Abilità e dipendenze

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Di laRegione

C’è chi di problemi non se ne fa e vede di buon occhio smartphone & tablet in mano ai figli in età materna ed elementare. Le motivazioni sono piuttosto comprensibili: sono strumenti del presente, perché non lasciare ai più piccoli la possibilità di sperimentare un’esistenza nel mondo di oggi e degli anni a venire? Altri adulti qualche problemino se lo pongono e alcuni di questi interrogativi vengono approfonditi nel contributo di apertura, nel quale Mariella Dal Farra evidenzia l’importanza della scrittura a mano quale strumento essenziale di sviluppo per i ragazzi. E non solo legato alla «bella calligrafia», una volta spauracchio per i tutti gli allievi. Qualche anno fa fecero scalpore le dichiarazioni di Steve Jobs – lo scomparso fondatore di Apple – sull’uso che in famiglia si faceva di computer e affini: «Cerchiamo di ridurre al minimo la quantità di  tecnologia che i nostri figli possono usare», aveva ammesso in un’intervista. Il biografo Walter Isaacson conferma che la sera Jobs faceva in modo di cenare con la famiglia nel grande tavolo della loro cucina, discutendo di libri e storia «e una varietà di cose». Il genio dell’informatica non era il solo nella Silicon Valley a pensarla così, altri ancora oggi lo seguono. Ma quali sarebbero i rischi nell’uso precoce di strumenti informatici? Aumento della tendenza all’acquisto di impulso, diminuzione della capacità di attesa e attentiva,  tendenza all’isolamento nel tempo libero, incapacità di gestire la noia e avvio di una dipendenza portandosi con sé gli apparecchi ovunque. Insomma, quanto basta per porsi qualche domanda.

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