Quell’America a due facce

I destini incrociati del Grande Gatsby e le morti di Sacco e Vanzetti.

Di laRegione

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, disponibile anche nelle cassette di 20 Minuti per tutto il fine settimana.

 

Siamo a Long Island nel 1925, fra le ville di lusso e l’Atlantico. Sono i «Roaring Twenties» e qua la giornata si passa fra fuoriserie, partite a tennis, martini cocktail di quelli fatti bene. Ma c’è una lacrima dentro a tutto quel gin: quella del milionario Jay Gatsby – il «grande», come lo chiama il suo vicino. Lo squarcio in quel tableau troppo-bello-per-essere-vero lo fanno un amore impossibile e un torbido passato. Tutta roba da polpettone,
se a scrivere non fosse Francis Scott Fitzgerald. Uno che sulla pagina distilla le lotte coi suoi demoni, dalla bottiglia al terrore per il suo stesso successo.
Da Long Island non si vede ma in quegli anni c’è anche un’altra America, fatta di discriminazioni, miseria, repressione. Il malcontento monta, ogni tanto parte una pallottola. Come quella che a Braintree, Massachusetts, fredda un contabile. Ci vanno di mezzo Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, che si beccano la sedia elettrica. Uniche colpe: essere anarchici, ed essere italiani. La storia la racconterà al cinema, nel 1971, Giuliano Montaldo. Il suo Sacco e Vanzetti rimane in testa soprattutto per due cose: il volto del taciturno Gian Maria Volonté, scolpito nel legno, e la colonna sonora di Ennio Morricone e Joan Baez, che ti fa venir voglia di correre fuori e unirti alla rivoluzione.

 

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