Il Nuovo Ticino7. Settimanale della Svizzera italiana.

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di Giancarlo Fornasier

Passaggi di civiltà

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Edizione Nr. 4 25 January 2019

La triste vicenda della signora di Gudo che pochi giorni fa ha perso la vita in prossimità delle strisce pedonali ha sollevato gli immancabili interrogativi sul rischio che corrono i pedoni nell’attraversamento della strada. Tema che, in un cantone ad altissimo tasso di immatricolazione, sorprende non venga sollevato più spesso. Inutile scrivere che sulla dinamica di quest’ultima tragedia saranno le autorità a fare chiarezza e, naturalmente, non pochi automobilisti punteranno il dito su comportamenti da veri kamikaze di alcuni utenti non motorizzati. Ma chi si muove a piedi conosce bene i rischi del mestiere e in giro per il cantone gli esempi di luoghi «pericolosi» dove attraversare il campo stradale meriterebbero una bella app per smartphone. Personalmente ne segnalo un paio, a cui mi sono particolarmente affezionato. Il primo si trova a Bellinzona, nel retro del Teatro Sociale, lì dove le strisce pedonali tagliano via Dogana: saranno i posteggi laterali e la scarsa visibilità, ma la probabilità che qualcuno si fermi per lasciarti passare sovente non raggiunge il 50%. Con l’imbrunire, poi, le cose peggiorano, e non è raro doversi fermare per non venire travolti. A Biasca, davanti alla stazione FFS, sono due le «zebre» sulla cantonale a protezione dei pedoni e della loro incolumità; se vi trovate in quella più a nord, soprattutto la sera, meglio non contiate sul rispetto delle norme della circolazione, potreste rimanere delusi. E guardati con disapprovazione: «Ecco, mi è pure toccato frenare...», li vedi imprecare dietro al finestrino. E via a tutto gas.