Mito e realtà di Ninive
Divenne la grande capitale dell’antico Impero assiro per mano di re Sennacherib e dei suoi successori Esarhaddon e Assurbanipal. Ce la racconta il professor Paolo Brusasco
Di Marco Horat
Grande capitale dell’antico Impero assiro, Ninive conobbe il suo massimo splendore nel VII secolo a.C., quando Sennacherib la trasformò in una città monumentale e i suoi successori, Esarhaddon e Assurbanipal, ne accrebbero potenza e prestigio. Sorgeva sulla riva del Tigri, nell’odierno Iraq, e fu conquistata e distrutta nel 612 a.C. da Medi e Babilonesi. Nella Bibbia è ricordata come una città malvagia, ma il Libro di Giona ne sottolinea la grandezza e racconta il pentimento dei suoi abitanti. Ne parliamo con il professor Brusasco.
Ci sono al mondo luoghi che affascinano al solo sentirne pronunciare il nome: Ninive, la capitale più importante dell’Impero assiro è sicuramente tra questi. Siamo attorno all’VIII-VII secolo a.C., era situata al centro della regione considerata una delle culle più importanti della civiltà, nella cosiddetta Mezzaluna fertile tra il Tigri e l’Eufrate, non lontano dalla catena dei Monti Zagros. Protagonista della storia: millenni or sono quando era l’ombelico del mondo coi suoi duecentomila abitanti; alla sua riscoperta avvenuta nei secoli e, seppure per altre ragioni, ancora ai nostri giorni.
Una storia stratificata
Chi la conosce molto bene è il professor Paolo Brusasco, che nella regione ha lavorato per anni quale responsabile della Missione Assiria dell’Università di Genova nel Kurdistan iracheno (MAUGE) con riconoscimento del Ministero affari esteri italiano; oltre a essere docente di Archeologia e Storia dell’arte dell’Asia occidentale e del Mediterraneo orientale antichi. Il nostro pubblico lo conosce sia per le sue pubblicazioni scientifiche e divulgative (ad esempio su Babilonia) sia quale conferenziere, quando anni fa era stato invitato dall’Associazione archeologica ticinese a parlare del suo lavoro.

© P. Brusasco
La squadra degli scavi
Recentemente ha dedicato un ricco volume all’altra grande città della regione, intitolato Ninive, mito e realtà, pubblicato dalla casa editrice milanese La Nave di Teseo, dal quale vorrei partire proprio in compagnia dell’autore alla scoperta, si fa per dire, della Ninive di ieri e di quella di oggi.

Il racconto si muove su più livelli: c’è la storia della città dalle origini, che risalgono addirittura al VI millennio a.C., gli splendori massimi del periodo neoassiro con palazzi e regge sfarzose; c’è la lunga vicenda della sua riscoperta culminata nell’Ottocento e infine il mito essenzialmente negativo tramandato dalla Bibbia e dagli autori greci e latini.
Professor Brusasco, il suo libro vuole proporre qualcosa di più di un resoconto archeologico…
«Sì, ho voluto dargli un senso anche letterario, poetico e direi spirituale, immaginando Ninive come una città moderna, al di là del resoconto storico e archeologico strettamente scientifico – pure ben documentato – con i ritratti psicologici dei tre sovrani principali che hanno reso grande la città: Sennacherib, Esarhaddon e Assurbanipal (o Sardanapalo). Ho rievocato la vita quotidiana di allora come fosse quella di una città di oggi, con luci e ombre: efferatezze, distruzioni e guerre da una parte, ma anche manifestazioni di grande cultura ed erudizione – penso alla grande biblioteca di Assurbanipal e alle migliaia di tavolette incise provenienti dai palazzi imperiali – dall’altra. Un ritratto non asettico dei suoi abitanti, ma anche dei suoi scopritori moderni»…
Scopritori che sono poi soprattutto inglesi (Layard) e francesi (Botta) come si evince visitando il British Museum o il Louvre; recentemente anche tedeschi, intervenuti dopo i disastri provocati nella regione dall’Isis.
Anche lei da anni sta scavando nell’area di Ninive…
«Si tratta di Tell Abdul Aziz-Kevala a Dohuk, una città che era un avamposto commerciale a oriente di Ninive, una città satellite che controllava le vie carovaniere verso gli altopiani iranici dai quali provenivano anche i potenziali nemici. Abbiamo messo in luce i resti monumentali di un palazzo amministrativo del IX-VII secolo a.C., con l’uso di moderne tecnologie, come il magnetometro (una specie di sonar), stiamo anche indagando tutta l’area circostante della città bassa, con vie e palazzi che dovremo scavare in futuro. In questi ultimi anni, malgrado gli avvenimenti bellici, abbiamo potuto lavorare in un clima di tranquillità e sicurezza grazie ai buoni rapporti con le autorità curde e con gli operai molto bravi e ben preparati. Recentemente, però, con i reciproci bombardamenti americani, israeliani e iraniani abbiamo interrotto il lavoro. Speriamo di riprenderlo il prossimo autunno».

© P. Brusasco
Gli scavi
La potenza assira non sorge dal nulla, ma parte da lontano…
«Tutto ha inizio nel II millennio con la creazione di una macchina organizzativa politica, militare e sociale di altissimo livello ed efficienza. Gli assiri avevano una cancelleria che registrava notizie relative all’amministrazione dello Stato e informazioni sui popoli circostanti ottenute con azioni di vero e proprio spionaggio; il tutto trascritto negli annali che ci sono pervenuti: il sovrano assiro era sempre informato su tutto quanto succedeva dentro e fuori i confini del Paese. Questo ha portato gli assiri a espandere il loro territorio fino a costituire, secolo dopo secolo, il più grande impero al mondo, prima dei persiani e di Alessandro».

© Wikipedia
Bassorilievo raffigurante una scena di caccia
E come mai la ‘Bibbia’ e i profeti hanno invece il dente avvelenato con Ninive?
«La Bibbia stigmatizza gli assiri perché Sennacherib e i suoi successori avevano sconfitto e deportato gli ebrei obbligandoli a costruire le loro regge. Isaia e gli altri vedono quindi Ninive come il regno del male che ha osato sfidare dio. Si può però trovare anche qualche velo di ammirazione, come nel Libro di Giona, quando parla di una grande città, della sua forza militare e culturale. Molti stilemi culturali infatti vengono mutuati dalla cultura assira, come ad esempio il racconto del diluvio universale nell’epopea di Gilgamesh».

Cronache di Norimberga
