Il Nuovo Ticino7. Settimanale della Svizzera italiana.

L'edizione corrente

di Giancarlo Fornasier

Biodiversità, a parole

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Edizione Nr. 20 17 May 2019
Le ultime notizie dal fronte dell’ambiente non sono delle migliori. Secondo un recentissimo studio dell’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) dell’ONU staremmo assistendo a un rapido deterioramento della biodiversità a livello globale, che nello stesso rapporto viene indicata come «senza precedenti». «Più di un terzo della superficie terrestre del mondo e quasi il 75% delle risorse di acqua dolce sono ora destinate alla produzione di colture o bestiame e circa un milione di specie animali e vegetali, come non si era mai verificato nella storia dell’umanità, rischiano l’estinzione». Di fronte a questi allarmi di portata planetaria spesso ci si chiede quale colpa avremmo noi, innocui cittadini di periferia, se ci sono meno varietà e specie di piante, insetti, uccelli e mammiferi. In verità, anche piccoli ma diffusi comportamenti fanno la differenza e complicano la vita di chi condivide con noi l’ambiente. Per esempio, l’utilizzo nei giardini di quegli ingegnosi ma temibili robot-rasaerba che 24 ore al giorno brucano e macinano qualsiasi cosa cresca oltre il «consentito» (3-4 cm). Un’azione costante che elimina in particolare i fiori spontanei, trasformando il prato in un asettico tappeto verde. Per alcuni bello alla vista, ma povero di biodiversità. Le api certo non ringraziano e la natura ci ricorda che sarebbe buona cosa lasciare una piccola parte del nostro Eden più «selvaggio» (bastano pochi metri quadrati). Un invito inserito anche nel progetto «Charta dei Giardini» del WWF (wwf-si.ch).