Il vino di Luca. Nei filari del ricordo

“Per questo vino l’etichetta c’è già. È un disegno che Luca aveva realizzato dopo aver vendemmiato con la sua classe” (Domenico Chiefari)

Di Moreno Invernizzi

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione

A volte il destino sembra davvero essere già scritto. Come nella storia di Luca, un bambino che dopo aver partecipato assieme ai suoi compagni di scuola elementare a una vendemmia come attività didattica, realizza un disegno per immortalare quella giornata. Quel ragazzo oggi non c’è più: un brutto male, un’emorragia cerebrale, se l’è portato via, il 6 maggio dell’anno scorso. Aveva appena tredici anni. Restano i ricordi, quelli di un ragazzo che malgrado tutto, nonostante le sofferenze cagionate dal suo stato di salute, ha sempre sorriso alla vita. E, a ricordarlo, in mezzo a tutti gli altri frammenti rimasti di una vita finita comunque troppo presto, c’è anche quel disegno. Che il papà, Domenico Chiefari, ha deciso di usare come etichetta delle bottiglie di un vino tutto speciale: il vino di Luca, prodotto lì, ad Arcegno, in quel vigneto contornato dai boschi in cui Luca e i suoi amici amavano trascorrere il loro tempo libero, tra gli impegni scolastici e una partita a pallone, giocando all’aria aperta, di godendosi qualche attimo di spensieratezza. Almeno fino al 2019, quando è iniziato il suo calvario…


© Domenico Chiefari
Sopra e nelle immagini seguenti: alcuni momenti della raccolta dell’uva, cui hanno preso parte amici dell’associazione e persone vicino alla famiglia.

Per ricordare e sostenere

C’è vino e vino. Ma quello che uscirà dalle botti nel 2024, nato dalla capace mano di Andrea Arnaboldi, avrà un sapore del tutto particolare. Non tanto, o non solo, perché prodotto da una coltura biologica. O perché barricato in botte per dodici lunghi mesi. Ma perché nato e voluto per un preciso intento: quello di ricordare, una volta di più, quel giovane ragazzo morto a soli tredici anni. “Sconfitto fisicamente dalla malattia, incurabile, ma sempre presente nei nostri cuori e nella mente, come esempio di vita e di solarità”, racconta Domenico, che nel marzo di quest’anno ha creato l’Associazione Luca – che si prefigge di assistere le famiglie confrontate con figli affetti da gravi malattie – cui andrà il ricavato della vendita di queste bottiglie. Una solarità che nel vigneto della frazione di Losone ha appunto permesso al progetto, e dunque all’uva… di Luca di maturare a puntino.
“L’idea di creare un vino a lui dedicato ci è venuta quasi naturalmente. Luca amava quella zona, quei boschi lì attorno, dove trascorreva il tempo libero a giocare con gli amici”. Proprio uno di questi amici era Alessio, il figlio di Andrea Arnaboldi, produttore di vino ed enologo. “È appunto stato ad Andrea che è venuta l’idea di recuperare questo vigneto, rimasto incolto al decesso del suo proprietario, per farne qualcosa che potesse tornare utile per la nostra associazione. Quando me l’ha proposto, ne sono stato subito entusiasta. Anche se, da solo, non ce l’avrei mai fatta a coltivare un vigneto per ricavarne del vino: non è il mio mestiere… Ma, con le competenze di Andrea, questo piccolo grande sogno si è realizzato”.


© Domenico Chiefari

Alla ricerca di nuovi terreni

Dopo quasi un anno d’interventi, di rimessa in sesto del vigneto, il 23 settembre Andrea, Domenico e tutte le altre persone che hanno partecipato, fianco a fianco, a questo progetto si sono ritrovati per raccoglierne i frutti: la vendemmia. “A gennaio ci siamo ritrovati per la potatura, poi, regolarmente, c’erano le varie operazioni da fare: bagnarla, praticare i trattamenti necessari, posare le reti per evitare i danni causati dalla grandine e che venissero a cibarsi gli uccelli… In questi mesi non sono mancati i lavori, anche intensi, ma ogni volta che ci trovavamo qui, al vigneto, era come se si rinnovasse una sorta di magia, come se su questo fazzoletto di terreno potessimo sentire un pezzo di Luca”. Anche perché il progetto non ha coinvolto solo il papà di Luca e Andrea: “Affatto: nelle diverse operazioni ci hanno aiutato parecchie persone, amici nostri, amici di Luca, tutti desiderosi di fare qualcosa che potesse ricordarlo”.
Il vino che uscirà dalle botti tra oltre un anno – 350 litri; l’idea iniziale era di ricavarne qualcuno in più, ma poi la meteo ci ha messo lo zampino: c’è stata una grandinata che non ha provocato grosse devastazioni, ma ha comunque rovinato parte del raccolto” , rileva Andrea Arnaboldi –, però, rischia di essere un unicum: “Già… Purtroppo la proprietaria ha deciso di vendere il terreno, per cui c’è il rischio che non potremo più coltivarci l’uva. Ma quello che ci ha dato quest’esperienza, questo progetto, è stato veramente eccezionale: sarebbe un peccato se non dovesse avere un suo seguito, in un modo o nell’altro. Ecco perché, qualora non potessimo più fare capo a questo vigneto, ci stiamo già guardando in giro per trovare un terreno dove poter continuare a produrre il vino di Luca per l’associazione, e continuare a ritrovare un po’ della sua presenza tra i filari, come è stato il caso durante questi mesi qui ad Arcegno. Idealmente, soprattutto per questioni di praticità, vorremmo trovarlo nella zona: chissà…” , conclude speranzoso Domenico Chiefari.


© Domenico Chiefari

COS’È L’ASSOCIAZIONE LUCA

Luca non ha mai smesso di sorridere: “Amava la vita e, soprattutto, amava vivere. Anche dopo l’infausta prognosi, ha sempre trovato il lato positivo, sorridendo come ha potuto, fino all’ultimo: questo è l’insegnamento più importante che la sua purtroppo breve esistenza ci ha dato, ed è per metterlo in pratica che in suo ricordo abbiamo deciso di dare vita all’Associazione Luca”, racconta Domenico Chiefari. Un’associazione nata con lo scopo di assistere le famiglie confrontate con bambini affetti da gravi patologie, cercando di contribuire in un modo o nell’altro a regalar loro qualche attimo di sollievo. Finanziariamente ma non solo. “Quando un bambino è affetto da gravi problemi di salute è un dramma, per lui ma anche per tutti gli altri che gli stanno attorno. L’abbiamo provato sulla nostra pelle, e sappiamo quanto in situazioni così sia importante ogni minima forma di sostegno. Che può essere, appunto, di tipo finanziario, ma anche nello sbrigare le faccende quotidiane. Ad esempio occupandosi degli altri figli, mentre i genitori si devono assentare per assistere la persona malata, magari oltre San Gottardo, perché in Ticino non ci sono le necessarie strutture. Ecco, il mio sogno più grande sarebbe quello, un giorno, di aprire una struttura che possa accogliere anche qui da noi bambini con gravi malattie, sia per una degenza temporanea, sia, purtroppo, anche per poterli ospitare fino alla fine, in modo che possano almeno ritrovare un ambiente meno asettico di quello degli ospedali. Idealmente la chiameremmo ‘La casa di Luca’. Ma, appunto, quello per ora rimane un sogno, e per poterlo realizzare non basta l’Associazione: ci vorrebbe un impegno collettivo, di enti pubblici e privati…”. Oltre al vino, l’Associazione Luca si finanzia attraverso piccoli progetti, come la vendita di gadget fatti a mano dalle amiche di Luca (in particolare Viola per i portachiavi e Nora per i braccialetti), targhette (come quella in ceramica raku realizzata da Alessandra Derighetti, un’amica di famiglia, che riporta la famosa frase di Charlie Chaplin “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso”, che Luca aveva fatto sua), miele nostrano, banchi del dolce e mercatini. A maggio, circa un anno dopo la morte di Luca, i suoi familiari hanno pubblicato Oltre la vita: la partita di Luca (Armando Dadò Editore), un libro che ripercorre la sua vita, prima e durante la malattia, acquistabile online sul sito dell’Associazione o in diversi punti vendita del Locarnese (pure elencati nel sito). Per chi volesse saperne di più: associazioneluca.ch.


© Domenico Chiefari


© Domenico Chiefari

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