Porpora Marcasciano, una vita contro pregiudizio e discriminazione

Nata alla fine degli anni 50 nel Beneventano, l’attivista transgender è stata nominata per il Nobel per la Pace da una cordata di atenei internazionali
Di Natascia Bandecchi
Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione
Classe 1957, è nata e cresciuta nella provincia campana di Benevento che, secondo la leggenda, nel VII secolo era luogo privilegiato dalle streghe. Porpora non si può dire abbia rischiato le fiamme del rogo, ma, come la maggior parte degli attivisti, ogni tanto se l’è vista brutta. Ha lottato – e continua a farlo – per far valere i suoi diritti di essere umano e di donna transgender. Una laurea in sociologia in tasca, sin dagli anni Settanta fa sentire la propria voce e quella della comunità LGBTQ+. Nel 1979 cofonda il Collettivo Narciso (Nuclei armati rivoluzionari comunisti internazionali sovversivi omosessuali) che diventa il Circolo Mario Mieli nel 1983. Ha partecipato alla nascita del Mit (Movimento identità trans) di cui oggi è presidentessa onoraria. È autrice di numerosi saggi, un’opera teatrale ed è protagonista di vari documentari. Se non fosse abbastanza, quest’anno è in lizza per il Nobel per la Pace.
Che confusione sarà perché… – e qui, non si continua con la celeberrima strofa dei Ricchi e Poveri, ma con – non conosciamo o forse siamo anestetizzati dalle spesso vaghe e superficiali informazioni che riceviamo in continuazione? Il 31 marzo 2025 è la giornata mondiale della visibilità transgender che vuole diffondere consapevolezza sulle discriminazioni e difficoltà che le persone transgender vivono quotidianamente.
Porpora Marcasciano è attivista, ma ci tiene a sottolineare che vestire questi panni non significa difendere le persone deboli, quanto piuttosto indebolite dal sistema. «Parliamo di persone non deboli di natura, ma indebolite perché vivono in un sistema avverso. Lo ribadisco da decenni, non siamo nate in un corpo sbagliato, bensì in un mondo che non ci prevede. Le persone transgender, come altre persone considerate fragili, sono esseri umani che alcuni contesti penalizzano ed estromettono».
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Paradosso
In molti angoli dell’Occidente le persone transgender sono spesso forzate a stare ai margini della società e nel contempo possibili oggetti del desiderio. Faccenda piuttosto paradossale a pensarci bene. Nel mondo ci sono Paesi in cui le persone transgender oltre a essere discriminate, vengono aggredite, picchiate e persino uccise. «Storicamente in altre culture le persone trans o androgine erano previste e quindi incluse. Ogni persona ha sempre avuto un riconoscimento e un ruolo nei contesti abitati. Nonostante tutte e tutti indistintamente facciamo parte della stessa filiera umana, paradossalmente le persone transgender vengono spesso confinate ai margini».
Superficialità
Cinema, serie televisive, fatti di cronaca, politica, senza dimenticare l’enorme cassa di risonanza dei social, sembrano fare a gara a chi ne parla di più. L’identità di genere è il tema (ricordo che la parola svizzera del 2024 è stata “non binario”), ma, tornando alla confusione dell’incipit che apre questo articolo, non sarà troppo? «Quando a parlarne sono i media il discorso non è mai lineare e chiaro perché se ne parla per eccesso o per difetto. È chiaro che, più si delineano i diritti di questa realtà, più c’è da aspettarsi una controbattuta e un attacco. I media alle volte ne parlano in maniera troppo folcloristica e sintetica, quasi ludica e di tendenza.
Al contrario, questo eccesso va a provocare la visione opposta, quella che non ci prevede». Porpora continua affermando che una simile situazione esisteva in passato, ma in altro modo. «Oggi viviamo in una cultura patriarcale che non è stata ancora sconfitta, quindi continua a esprimersi in molte forme. Quando qualcosa sfugge di mano, in questo caso l’identità di genere, si scatenano gli attacchi: dall’Italia agli Stati Uniti passando per altri Paesi europei dove stanno prendendo terreno le estreme destre. Purtroppo si sta instaurando un forte clima di odio e i media spesso ne sono complici».
Figura di riferimento
Nella crescita di ogni individuo è fondamentale avere una o più figure di riferimento con cui confrontarsi, confidarsi, dialogare. Oggi i rapporti possono assumere forme più virtuali e a “portata di click” e, per molti giovani, potrebbero venire a mancare queste figure. Che fare? «Per me è stato fondamentale avere delle stelle polari nel mio vissuto. Le persone in carne e ossa sono state per me importantissime per un passaggio di conoscenza e di protezione. In quel momento delicato di vita è stato prezioso avere al mio fianco qualcuno che avesse già affrontato un pezzo di strada. Strada che poi percorrevamo insieme, ognuno sul proprio sentiero».
Porpora aggiunge che negli anni Settanta il mondo lo dovevano inventare. «Uscivamo da un silenzio storico, abbiamo inventato parole, concetti associati alle parole. Prima di noi c’era il vuoto riempito solo dalle carceri e dai manicomi».
Ricerca personale
La velocità – e la superficialità – nel trattare il tema dell’identità di genere può rischiare di far saltare un tassello fondamentale del percorso autoconoscitivo e affrettare processi cardine che sarebbe opportuno valutare con il giusto ascolto e con una propria ricerca personale.
«La transizione di genere – soprattutto in passato – era basata sulla ricerca personale, anche collettiva. Era un percorso in cui la persona aveva tempo di decidere, di rivedere, di correggere delle traiettorie. Oggi, complici spesso i social e la disinformazione, è come avere il punto di partenza, cioè il modello da seguire e immediatamente arrivare a destinazione, bypassando così le tappe intermedie che sono tappe necessarie di conoscenza di sé. Personalmente penso che questi siano percorsi carenti di consapevolezza privi di un approfondimento intimo. Credo che a 20 anni ci si senta in un modo, a 25, 30 e 35 in un altro, così è la vita, si trasforma. Dal mio punto di vista è importante prendersi il tempo e vivere questi percorsi sia con gioia che con sofferenza, perché entrambi sono passaggi fondamentali».
Nobel
La candidatura al Nobel per la Pace 2025 è stata un fulmine a ciel sereno per Porpora Marcasciano. «Mai l’avrei preso in considerazione, è stata una totale sorpresa: il 5 settembre scorso mi arriva un’e-mail dall’Université di Paris Cité che mi candida a questo ambito premio. Inizialmente pensai a uno scherzo, ma poi, verificata la bontà della proposta, ci misi tre giorni a rispondere, non trovavo le parole per maneggiare qualcosa di così potente. La proposta è arrivata da una cordata di atenei in tutto il mondo e posso dire che mi sento frastornata e profondamente grata».
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