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di Fabio Martini

Il colpaccio dei «copioni»

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Edizione Nr. 10 10 marzo 2017

I «copioni» sono Bobby Murphy e Evan Spiegel, ex studenti dell’Università di Stanford, in California. Nel 2011 hanno lanciato Snapchat, una app oggi popolare fra i giovanissimi che consente di postare video e immagini per un breve arco di tempo (massimo 24 ore), dopodiché scompaiono. L’obiettivo iniziale era quello di disporre di un sistema per copiare i risultati dei compiti universitari senza lasciare traccia del misfatto. Da qualche giorno Bobby e Evan sono balzati agli onori della cronaca in quanto proprietari miliardari della società Snap Inc. che ha debuttato a Wall Street raggiungendo in breve tempo una capitalizzazione di oltre 33 miliardi di dollari, la quotazione più alta mai raggiunta da una società hi tech. L’aspetto bizzarro della faccenda è che ad oggi Snap Inc. ha fatturato ben poco ma, a quanto pare, promette bene: qualche anno fa Mark Zuckerberg (patron e fondatore di Facebook) ne aveva tentato l’acquisto con un’offerta di tre miliardi di dollari che fu però respinta con sdegno. Le perplessità espresse da media e analisti sono molte e riguardano soprattutto la sopravalutazione del titolo in relazione ai rischi associati allo sviluppo della società. Ma non era accaduto lo stesso con Facebook e Google?

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