Il Nuovo Ticino7. Settimanale della Svizzera italiana.

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di Giancarlo Fornasier

È la solita musica

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Edizione Nr. 24 16 giugno 2017

I padri dei nostri padri vedevano le prime icone del rock americano come dei debosciati senza arte né parte: inneggiavano alla promiscuità, erano i cantori delle prime esperienze sessuali e della fuga dalla campagna verso la città. Si muovevano come primati e ballavano a ritmi indiavolati: la «vera musica» era ben altra cosa, sostenevano gli adulti degli anni cinquanta. Poi sono arrivati i sessanta: meglio Lennon & compagni oppure quei «teppistelli arroganti» degli Stones? Poco importava alla generazione precedente, che elevava Sinatra ed Edith Piaf a modelli artistici inarrivabili. La comparsa di Pink Floyd, Led Zeppelin e Stooges non ha migliorato il rapporto tra padri e figli: oltre all’alcol anche le droghe pesanti? Vada per la dubbia sessualità di Bowie, ma che dire del punk? Ai genitori dei ragazzi con le spille da balia alle orecchie, indole autolesionista e cultori di canzoni fatte di tre accordi non restava che scuotere la testa. Sconsolante. E che dire del confronto Claudio Villa-Lucio Battisti o della Vanoni oggi «contro» Emma?
I primi sono sempre meglio dei secondi, perché «una volta era meglio di oggi», un tempo era tutto più bello e «anche la musica era un’altra cosa». O forse, adesso come allora, era semplicemente musica, fatta per divertire, riflettere, innamorarsi, viaggiare. La nostra fortuna è che oggi possiamo ascoltare di tutto, il vecchio e il nuovo. E con un pizzico di curiosità scoprire che la musica «di qualità» esiste ancora, magari sotto forme a noi poco conosciute.

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