‘La vita è tutta un film’ (una produzione firmata Jack Martin)

L’amore per il cinema nasce da bambino, durante le vacanze in Maremma, quando un amico di famiglia gli fa scoprire i grandi classici. Poi, 10 anni fa…

Di Keri Gonzato

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione

Quest’anno di anni ne compie 38 e da sempre ama creare storie, immaginare mondi e personaggi. Nel 2012 produce il primo film, “Sine Imperio”: da allora sono apparsi 16 cortometraggi, un progetto collettivo, un documentario e un lungometraggio appena realizzato, dal titolo “The Meeting”. Per conoscere il suo lavoro guardate “Mr. G”, che parla del cinema come spazio, un luogo per lui sacro. Oppure “Uppercut” (2018), che gli ha dato il premio come miglior regista a un festival di Las Vegas. E infine “Girl & Bicycle”, un progetto più intimista e personale girato durante il primo lockdown.

Fisicamente cresce in Ticino ma il suo cuore si sviluppa a Hollywood. Jack Martin è un regista autodidatta: “Masticando pellicole nelle sale dei cinema ho imparato i trucchi del mestiere e mi sono innamorato dei film d’epoca”. Oggi Jack Martin vive e lavora tra Tesserete e Milano, dove un anno fa ha spostato la sua casa di produzione cinematografica. Quest’anno la Goodfellas Motion Pictures festeggia dieci anni. Un’avventura condivisa con l’amico da 21 anni e “partner in business crimes” Alessandro Zaffino. Assieme hanno co-scritto e messo in scena un numero notevole di storie, lungometraggi e corti per il piccolo e il grande schermo. “Il mio desiderio era quello di vedere il cinema e le sue declinazioni crescere in Ticino, ma purtroppo io e le istituzioni cinematografiche locali sembriamo non parlare lo stesso linguaggio”, racconta il regista e produttore. “Finalmente nel 2021 ho fatto il grande salto spostandomi in Italia. Dico finalmente perché, nel tempo di un anno, si sono mosse più cose che in un decennio sul suolo elvetico”. A inizio 2021 producono il primo corto italiano diretto da un regista di Rimini che vince 16 premi internazionali e viene selezionato da oltre venti festival. E a dicembre c’è stata la prima mondiale di The Meeting, l’ultimo film di Jack Martin, allo Shock Festival di New York.


© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

La fine delle sale

Dopo un percorso tortuoso in Ticino, è bello parlare dei nuovi progetti di Jack nella nuova sede italiana. Una Milano che negli ultimi anni ha vissuto una riqualifica tornando a essere una metropoli vivace e interessante a livello culturale. “Vivendola sto scoprendo i suoi segreti, c’è il Cimitero Monumentale che è uno spettacolare museo a cielo aperto; poi ci sono le stradine discoste dove mi portano gli amici, i Navigli secondari e avanti così”. Tra le cose che più apprezza, ovviamente, ci sono le vecchie sale di cinema che frequenta assiduamente. “In Italia sono state protette, a differenza di quanto accade alle nostre latitudini”. Nel 2010, passando davanti al Cinema Corso di Lugano e vedendolo chiuso, decise di dedicargli un corto immaginando la storia di una persona che si vede costretta a chiudere la sua sala. Nasce così il suo film feticcio Mr. G, filmato al cinema Lux e al Cittadella 2000, che purtroppo si è rivelato premonitore, visto che qualche anno dopo la sala è stata rasa al suolo. “In Ticino la speculazione edilizia e la mancanza di una politica di protezione adeguata, purtroppo, stanno portando a polverizzare il nostro patrimonio architettonico”, aggiunge e certo è difficile non essere d’accordo con lui.


© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

Fermati, guarda e osserva

La passione per il cinema è una di quelle forze ineluttabili e travolgenti per il regista… Alle Elementari inscenava i film di Leone con i playmobil e le musiche di Morricone, alle Medie è passato a “giocare” con le cassette VHS e le prime videocamere. “Siccome all’epoca si registrava su nastro, filmavo in una sequenza unica, evitando quindi il montaggio”. Da allora non ha mai smesso e, dopo gli studi in Lettere e Filosofia, dedica ogni momento libero all’arte cinematografica. Durante gli anni del liceo ha sviluppato l’amore collaterale per la letteratura. “Passavo le pause a leggere libri e a prendere note sul mio taccuino quando arrivavano un’idea, un pensiero sulla vita o altro”, ricorda. “Non ero timido quanto piuttosto chiuso, interessato al mio mondo interiore e preso dalla dimensione del sogno e della fantasticheria”. Non si interessa agli altri, non tanto per supponenza, quanto piuttosto perché non trova con chi condividere la sua sensibilità e i suoi interessi. La sua vita sociale all’epoca era meno personale e più gruppale, ricorda le serate in banda a bruciare il tempo… Le cose sono cambiate quando si è trasferito a Firenze per studiare Lettere e Filosofia. Nell’ambiente universitario italiano trova una dimensione più sua e delle amicizie affini, alcune delle quali permangono tutt’oggi. Di natura introspettiva, è portato naturalmente a osservare il mondo per interpretarlo a modo suo. “Ricordo quando il professore di Storia della Musica a Firenze ci disse che, quando sei bloccato a livello creativo e non sai cosa narrare, la cosa migliore è sedersi in un treno e osservare le persone immaginandosi le loro vite, i loro giardini segreti”. Nella vita dell’artista, il reale è sempre stato uno spunto per raggiungere il fantastico.


© Ti-Press / Pablo Gianinazzi


Dal set del film “The Meeting”

Mostrare e incuriosire

Jack Martin è un regista autodidatta, il suo studio è avvenuto nelle sale cinematografiche. “Andare al cinema fa parte della mia quotidianità, masticando pellicole ho imparato i trucchi del mestiere definendo il mio debole per i film d’epoca che trovo particolarmente intriganti”. Oggi, con la Goodfellas si sta occupando di nuovi progetti tra cui un lungometraggio in costume. Le collaborazioni con il territorio italiano sono fiorite e il team ora conta professionisti di Rimini, Napoli e Roma. A livello personale, Martin sta coltivando dei progetti più intimisti, in particolare una serie di ritratti dedicata all’universo femminile. La pandemia non lo ha fermato, anzi, con il primo lockdown la sua casa di produzione ha prodotto più degli altri anni. “È un momento di rinascita per me, positivo e creativo, con quest’apertura geografica e culturale si stanno muovendo molte cose e non vedo l’ora di portare queste storie sugli schermi là fuori”, conclude. “Per me l’importante è poter sperimentare, volgere sempre lo sguardo verso qualcosa che mi possa stimolare e incuriosire. In fondo il cinema è proprio questo, come diceva Fellini: ‘Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare’ “.

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