Il Nuovo Ticino7. Settimanale della Svizzera italiana.

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di Giancarlo Fornasier

Una coca cola senza ghiaccio!

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Edizione Nr. 28 14 luglio 2017

Dopo due settimane trascorse al mare, tra sabbia finissima, gelati, granite, aperitivi e cocktail a qualsiasi ora del giorno e della notte, torni a casa e scopri che in Inghilterra il ghiaccio usato in tre popolari catene di caffetterie «contiene preoccupanti quantità di batteri fecali». Ovvero, «sporcizia» di varia natura e origine. In uno slancio di autolesionismo continui a leggere e scopri che il ghiaccio non è un alimento sterile e il processo di congelamento dell’acqua non produce la scomparsa degli agenti infettanti, ma solo la loro attenuazione. Per questo il rischio di contaminazione può essere anche molto alto, sia in fase di produzione sia di conservazione dei cubetti. Ma non è tutto: nel portale online della rivista Focus si fa notare che il ghiaccio non dovrebbe essere il solo accusato di possibili contaminazioni: nella lista andrebbero aggiunti «le noccioline, le patatine e tutto ciò che fa da protagonista, per esempio, a un happy hour qualunque», nella mondana Londra come in ogni altra città del mondo. E che dire dei carrelli della spesa, di monete e banconote, di tavoli e sedie nei locali pubblici, delle pompe di benzina, dei bancomat? Va beh, dai, beviamoci su qualcosa: meglio se un bel tè. Caldo, naturalmente.

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