Il punto delle feste (e dell’umanità). Questioni di lista
Alzi la mano chi non ha mai fatto una lista (di cose da fare, di regali, di buoni propositi) per far rilassare (almeno per un attimo) la propria mente
Di Ivo Silvestro
Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione.
Ogni anno tornano regali, buoni propositi, classifiche di ogni tipo. Ma le liste non sono una mania stagionale: attraversano la nostra vita, ci rassicurano, ci aiutano a ricordare ciò che altrimenti ci sfuggirebbe, tengono a bada l’ansia delle cose lasciate a metà e riducono errori. Forse sono proprio le liste a distinguerci dagli animali non umani. Ma non dalle intelligenze artificiali che degli elenchi hanno fatto un vero automatismo stilistico, moltiplicandoli oltremisura.
Che cosa caratterizza questo periodo dell’anno? Decorazioni più o meno improbabili, maglioni natalizi talmente brutti che non meritano neanche l’eufemismo di “improbabili”, gli oroscopi per l’anno nuovo, “a te e famiglia”, “ne riparliamo l’anno prossimo”. E poi loro: le liste.
Le liste di regali – quelli che vorremmo ricevere da Babbo Natale, se siamo ancora nell’età dell’innocenza, o quelli che raggiunta la maturità (bella fregatura!) ci tocca comprare prima di Natale (“ah no, ma loro li vediamo dopo, aspetta che magari con i saldi…”). Le liste dei migliori libri dell’anno, dei migliori dischi pop dell’anno, dei migliori fumetti, dei migliori saggi di archeologia sumera, dei migliori romanzi esistenzialisti ungheresi. Le liste delle notizie più importanti dell’anno, le liste delle migliori liste per riassumere le cose accadute nel 2025 che forse vorremmo dimenticare. E ovviamente le liste dei buoni propositi… e qui lascio a chi legge la responsabilità di immaginare esempi tristemente verosimili.
Una caratteristica solo umana
Il fatto è che le liste non caratterizzano solo questo periodo dell’anno. Caratterizzano la nostra esistenza. Da qualche millennio si elencano (di nuovo le liste!) quei tratti che dovrebbero distinguere gli esseri umani dagli animali non umani. La razionalità – e ci vuole una certa faccia tosta nel dire che la nostra specie brilli per capacità di ragionamento –, il linguaggio, la tecnica, persino la capacità di ridere e sorridere: per ognuno di questi tratti si sono trovati fior di controesempi nel regno animale e forse anche in quello vegetale. Credo tuttavia che nessuna altra specie vivente faccia liste ed elenchi.
Lo so, non sembra granché, come eccezionalismo umano. Intanto – piccolo bagno di umiltà – chi ha detto che a distinguerci dagli animali non umani debba essere qualcosa di edificante e magniloquente? E in più le liste non sono poi così male. Sono rassicuranti, calmano quello che in psicologia viene chiamato “effetto Zeigarnik” (dal nome della psicologa lituana che studiò il fenomeno nel Novecento), quel “rumore di fondo mentale” prodotto dalle cose incompiute. Il cervello le tiene attive nella memoria e questo ci porta a una tensione costante e logorante, soprattutto se l’elenco delle cose da fare è lungo (e chi lo ha corto?). Scrivere un compito su carta equivale a dire al cervello: “Rilassati, puoi dimenticartene adesso, tanto è scritto lì”. La mente si quieta.

© Wikipedia
Bluma Zeigarnik (1900-1988)
Il palazzo immaginario
Certo esternalizzare la memoria di quel compito ha un prezzo: dimenticarcene. Lo abbiamo scritto proprio per quello, del resto. Le liste di cose da fare funzionano se ci ricordiamo di guardarle. Deve diventare una routine non solo scriverla, la lista, ma anche leggerla. Così può anzi diventare un alleato della memoria, come mostra la tecnica mnemonica delle stanze di un palazzo immaginario, secondo la tradizione introdotta dal poeta Simonide di Ceo, vissuto tra VI e V secolo a.C. bisogna immaginare un edificio familiare – la propria casa va benissimo, a meno di non vivere in un monolocale –, e collocare sempre mentalmente gli elementi da ricordare in punti precisi: l’ingresso, la cucina, il bagno. Per ricordarli basta ripercorrere lo spazio nella mente. È una lista scritta nello spazio, ma pur sempre una lista. Ed è talmente efficace che ancora adesso questa tecnica viene usata per allenare la memoria.
Le liste, poi, salvano vite. Negli ospedali, nelle cabine di pilotaggio degli aerei, nella sala di controllo di una centrale elettrica un buon elenco di controllo impedisce di saltare passaggi importanti, cosa che può capitare quando si è sotto stress. E se stai operando una persona o facendo atterrare un aereo è meglio non bloccarsi con l’analogo del classico “ma lo avrò chiuso il gas?”.
Lo zampino dell’IA
Di animali che fanno liste, dicevamo, non ne risultano. E come visto, questo primato antropologico non è poi così male, alla fine. Non fosse che a insidiarlo come tratto tipicamente umano sono adesso tutt’altro tipo di creature: le intelligenze artificiali.
Che sembrano amare molto gli elenchi, infilandoli anche dove un essere umano non si sognerebbe di usarli. Va bene la lista della spesa, ma se devo raccontarti perché ti voglio sposare forse meglio evitare una serie di punti e sottopunti (e magari anche qualche emoji). L’abuso di elenchi è diventato uno dei segnali per riconoscere un testo generato da ChatGPT e simili, insieme a parole che prima dell’avvento delle IA generative in pochi usavano (la più celebre, in inglese, è “delve”).
Le liste piacciono a ChatGPT che le scrive quasi sempre con parallelismo perfetto tra le voci: ogni punto introdotto da un titoletto in grassetto seguito da due punti, stessa lunghezza, stessa struttura grammaticale. Perché le intelligenze artificiali amano così tanto le liste? Per lo stesso motivo per cui le amiamo noi umani, in fondo: sono un modo sicuro di organizzare informazioni, facile da seguire, difficile da sbagliare. La colpa è insomma nostra, inclusa quella dell’abuso che sarebbe riconducibile a una sorta di “riflesso condizionato”. I modelli linguistici di grandi dimensioni che sono alla base di ChatGPT sono infatti affinati con feedback umani: persone che valutano diverse risposte dell’IA che a sua volta si adatta in base alle risposte. E in questa fase vengono spesso premiate le risposte “scansionabili”: chiare, ordinate. E con punti elenco. Una sorta di tic da intelligenza artificiale: un eccesso di ordine e pulizia che oggi ritroviamo nelle cose da guardare per capire se un testo sia stato scritto da una persona o da un algoritmo. A meno di non prendere provvedimenti.
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