Il Nuovo Ticino7. Settimanale della Svizzera italiana.

L'edizione corrente

di Giancarlo Fornasier

«Tanti auguri e figli (maschi)»

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Edizione Nr. 19 12 maggio 2017

In una famiglia ticinese oggi ci sono, in media, meno di due figli. Solo tre decenni fa non era raro trovare ancora nuclei composti da cinque/sei persone, per la gioia della piramide della popolazione e delle assicurazioni sociali, che potevano contare su futuri contribuenti per rimpolpare, tra le altre, anche la povera AVS. Con società e stili di vita che cambiano radicalmente, in molti casi i costi per mantenere i figli non sono più supportati da stipendi che permettono a un solo genitore di sfamare una famiglia numerosa. Ma forse c’è dell’altro. Oggi mamme e papà sembrano manifestare livelli di stanchezza, stress e capacità di sopportazione apparentemente inferiori rispetto al passato, e le famiglie entrano in crisi per problemi organizzativi (leggi vacanze estive) e di distribuzione dei compiti che diventano, a volte, montagne invalicabili. E allora c’è chi si ferma al primo pargolo, già logoro dell’esperienza sin lì maturata. Ma perché? I genitori «di una volta» erano meglio preparati e più aperti al dialogo, tra loro e con i figli? Certamente no. I problemi stanno altrove, per esempio, nella complessità che il mondo globalizzato e iperconnesso ha raggiunto: troppi stimoli e «distrazioni» che nei paesi più avanzati hanno minato anche le fondamenta, come avere dei figli e garantire la prosecuzione della specie. Ma le società con tassi di natalità inesistenti sono anche comunità e culture destinate a sparire, sostituite da altre. Un aspetto sul quale anche la politica dovrebbe riflettere maggiormente.

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