Il Nuovo Ticino7. Settimanale della Svizzera italiana.

L'edizione corrente

di Fabio Martini

Vizio di forma

Leggi l'epaper
Edizione Nr. 38 22 settembre 2017

Una delle figure che hanno segnato la letteratura e il cinema del «secolo breve», è certamente quella del detective privato. Se Sherlock Holmes e gli investigatori di fine ottocento appaiono freddi e misogini, permeati dal pensiero positivista e da una fede cieca nelle possibilità della scienza, con il novecento l’immagine del detective muta profondamente. Spesso è un ex poliziotto mal tollerato dai suoi colleghi di un tempo, con uno o due matrimoni falliti alle spalle, non di rado dedito all’alcol e a una certa generale sregolatezza. Di fatto un solitario con l’attitudine al sentimentalismo e a subire il fascino di donne ambigue e viziose, il detective privato si è trasformato in un cliché che ha però la capacità di non stancare mai. Camaleontico ma sempre se stesso – lo abbiamo visto nei panni di Sam Spade, Philip Marlowe (interpretato da attori come Dick Powell, Humphrey Bogart, Robert Mitchum, Eliot Gould), del brutale Mike Hammer, nato dalla penna di Mickey Spillane, del pynchoniano Larry Doc Sportello o dello spagnolo Pepe Carvalho – giunge alla verità per vie oscure e a volte semplicemente intuitive. Ed è proprio la scoperta della verità a rassicurarci, perché nella realtà, a quanto i dati indicano, i colpevoli la fanno spesso franca. Che avesse ragione il nostro Friedrich Dürrenmatt?

Seguici sui social

Le nostre rubriche