «nelle piazze, sotto i portici».

© Antoine Guerne
Travella ha interpretato il fatto di essere stata scelta lei, una donna giovane, per dirigere la Casa, come la volontà di un’attenzione accentuata nei confronti delle realtà della società contemporanea, quali le questioni di genere, le questioni multietniche e la rappresentazione di una generazione più giovane di autori/autrici e di lettori/lettrici: «E questo per me è un segnale anche politico che punta in una direzione ben precisa. Mi piacerebbe che la Casa della Letteratura fosse un punto di riferimento per le attività letterarie della Svizzera italiana, un luogo d’incontro per addetti ai lavori e uno spazio dove il pubblico possa venire per prendere parte a una nuova comunità emergente, che si connette con le realtà indipendenti presenti sul territorio e con gli altri spazi culturali. Credo che un centro culturale oggi debba captare le istanze della realtà circostante, e dunque proporre eventi letterari che siano anche spazi di dialogo e di confronto».
Una delle attività da lei auspicate sono per esempio i workshop di scrittura, visto che chi desidera scrivere in lingua italiana in Svizzera non può accedere all’Istituto Letterario di Bienne, dovendo forse andare in Italia, ma perdendo, in tal caso, la possibilità di far dialogare sul territorio nazionale le quattro realtà linguistiche svizzere. Un’attenzione particolare è quindi dedicata alla promozione dello scambio e del dialogo con le altre realtà culturali elvetiche.
Scrivere per leggere il mondo
Ma la letteratura non è solo il centro dei suoi interessi professionali. Travella le riserva anche uno sguardo “dall’interno”, di chi si avventura nella scrittura, pur se di questo parla poco e, come ci dice, «in punta di piedi». Lo spazio della scrittura è per lei molto intimo e, per il momento, «un esercizio personale, un modo, appunto, per leggere quello che mi circonda, per trasformarlo, in un certo senso». Cita alcuni nomi di autrici dalle quali trae esempio e ispirazione, come le italiane Natalia Ginzburg e Viola Di Grado, o l’argentina Mariana Enríquez, queste due ultime, in particolare, la affascinano perché presentano un modo stridente di rappresentare il mondo, quasi distopico, pur se molto vicino al reale. Inoltre, ci confessa di essere una lettrice affamata di racconti, un genere che predilige.
Per il momento, Mara si lascia condurre nella scrittura, senza fretta, da temi che catalizzano i suoi interessi, come quello della privazione, dell’asfissia e della gabbia, cimentandosi tra le parole come in uno spazio di sperimentazione e di libertà. Come futuri lettori e lettrici, speriamo che, tra le tante belle attività legate alla letteratura da lei svolte con competenza e passione, trovi spazio in un futuro non molto lontano, anche un suo esordio come autrice. È quello che le auguriamo e ci auguriamo.

© Alfio Tommasini
