Il Nuovo Ticino7. Settimanale della Svizzera italiana.

L'edizione corrente

di Giancarlo Fornasier

Una questione pubblica

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Edizione Nr. 52 28 December 2018

Ho sempre pensato che il profondo fastidio (quasi viscerale) che ancora oggi molte persone nutrono nei confronti di chi ha orientamenti sessuali che non rispecchiano il classico schema uomo-donna nasca sovente da una confusione di fondo, non di rado dettata da mitologie, dicerie e discorsi da bar dopo la quinta birra: ovvero, scambiare l’omoaffettività – maschile o femminile che sia – con le devianze sessuali e le depravazioni. E naturalmente, essendo quello dell’amore tra persone dello stesso sesso un universo ai più sconosciuto, avvolto da «sentito dire» e falsi miti, la fabbrica delle paure e delle minacce per le fondamenta della civiltà/società e dei suoi pilastri – la prosecuzione della specie e la famiglia – sforna teorie dai toni cupi. Certo, tra bassi tassi di natalità, matrimoni gay, uteri in affitto, adozioni e affidi le questioni si fanno etiche e morali. Ma sarebbe già un notevole passo avanti convincersi che: 1. l’omoaffettività non è un’invenzione moderna (antico Egitto e greci insegnano) e da allora nessuna civiltà è scomparsa per colpa di uomini o donne che amavano persone dello stesso sesso. Sono le carestie e le guerre che annientano le popolazioni; 2. se molte società occidentali e tecnologicamente avanzate si confrontano con preoccupanti invecchiamenti della popolazione, le soluzioni vanno trovate a livello politico, per esempio garantendo a coloro che decidono di costruire una famiglia («classica» oppure «arcobaleno») e avere dei figli la possibilità di vivere dignitosamente e senza dover elemosinare aiuti statali.