Il Nuovo Ticino7. Settimanale della Svizzera italiana.

L'edizione corrente

di Lorenzo Erroi

Dipendenze

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Edizione Nr. 14 05 April 2019
Se pensate che un numero dedicato al motore a scoppio sia una contraddizione, in tempi di urgenti preoccupazioni ambientali, avete ragione. Ma è la stessa contraddizione che segna il ruolo dell’automobile nella nostra società: nelle pagine che seguono, cerchiamo di capirci qualcosa in più. Perché l’auto è inquinante e stressante, sì, ma per alcuni resta imprescindibile. Per altri è addirittura una dipendenza. Mi ci metto per primo. Finché non mi farete sputare un rene per un litro di diesel, dubito che sacrificherò una comodità i cui costi privati, per ora, non superano i benefici. Ma non è solo quello. È che a differenza dei più giovani, che anche in questo mi paiono più maturi, per me l’auto resta un modo di vivere – se suona ridicolo, è perché lo è –, un’attività ipnotica e liberatoria. Mi piace farmi massaggiare le terga dal motore e dalla strada, sentirmi solo fra i molti. Mi sento addirittura al sicuro, per dire quanto divento irrazionale appena giro la chiave nel cruscotto. Mi rilassa perfino il traffico, avere la scusa per insultare qualcuno, urlare tutti i peggiori stereotipi sugli olandesi con la roulotte, su quelli che portano il Cayenne come un’Apecar, su chi guida col cappello. Tanto non mi sentono. E poi posso usare l’auto come una discarica, cartacce calzini marci e borse della piscina: insomma come ultimo bastione di quell’abiezione che mi viene impedita, a casa, dalla vita di coppia. Rattoppare il mondo passa anche dal rammendare questi viziacci. Ce ne vorrà.