Spazio Fervida. Libero luogo di creazione culturale

Nel quartiere di Molino Nuovo a Lugano c’è uno spazio, messo in piedi da quattro artiste, di creatività, dialogo e comunità. Lo scopriamo.

Di Keri Gonzato

Preparati, respira, stai per entrare in un luogo vivo. Spazio Fervida, dal latino fervĭdus (ardente, intenso, caloroso) e fervere (bollire, ardere), significa passione, energia e vitalità: questa intensità ha ispirato il nome dello spazio di Molino Nuovo a quattro artiste. Fervida è atelier e luogo di produzione culturale. È un terreno comune dove le idee germogliano, si intrecciano e dialogano con chi lo attraversa, coltivando relazioni autentiche. Oggi conosciamo questo terreno con la voce di chi lo ha creato…


© Spazio Fervida
Le quattro creatrici e promotrici dello spazio nel quartiere di Molino Nuovo

Fervore creativo

Giulia Maria Fasola è una ceramista formata presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, fondatrice dell’Atelier aīe, dove unisce la pratica della ceramica alla sua passione per lo yoga e per la cura armonica degli spazi.


© Spazio Fervida
Giulia Maria Fasola

«Spazio Fervida nasce dal desiderio condiviso di quattro persone, un’artigiana, due artiste e una curatrice, di creare un luogo di lavoro, ma anche di apertura. Ci definiamo uno spazio di produzione culturale perché prima di tutto questo è il luogo in cui noi lavoriamo e produciamo. Gli atelier sono spazi in cui materiali, idee e processi prendono forma e si trasformano. Allo stesso tempo desideriamo che questo luogo possa diventare una piattaforma aperta, offrendo la possibilità di incontro e contribuendo a uno scambio con la comunità artistica indipendente del territorio».

«Negli anni abbiamo iniziato a organizzare piccoli eventi, scegliendo ciò che sentiamo possa risuonare con l’identità in divenire dello spazio e con chi lo abita e lo attraversa. In fondo credo che la nostra intenzione iniziale non sia cambiata in modo radicale, si è piuttosto consolidata nel tempo. Stiamo lentamente costruendo un’identità più precisa, imparando a collaborare tra di noi e a lasciare spazio ai desideri e alle visioni di ciascuna. Fervida cresce anche perché nel tempo altre artiste e designer hanno iniziato ad abitarlo, ma soprattutto perché si creano relazioni e dialoghi con realtà vicine alla nostra sensibilità. Per me questo spazio è importante perché rappresenta un luogo di stimolo e di scambio continuo. È il posto in cui si trova il mio atelier, quindi uno spazio di ricerca e sperimentazione personale, ma è anche un contesto di relazione, dove il lavoro individuale entra costantemente in dialogo con quello degli altri. La mia pratica è radicata nella materia, nella ceramica, e il mio progetto personale si chiama Atelier aīe, nato da un bisogno molto concreto: rallentare e riconnettermi con il ritmo del lavoro artigianale e con una forma di presenza più attenta. Fervida, per me, è proprio questo: un luogo in cui il lavoro quotidiano prende forma e allo stesso tempo si apre al dialogo con altre pratiche e con le persone che attraversano lo spazio, in un continuo scambio di idee e sensibilità».

Uno spazio di emancipazione

Marta Margnetti è un’artista ticinese che, attraverso materiali e tecniche diversi, esplora la quotidianità e il rapporto con i luoghi che ospitano il nostro vivere, invitando a riflettere sull’ambiente domestico contemporaneo.

«Penso che ognuna di noi abbia trovato in Fervida qualcosa che stava cercando. In passato siamo state coinvolte in realtà associative e culturali: Sonnenstube come piattaforma per le arti, Morel come luogo di produzione e grande coabitazione, il Molino come esempio di concretezza e azione. Sono stati per noi luoghi di scambio umano e politico, attraverso queste realtà abbiamo potuto svilupparci come artiste, pensatrici, professioniste e amanti. Oggi però quei luoghi sono diventati macerie dolorose».

«Con Giada, nel 2021, siamo andate per un anno a Roma, e lì abbiamo trovato una città fatta di forti contrasti in cui esistono però spazi lottati e difesi destinati a collettività specifiche e sfaccettate. Temevo il ritorno a Lugano, ritrovare le stesse macerie e non avere più i luoghi del mio cuore, che allora portava una ferita profonda. La lettura di Decolonialità e privilegio della geografa queer Borghi mi ha dato la spinta. Il libro parla dell’azione che può avvenire al margine e che questo, come lo intende anche bell hooks, può diventare uno spazio di emancipazione. Così, di lì a poco, in maniera molto gioviale e consapevole, è nato Fervida. Lo spazio fisico ha modellato la forma del collettivo: diverse sale possono essere destinate ad attività che, per ragioni pratiche, devono rimanere separate. Fervida è il nostro luogo di lavoro e del cuore, ma abbiamo il forte desiderio di condividerlo e renderlo uno spazio per la comunità: nei giorni di sole la porta è sempre aperta».


© Roberto Pellegrini
Marta Margnetti e Giada Olivotto

Comunità, una pratica quotidiana

Giada Olivotto è una curatrice indipendente, artista originaria di Locarno e dottoranda alla Zurich University of the Arts. Tra ricerca e pratiche collaborative, indaga femminismo intersezionale, suono e radio, sviluppando progetti collettivi e spazi di sperimentazione come Spazio Fervida.

«Per me parlare di comunità significa prima di tutto parlare di una pratica quotidiana. Fare comunità, oggi, è quasi un atto di resistenza. In un contesto provinciale come quello ticinese, dove è spesso difficile sopravvivere come ricercatrice e artista, condividere spazi, risorse e immaginari diventa una forma concreta di sostegno reciproco. In questo senso guardare alle metodologie dei femminismi aiuta molto: i collettivi, il piacere di stare insieme, la coralità dell’azione. Sono pratiche faticose ed esigenti ma anche profondamente arricchenti. Co-coltivare e co-gestire significa proprio questo: non pensare lo spazio come qualcosa di individuale, ma come un terreno comune da curare insieme, dove decisioni, lavoro e responsabilità si distribuiscono. Curare questo terreno, questo giardino, non è sempre facile: richiede tempo, attenzione e dedizione perché possa attraversare gli inverni più freddi e le estati più intense. Fervida è aperto alle persone che invitiamo e che desiderano collaborare con noi. Non credo che tutte possano essere inscritte nel binario maschio/femmina. In questo momento è uno spazio abitato soprattutto da donne, ma non è una scelta esclusiva: è piuttosto il risultato di relazioni e affinità. Sono una curatrice indipendente, artista e dottoranda presso la ZHdK di Zurigo e il Mozarteum di Salzburg. Sono nata a Locarno nel 1990 e la mia ricerca si muove tra femminismo intersezionale, produzione sonora e radiofonica e iniziative collettive. Negli ultimi anni ho avviato e partecipato a progetti collaborativi – Canale Milva, Sonnenstube, Fattucchiere, Bambine e altri – che hanno definito la mia traiettoria artistica e curatoriale. Per me Fervida è una stanza sicura nella quale rifugiarsi. Un posto tutto per me, insieme ad altre».

Ecosistema in evoluzione

Victoria Pham è un’artista con un approccio multidisciplinare alla progettazione spaziale con cui esplora fenomeni socio-culturali diversi, attraverso elementi come luce/ombra, materia, spazio, movimento e suono. Lavora presso il Corso di Laurea in Architettura d’Interni come collaboratrice scientifica nei corsi di Composizione Architettonica e Fenomenologia dello Spazio.


© Spazio Fervida
Victoria Pham

«Quando mi chiedono dove si trova Fervida, la mia risposta è “lungo il fiume Cassarate, tra l’edificio cilindrico del Botta e il Bar Kulma”. Trovo affascinante poter descrivere la sua posizione usando tre riferimenti emblematici (luganesi) che hanno forme e caratteri sociali molto differenti. Sogno una realtà in cui chi fa arte (applicata o meno) possa avere un luogo come Fervida all’interno della città. Lo Spazio Fervida è un piccolo sogno fatto realtà, un atelier dove lo studio, l’immaginazione e la progettazione ribollono, si attivano, sono fervidi. Ci sono giorni in cui l’atelier pullula: siamo tutte a lavorare sui nostri progetti, passano amici per un saluto e vicini per curiosità. Altri giorni in cui ognuna di noi ha lo spazio tutto per sé: per pensare, ricercare, dare forma alle proprie idee».

Instagram: spaziofervida


© Spazio Fervida

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